• 21 Febbraio 2020

Jihad via Internet e terrorismo live streaming

Larossi Abballa è uno jihadista che abita a pochi km da una coppia di poliziotti francesi, marito e moglie, a Magnanville. Penetra nella loro casa e li uccide. Poi accende il computer e si collega a Facebook, scegliendo la nuova applicazione “Facebook Live”, che trasmette video in diretta streaming di dodici minuti. Aballa è accanto ai cadaveri delle sue vittime, spiega le ragioni del suo gesto e incita i musulmani francesi a compiere attentati. Viene ucciso dalle forze speciali.

Larossi Abballa
Larossi Abballa

Abballa era un seguace di Mohammed Merah, un terrorista che aveva seminato il panico a Tolosa nel 2012. Merah aveva filmato le sue azioni, dall’assassinio di soldati francesi di origine musulmana fino all’uccisione di bambini in una scuola ebraica. Usava le GoPro, telecamerine ultratecnologiche che possono essere attaccate a varie parti del corpo. Un altro jihadista, Yassin Salhi, è entrato nella fabbrica di Lione in cui lavorava e ha ucciso il suo capo, lo ha decapitato, ha inviato le foto della testa mozzata ai suoi amici che combattevano nelle file dello Stato Islamico in Siria.

Anche per questa generazione di jihadisti se qualcosa “non è su Internet non esiste”. Quindi tutto va postato, soprattutto se è macabro e violento. Ma non è solo un atteggiamento dei terroristi: in Francia un mese fa ha destato scalpore il caso di una ragazzina che ha trasmesso il suo suicidio tramite il servizio di live streaming che si chiama Periscope.
Gli hooligans russi che in Francia combinano sfracelli agli europei di calcio si recano agli scontri usano la telecamerina GoPro e poi scaricano i filmati su internet.

Le milizie irachene che combattono l’Isis scaricano su Instagram foto di miliziani del califfato catturati, chiedendo online come si preferisce che vengano uccisi. E arrivano sempre centinaia di suggerimenti.
I video diventano immediatamente virali. E ormai poco si può fare, o anche solo immaginare, di intervenire nel moderno Far West di Internet, sapendo che non si possono escludere, anzi, derive ancora più agghiaccianti.

Daniele Protti

Daniele Protti

Daniele Protti, è giornalista di lungo corso e di nobile mestiere: direttore de Il Quotidiano dei Lavoratori, poi a Il Globo, Il Messaggero, a L’Europeo (direttore del settimanale del 1995, della rivista dal 2000 al 2013). Ora rema contro assieme e noi.

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