• 25 Febbraio 2020

Walter Tobagi, giornalista curioso in tempi difficili

Walter Tobagi era un giornalista del Corriere della Sera, si occupava delle inchieste più diverse che il quotidiano gli assegnava. E’ stato ucciso a Milano il 28 maggio 1980, con cinque colpi di pistola, di cui uno al cuore. Pochi giorni prima era stato a Genova, per una lunga inchiesta su alcuni professori universitari che avevano dichiarato la loro “comprensione” e solidarietà con la cosiddetta “Autonomia operaia”. Chi scrive, dopo le dimissioni da direttore del Quotidiano dei Lavoratori (fondato da Silverio Corvisieri, già di Avanguardia Operaia) era stato assunto a Il Lavoro di Genova dall’allora direttore Giuliano Zincone.

Tobagi si appoggiava alla redazione de Il Lavoro, quotidiano genovese fondato dal Psi ma poi entrato nel gruppo editoriale Rcs-Corriere della Sera. Ci raccontava della sua inchiesta che spaziava soprattutto in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia sui giovani che si stavano “arruolando” nella lotta armata al capitalismo. E non solo giovani: i professori universitari genovesi che aveva intervistato confermavano che, grazie alla cosiddetta Autonomia Operaia, era iniziata la decadenza definitiva non solo della Dc ma anche e soprattutto di quello che chiamavano sprezzantemente il revisionismo italiano del Pci, Psiup, Psi e dei sindacati, a cominciare dalla Cgil.

L’inchiesta di Tobagi, fin dalle prime puntate sul Corsera, provocò reazioni polemiche anche di quella parte della sinistra che esisteva nella “Milano bene” e che mostrava molta comprensione (e qualcosa di più) per la ribellione dei giovani nelle scuole e nelle università. Anche ragazzi perbene, di buona famiglia –come si diceva. E Walter era stato uno dei fondatori de La Zanzara, il giornale del liceo Parini di Milano diventato celebre per un articolo sull’educazione sessuale che scatenò una polemica furibonda da “perbenisti” e frange giovanili.
Tobagi svolse inchieste importanti sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli e l’assassinio del commissario Calabresi, quando lavorava per l’Avanti! e per l’Avvenire prima di passare al Corriere d’informazione e poi al Corriere della Sera. Rileggere oggi il libro “Che cosa contano i sindacati” è ancora importante per capire il magma italiano negli anni Settanta.

Daniele Protti

Daniele Protti

Daniele Protti, è giornalista di lungo corso e di nobile mestiere: direttore de Il Quotidiano dei Lavoratori, poi a Il Globo, Il Messaggero, a L’Europeo (direttore del settimanale del 1995, della rivista dal 2000 al 2013). Ora rema contro assieme e noi.

Read Previous

L’ambiente, gli animali selvatici e la disumanità stupida

Read Next

La regina fosforescente e la Gran Bretagna sulla porta.
Exit o non exit?