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lunedì 18 20 Novembre19

La regina fosforescente e la Gran Bretagna sulla porta.
Exit o non exit?

La Gran Bretagna festeggia i 90 anni della regina Elisabetta e contemporaneamente litiga in casa per decidere se le conviene rimanere nella Unione europea, ma senza Euro, sia chiaro, o se isolarsi ancora di più. Cosa accadrebbe se il Regno Unito (unito fin che dura), se ne andrà? Brexit, le sette incognite sull’addio all’Europa. Il Regno Unito rischia la svalutazione della sterlina e la fuga dei capitali all’estero. I Paesi Ue invece temono il crollo delle Borse

La Gran Bretagna festeggia i 90 anni della regina Elisabetta, più color pastello che mai prima, e contemporaneamente litiga in casa per decidere se le conviene rimanere nell’Unione europea, ma senza Euro, sia ben chiaro, o se isolarsi ancora di più allargando la Manica. Cosa accadrebbe se il Regno Unito esce dall’Unione europea. Regno unito fin che dura, perché la Scozia e l’Irlanda, o il Galles, potrebbero scegliere il Brexit alla rovescia. Uscire loro dal regno di Elisabetta regina fosforescente.

Molte le incognite sull’addio all’Europa. Secondo gli specialisti, il Regno Unito rischia la svalutazione della sterlina e la fuga dei capitali all’estero. I Paesi Ue invece temono il crollo delle Borse. Crederci, non crederci? Scommesse aperte. Non tanto e non solo le conseguenze subito, ma quelle di lungo periodo, che mettono in discussione l’intera costruzione europea.

Se Exit, molto lentamente
Il referendum non ha valore legale diretto: è una consultazione indicativa per il parlamento inglese a cui tocca la decisione formale. Westiminster dovrà avallare la decisione popolare, ma nei modi e nei tempi fissati dal Trattato di Lisbona, e la procedura potrebbe durare anni.
In caso di sì alla Brexit, David Cameron sarebbe subito costretto alle dimissioni, obbligando la Regina a indire nuove elezioni non prima dell’autunno. Discutere i dettagli della Brexit nel 2017 sarà problematico visto che le decisioni competono al Consiglio europeo dei capi di Stato, proprio nei mesi in cui andranno alle urne tedeschi, francesi e olandesi.
Analisti acuti, osservano che questo lungo e sofferto percorso d’uscita alimenterà le tentazioni secessioniste della Scozia dalla Gran Bretagna e dei Paesi Ue più inclini a imitare Londra, come la Svezia e la Danimarca. Più che un ‘Exit’ si rischia la Grande Fuga

Ma parliamo di soldi
Ammettendo siano realmente in grado di prevedere, le istituzioni finanziarie e le banche centrali si preparano ad un terremoto epocale sui mercati. Secondo Axioma -scrive la Stampa- il comparto azionario perderebbe il 24 per cento. Le conseguenze sui cambi? Si teme la domanda di sterline a favore di dollari e di euro. Difficile prevedere gli effetti sul valore dell’euro, e l’impatto sull’export italiano.
Il pericolo più insidioso sono le conseguenze della Brexit sui tassi inglesi. La svalutazione della sterlina -sempre la Stampa- aumenterebbe l’inflazione, spingendo la Bank of England ad aumentare i tassi. E la Federal Reserve sarebbe costretta ad accelerare l’aumento dei tassi americani.
A quel punto la Bce si troverebbe in difficoltà a tenere i tassi bassi per combattere deflazione e bassa crescita. Povero Draghi.

Bund per tutti e fuga da Londra
Una delle conseguenze della Brexit -attesa e paura- è l’aumento della domanda di beni rifugio, dall’oro ai titoli di Stato. Nonostante i rendimenti bassissimi oggi i bond più richiesti sono americani, giapponesi e tedeschi a danno di quelli dei Paesi con conti pubblici più fragili come l’Italia.
La Brexit realizzata provocherebbe una fuga di capitali e di persone dalla Gran Bretagna verso l’Europa continentale, prevedono le banche d’affari. Morgan Stanley avrebbe pronto il trasloco di mille persone, un sesto della sua forza lavoro nel Regno Unito.

E l’Italia?
L’Italia scambia con la Gran Bretagna circa dodici miliardi di euro, lo 0,8 per cento della ricchezza nazionale. Poca roba se confrontato con i numeri che ci legano alla Germania. La Gran Bretagna esporta verso l’Italia il 2,8% della ricchezza ed importa il 3,7. Nuove barriere potrebbero creare problemi, ma non su gradi cifre.
Peggio a Bruxelles. Londra dà 9 miliardi di euro all’anno al bilancio comunitario. Miliardi che dovranno uscire dalle tasche di chi rimane. All’Italia spetta alimentare quel bilancio per il 15%: ciò significa che per compensare l’uscita di Londra l’Italia dovrebbe versare 1,5 miliardi in più di oggi.
Il resto, sarà trattativa privata tra Londra e Roma. Se mai sarà Exit.

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