martedì 25 giugno 2019

Jihadisti in franchising. Così Isis ha cambiato la filosofia dal terrore

QUASI PREVEGGENZA SU QUANTO ACCADUTO NELLA NOTTE A PARIGI. Una volta il Ramadan era considerato un mese di tregua, oggi è vero il contrario. Isis avrebbe lanciato il segnale atteso ai lupi solitari, i terroristi in sonno. Potenziali killer di massa, spesso senza collegamenti stabili o continui con le centrali del terrore. Terroristi in “franchising”. Agiscono da soli, e subito dopo l’Isis si limita a mettere il suo “marchio di qualità” su qualsiasi attentato.

Il massacro di Orlando in Florida, non “apre”, ma conferma scenari inquietanti. Già da un anno i servizi segreti occidentali (ma anche l’Fsb russo) hanno cambiato idea sul rapporto tra Ramadan (il mese sacro dell’Islam, cominciato il 6 giugno) e terrorismo. Prima si pensava, tutto sommato, di assistere a un periodo di tregua: la finestra di tempo più a rischio era considerata quella immediatamente successiva alla fine del digiuno.

Oggi, invece, dopo le “novità” dell’anno scorso, gli 007 di mezzo mondo sudano freddo. E’ accaduto infatti che, sovvertendo ogni “consuetudine”, uno dei leader dell’Isis, Abu Mohammad al-Adnani, abbia lanciato un appello a tutti i militanti invitandoli a compiere sanguinosi attacchi terroristici proprio durante il mese sacro. Secondo diversi analisti, la scelta intenderebbe marcare un’ulteriore differenza tra l’universo sunnita e gli sciiti.

L’anno scorso i jihadisti hanno colpito, a raffica, in Tunisia, Siria e Kuwait. Quest’anno hanno cominciato con la Giordania, proseguito con Damasco e inferto un colpo scioccante in Florida. La svolta strategica imposta dal “Califfo” era risaputa nell’ambito dei Servizi di sicurezza, che si aspettavano (e si aspettano ancora, è meglio dirlo chiaro) una mazzata nel Vecchio Continente. Magari durante gli Europei di calcio.

Secondo gli israeliani, la “centrale” del terrore islamico è a Raqqa, dove opererebbe una cellula di “ingegneri” della morte. Si tratterebbe, tra gli altri, di ex ufficiali dell’intelligence di Saddam Hussein, la Mukhabarat, la sua polizia segreta e di “tecnici” provenienti da al-Qaida. Questo è uno dei motivi per cui gli americani non vedono l’ora di prendere Raqqa e disperdere gli architetti del terrore.

Più in generale, la paura si taglia col coltello. L’Isis, infatti, avrebbe lanciato il segnale atteso ai “lupi solitari”, i terroristi “in sonno”. Quelli della porta accanto. In genere si tratta di elementi “borderline”, segnalati nel passato, ma poi “mollati” dai segugi dell’Intelligence occidentale. Come Omar Mateen, capace di ammazzare 50 persone in un paio d’ore.

Questi potenziali killer di massa, spesso non hanno collegamenti stabili o continui con le centrali del terrore. Operano, per dare un’idea, quasi in “franchising”. Agiscono da soli, insomma, e subito dopo l’Isis si limita a mettere il suo “marchio di qualità” su qualsiasi attentato. Quando funziona così, la prevenzione è, di fatto, pressoché impossibile.

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