La regina fosforescente e la Gran Bretagna sulla porta.
Exit o non exit?

La Gran Bretagna festeggia i 90 anni della regina Elisabetta, più color pastello che mai prima, e contemporaneamente litiga in casa per decidere se le conviene rimanere nell’Unione europea, ma senza Euro, sia ben chiaro, o se isolarsi ancora di più allargando la Manica. Cosa accadrebbe se il Regno Unito esce dall’Unione europea. Regno unito fin che dura, perché la Scozia e l’Irlanda, o il Galles, potrebbero scegliere il Brexit alla rovescia. Uscire loro dal regno di Elisabetta regina fosforescente.

Molte le incognite sull’addio all’Europa. Secondo gli specialisti, il Regno Unito rischia la svalutazione della sterlina e la fuga dei capitali all’estero. I Paesi Ue invece temono il crollo delle Borse. Crederci, non crederci? Scommesse aperte. Non tanto e non solo le conseguenze subito, ma quelle di lungo periodo, che mettono in discussione l’intera costruzione europea.

Se Exit, molto lentamente
Il referendum non ha valore legale diretto: è una consultazione indicativa per il parlamento inglese a cui tocca la decisione formale. Westiminster dovrà avallare la decisione popolare, ma nei modi e nei tempi fissati dal Trattato di Lisbona, e la procedura potrebbe durare anni.
In caso di sì alla Brexit, David Cameron sarebbe subito costretto alle dimissioni, obbligando la Regina a indire nuove elezioni non prima dell’autunno. Discutere i dettagli della Brexit nel 2017 sarà problematico visto che le decisioni competono al Consiglio europeo dei capi di Stato, proprio nei mesi in cui andranno alle urne tedeschi, francesi e olandesi.
Analisti acuti, osservano che questo lungo e sofferto percorso d’uscita alimenterà le tentazioni secessioniste della Scozia dalla Gran Bretagna e dei Paesi Ue più inclini a imitare Londra, come la Svezia e la Danimarca. Più che un ‘Exit’ si rischia la Grande Fuga

Ma parliamo di soldi
Ammettendo siano realmente in grado di prevedere, le istituzioni finanziarie e le banche centrali si preparano ad un terremoto epocale sui mercati. Secondo Axioma -scrive la Stampa- il comparto azionario perderebbe il 24 per cento. Le conseguenze sui cambi? Si teme la domanda di sterline a favore di dollari e di euro. Difficile prevedere gli effetti sul valore dell’euro, e l’impatto sull’export italiano.
Il pericolo più insidioso sono le conseguenze della Brexit sui tassi inglesi. La svalutazione della sterlina -sempre la Stampa- aumenterebbe l’inflazione, spingendo la Bank of England ad aumentare i tassi. E la Federal Reserve sarebbe costretta ad accelerare l’aumento dei tassi americani.
A quel punto la Bce si troverebbe in difficoltà a tenere i tassi bassi per combattere deflazione e bassa crescita. Povero Draghi.

Bund per tutti e fuga da Londra
Una delle conseguenze della Brexit -attesa e paura- è l’aumento della domanda di beni rifugio, dall’oro ai titoli di Stato. Nonostante i rendimenti bassissimi oggi i bond più richiesti sono americani, giapponesi e tedeschi a danno di quelli dei Paesi con conti pubblici più fragili come l’Italia.
La Brexit realizzata provocherebbe una fuga di capitali e di persone dalla Gran Bretagna verso l’Europa continentale, prevedono le banche d’affari. Morgan Stanley avrebbe pronto il trasloco di mille persone, un sesto della sua forza lavoro nel Regno Unito.

E l’Italia?
L’Italia scambia con la Gran Bretagna circa dodici miliardi di euro, lo 0,8 per cento della ricchezza nazionale. Poca roba se confrontato con i numeri che ci legano alla Germania. La Gran Bretagna esporta verso l’Italia il 2,8% della ricchezza ed importa il 3,7. Nuove barriere potrebbero creare problemi, ma non su gradi cifre.
Peggio a Bruxelles. Londra dà 9 miliardi di euro all’anno al bilancio comunitario. Miliardi che dovranno uscire dalle tasche di chi rimane. All’Italia spetta alimentare quel bilancio per il 15%: ciò significa che per compensare l’uscita di Londra l’Italia dovrebbe versare 1,5 miliardi in più di oggi.
Il resto, sarà trattativa privata tra Londra e Roma. Se mai sarà Exit.

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