Parigi, la grande piena, la Francia che annaspa e non sa più nuotare

L’acqua alta che ha attirato migliaia di turisti sulle rive della Senna e ha messo in pericolo i capolavori del Louvre adesso lentamente scende, lasciandosi dietro detriti e danni. La metafora é facile e immediata. La grande piena accompagna un Paese che annaspa, si agita e rischia di affondare, proprio perché non sa piú nuotare e ha perso la bussola.

Alla vigilia degli Europei di calcio, si susseguono scioperi dei trasporti e manifestazioni di piazza e la tensione sociale fa alzare anche il livello di guardia per possibili attacchi terroristici. Come sempre in occasioni del genere, un Paese vuole mettere in vetrina il meglio: organizzazione, sicurezza, impianti moderni, offerte di ogni tipo e per tutti i gusti. La Francia non é da meno – questo va detto – ma i rischi che il grande sforzo (e sfarzo) venga vanificato dalla tensione sociale sono notevoli.

Come noto, all’origine della crisi c’é la legge che riforma il mercato del lavoro, provvedimento che, con scarsa lungimiranza e pessima comunicazione, é andato all’esame dell’Assemblea proprio in queste settimane e rischia di essere definitivamente votato fra le semifinali e la finale del torneo calcistico. Roba da mal di testa! I sindacati, in particolare la Cgt – il sindacato di vecchia tradizione comunista – si oppongono alla legge ed esercitano con ogni mezzo il potere di blocco del provvedimento, tenendo in ostaggio il Paese.

Anche questo scontro é metafora della Francia. O meglio di due France che si contrappongono in modo non immediatamente visibile. C’é una Francia del mondo privato, delle imprese, del businnes, dei commerci che lavora, produce meglio e piú di altri, che non sciopera, che ha un livello di sindacalizzazione scarsissimo e che tenta di stare al passo con la globalizzazione e le sfide dell’Europa.

E c’é una Francia statalista, burocratica, pubblica che difende i privilegi dello Stato protettore, diritti accumulati negli anni, assistenzialismo generalizzato, potere d’interdizione sindacale, delegato a una minoranza di dirigenti e di comitati d’impresa. Gli scioperi possono essere lunghi, improvvisi, dichiarati piú volte, fatti persino per recuperare il salario perduto per precedenti scioperi.

 

Di servizio minimo, nemmeno parlarne. Di questo passo, lo Stato francese, la soluzione ammirata ovunque e ancora invidiata per i servizi che é in grado di erogare, sta diventando il problema dei problemi. Costi eccessivi, voragine di debiti, compensati da una fiscalitá eccessiva.

Una parte non piccola, anzi quasi maggioritaria, approva la protesta e si capisce perché. Un francese occupato su tre lavora nel pubblico e per il pubblico. Studenti e disoccupati aderiscono per pregiudizio ideologico. La destra contesta per approfittare delle difficoltá del governo socialista e del presidente Hollande. L’estrema destra gongola, strumentalizza e si prepara a capitalizzare la perdita di consensi della sinistra nelle classi piú povere. Di questo passo, le elezioni presidenziali della prossima primavera rischiano di trasformarsi in una sfida fra due destre e di marginalizzare la sinistra.

L’estrema sinistra e il sindacato rosso, come sempre avviene in questi casi, non solo in Francia, lavorano per il Re di Prussia e concorrono in modo scientifico al crollo della sinistra si governo, alla crescita del Front National di Marine Le Pen, all’involuzione di un Paese che non riesce a imboccare con decisione la strada delle riforme strutturali e della crescita. Decine di migliaia di giovani diplomati emigrano in Gran Bretagna. Migliaia di benestanti diventano emigrati fiscali. La disoccupazione è altissima e cronica.

Il governo e Hollande hanno cercato di tenere botta, ma ormai, con gli Europei al fischio d’inizio, mostrano segni di cedimento. Ferrovieri, addetti ai trasporti urbani, controllori di volo, personale degli aeroporti – le grandi categorie del pubblico – si preparano a passare alla cassa. Giá per i ferrovieri si parla di riposi compensativi in caso di impiego oltre le 19, quando la riforma del lavoro propone fra l’altro accordi di settore sul lavoro straordinario.

Puntualmente la pubblicistica torna a parlare di declino francese, di Paese irriformabile, di frattura sociale. E’ un ritornello che si ripete dagli anni Cinquanta, ma di generazione in generazione, nessuno lo ascolta.

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