sabato 20 luglio 2019

Allarme America, Fbi e intelligence sbagliano tutto

I retroscena sconcertanti della mattanza di Orlando, dove un terrorista “fai da te” ha ucciso una cinquantina di persone. Gli agenti sono intervenuti tardivamente. “Se le più famose agenzie di intelligence funzionano come l’ultimo dei bar-tabacchi, allora nella nostra società ci dev’essere molto di sbagliato”

Se fosse un gioco diremmo subito che le carte sono truccate. Purtroppo gioco non è, perché il sangue scorre a fiumi e le poche certezze con cui questa società malata di inizio millennio pensava di convivere si vanno sbriciolando, come vecchi biscotti ammuffiti. Col terrorismo internazionale, Orlando docet, piaccia o no, siamo tutti in trincea. Anzi, sul fronte più incandescente della battaglia. Non è scoppiata la terza guerra mondiale, certo, ma ci troviamo nella terra di nessuno.

Una “no man’s land” che assomiglia tanto ai fotogrammi finali del capolavoro di Lewis Milestone, “All’ovest niente di nuovo”, quando il fantaccino allunga la mano per raccogliere una farfalla e viene fulminato da un cecchino con una fucilata in testa. Punto. Anche la vita e la morte oggi si mescolano così, senza senso. Si viene massacrati senza un perché, in posti dove tutti penserebbero di essere strasicuri.

Si viene massacrati, perfidamente, in momenti di svago, quando la guardia è più bassa. E il nostro cervello rifiuta di capire. Non c’è logica, in quella che gli esperti, gli psicologi di massa, chiamano “dissonanza cognitiva”. Per tirare avanti ci fabbrichiamo una campana di vetro e c’infiliamo là dentro, pensando che le cose debbano capitare sempre agli altri. Fino a quando non arriva il primo jihadista psicolabile a fracassarci, a mazzate, il precario rifugio di cristallo, riportandoci, con gli interessi, alla realtà più bieca e trucida.

Signori, il terrorismo, è tautologico, si nutre, si autoalimenta proprio di questo. Se poi noi gli diamo anche una mano, allora siamo perduti. Nei rapporti con l’Islam l’Occidente ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Ha preteso di “esportare” una cosa inesportabile: la democrazia. Un principio strettamente legato alla nostra storia e alla nostra cultura ma che, non per questo, deve andare sempre e comunque bene per tutti.

Di più. Questo “nobilissimo” scopo ne mascherava altri, ben più meschini. Strategie che hanno soltanto a che fare con il registratore di cassa e con la volontà di potenza. Un concetto nietzschiano, largamente applicato all’imbianchino coi baffetti, ma che potrebbe benissimo bollare un’altra caterva di palloni gonfiati, che hanno prosperato (e prosperano) ai vertici delle ex potenze coloniali. E anche degli Stati Uniti. Oggi il sangue degli innocenti ricade su codesti personaggi.

A Orlando un killer che sembrava scappato (visibilmente) da un manicomio, ha potuto comprare un arsenale: un fucile mitragliatore e una micidiale Glock austriaca. Pistola famosa, perché fabbricata in plastica pressofusa e non rilevabile dai metal detector. Obama ha voglia di minimizzare. Ma il terrorista in “franchising” era stato fermato due volte dall’Fbi. Era segnalato. Eppure è potuto entrare senza problemi in un negozio, scegliersi legalmente l’arsenale che voleva, e pagarlo per poi andarsene a zonzo a caccia di vittime.

Giunto sul luogo del massacro ha telefonato alla polizia, dicendo ciò che stava per fare e dichiarando la sua fedeltà all’Isis e al “Califfo”. Messa così siamo perduti. Se le più famose agenzie di intelligence funzionano come l’ultimo dei bar-tabacchi, allora nella nostra società ci dev’essere molto di sbagliato. Ed è l’ora di prenderne atto. Gli Stati Uniti, anziché “esportare” il verbo dei padri fondatori, farebbero meglio a riflettere sulle rogne che stanno regalando al pianeta. L’una dopo l’altra.

L’ex “poliziotto del mondo”, come lo definiva anche il Council on Foreign Relations, è diventato un elemento di disequilibrio (“asimmetria”, fa più fino) e suoi 007 non sono altro che degli impiegati statali. Insomma, ci siamo capiti: chi guida il pullman non ha manco la patente per portare un motorino. Obama dice che il killer ha preso un colpo di sole? Gli israeliani non la pensano così. Gli americani sono stati semplicemente degli incapaci. Hanno aspettato tre ore fuori dal locale preso di mira prima di intervenire, mentre il terrorista girava stanza per stanza a uccidere, con somma indifferenza, più persone possibili, manco fossero conigli.

Omar Mateen aveva tutte le caratteristiche del potenziale terrorista. Storia personale e familiare (il padre è un noto supporter dei talebani), frequentazioni molto sospette (in una moschea dove i gay erano additati al pubblico ludibrio), viaggi fatti alla Mecca, relazioni “questionable” (il suo migliore amico si è fatto saltare per aria, in Siria, durante un attentato suicida) e un passato di violenze (pestava regolarmente la moglie) e di visioni estremistiche (era un aggressivo agente di sicurezza).

Fatti i conti e tirate le somme, per l’Fbi, tutto sommato, era un buon diavolo, forse un po’ esaltato. In fondo, se fosse stato pericoloso, dicono a un Obama in preda alle convulsioni e con la bava alla bocca, anziché limitarsi ad accoppare 100 persone (50 morti e altrettanti feriti) si sarebbe procurato una bomba atomica sporca. Insomma, farfugliano alla Casa Bianca, ci è andata quasi di lusso.

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