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giovedì 19 Settembre 2019

L’ambiente, gli animali selvatici e la disumanità stupida

All’inizio di giugno si è celebrata nel mondo la giornata dedicata all’Ambiente, proclamata nel 1972 dall’Onu, assieme all’United Nations Environment Programme, con sede a Nairobi, in Kenya. Ogni anno un tema. Quest’anno, ‘lotta al commercio illegale di animali selvatici e di avorio’. Federico Klausner non prova neppure a sollecitare buoni sentimenti nei confronti degli animali, ma dimostra la stupidità anche economica che si affianca alla crudeltà di uno sterminio.

Ambiente 2016. Ogni anno il tema cambia: l’anno scorso fu «Sette miliardi di sogni. Un pianeta. Consumare con moderazione», nel 2014 fu la salvaguardia dei piccoli stati insulari contro i rischi del riscaldamento globale. Quest’anno il tema è la lotta al commercio illegale di animali selvatici e di avorio, allo scopo di proteggere la fauna più a rischio.

Come gli elefanti, i rinoceronti e altre specie la cui sopravvivenza è gravemente minacciata dai bracconieri, che solo quest’anno in Africa hanno massacrato oltre 20.000 esemplari di elefanti, su una popolazione stimata di 500.000, e oltre 1.200 rinoceronti, per impossessarsi dell’avorio delle loro zanne e dei corni.

A parte ogni considerazione etica, è anche una attività miope, che danneggia gravemente la collettività a vantaggio di pochi singoli. Il WWF, cifre alla mano, sostiene che proteggere la biodiversità è un investimento economico estremamente redditizio.

Gli animali selvaggi sono fonte di guadagno: 500.000 dollari solo con il turismo dei leoni e 450.000 con quello dei gorilla. Se invece si considera la vita estremamente lunga degli elefanti, uno studio comparato sul turismo loro dedicato in Kenya, Tanzania, Zambia e Sudafrica ha valutato in 23.000 dollari all’anno la resa in media di ogni pachiderma. Cioè 1,6 milioni di dollari in tutta la sua vita, 76 volte quello che rende un elefante abbattuto.

Lo stesso discorso vale per gli abitanti degli oceani, dove squali e balene sono vere slot machine. Secondo l’Istituto australiano di Scienze Marine, nel corso della sua vita ogni squalo genera un indotto turistico di quasi due milioni di dollari grazie agli appassionati subacquei. Le sue pinne sulle tavole dei cinesi, pur vendute a caro prezzo, rendono infinitamente meno.

Per quanto riguarda le balene, Il Whale watching, ha un fatturato globale di 2,1 miliardi di dollari all’anno e dà lavoro nel mondo a 13.000 persone, secondo le stime dell’International Fund for Animal Welfare.

Certo, alle dichiarazioni sulla protezione dell’ambiente devono seguire fatti concreti: in Kenya l’anno prossimo una compagnia cinese ultimerà una ferrovia lunga 600 km, che collegherà Mombasa, sulla costa, a Naivasha, sulla riva del lago omonimo, tagliando in due la riserva Tsavo e il National Park of Nairobi.

Gli animali saranno costretti ad abituarsi al suo sconosciuto rumore e a passare tra i piloni dei viadotti creati per dare un minimo di continuità territoriale. Forse un progresso per il Kenya pagato però a caro prezzo dall’ambiente. Proprio in Kenya dove, come si diceva nel sommario, l’agenzia ONU per l’ambiente, l’UNEP, si è insediata.

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