• 19 Febbraio 2020

Brexit suspence, forse vado ma probabilmente resto

L’economia britannica e non soltanto vuole che la Gran Bretagna resti nell’Unione europea. Mercati e “bookmakers” scommettono sulla sconfitta della Brexit, la sterlina registra la migliore prestazione giornaliera dal 2009, e industria dell’auto e persino la Premier League si schierano contro l’uscita. L’Ue è un affare.

Per gli allibratori, che hanno sempre creduto nella permanenza, la probabilità di un divorzio da Bruxelles si è abbassata ulteriormente: la scorsa settimana Bet Fair dava una vittoria della Brexit al 42%, ieri al 22%. E Ladbrokes ha fatto sapere che solo nella giornata di ieri il 95% dei soldi scommessi sono per Remain.

In tempi di europei di calcio, nel Paese che il foot ball l’ha inventato, il premier Cameron ha ricevuto un ‘assist’ dal presidente della Premier League Scudamore, per il quale la Brexit sarebbe un vero autogol. Contro Exit, anche aziende della portata di Jaguar, Land Rover, Toyota, Bmw e Vauxhall. Ruote senza confini.

Sul fronte avverso invece una defezione: l’euroscettica storica Sayeeda Warsi, esponente di spicco dei conservatori, che ha accusato la campagna Leave pro-Brexit di spargere «bugie, odio e xenofobia». Partita lacerante -l’omicidio di Jo Cox- sui temi che dividono, dall’immigrazione alla sovranità e all’identità nazionale.

Cameron, l’uscita dall’Ue provocherebbe 10 anni di “debilitante incertezza”. Per il premier, «La visione di Farage, o invece una Gran Bretagna tollerante e liberale, un Paese che non dà la colpa dei suoi problemi ad altre persone, che non si tormenta per il passato, ma guarda al futuro con speranza, ottimismo e fiducia?».

Rischi della partita e partita a rischio, insiste Cameron. «In caso di un voto favorevole alla Brexit, prevista una “possibile recessione” che lascerebbe il Paese “permanentemente più povero”. I prezzi alti, i salari più bassi, pochi posti di lavoro, poche opportunità per i giovani…  Come potremmo votare per questo?».

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