domenica 25 Agosto 2019

Se gli elettori fanno zapping

Un elettore su quattro in fuga dal Pd rispetto alle comunali del 2011. Peggio se il voto di domenica è paragonato con le elezioni politiche e le europee.  Il presidente-segretario dice che «non esiste un problema nazionale», che «gli elettori hanno fatto zapping, se c’è un candidato che gli piace lo votano». Però i voti oltre che contarli si pesano: quanti comuni vale Roma da sola? A Destra Berlusconi resiste e Salvini non ride. La nuova sinistra non cattura i voti in fuga dal Pd che vanno ai 5Stelle

I voti, oltre che a contarli, li pesi. Matteo Renzi si dichiara scontento dei risultati elettorali, ma rilancia ricordando che il Pd su 1300 comuni al voto ne ha portati a casa mille.
Vero, a contare, ma la bilancia politica di Renzi s’è rotta.
Politicamente quanti di quei comuni andati al Pd valgono la sola città di Roma? Se lo chiede la solita Norma Rangieri sul Manifesto, e molti tra osservatori e militanti di molti partiti colpiti dallo «zapping elettorale».
«Dire “non siamo soddisfatti del risultato” usando per la sconfitta il plurale, dopo una vita vissuta al singolare non basta più», ammonisce Ezio Mauro su Repubblica.
«Dopo la vittoria alle Europee, Renzi non è più riuscito a prosciugare il bacino dei 5 Stelle, e oggi due candidate del tutto prive di esperienza amministrativa sono oltre il 30% in metropoli-chiave», ricorda Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.

La creatività dello «zapping elettorale» è dello stesso Renzi (come battutista è insuperabile), quando sostiene che «non esiste un problema nazionale, che gli elettori hanno fatto zapping, se c’è un candidato che gli piace lo votano». Mmm..
Se è vero che i voti oltre che contarsi si pesano (e Roma, o Milano, o Torino, quanti altri comuni fanno), è anche vero che neppure i conti tornano.
Il Pd, nella Capitale è sceso dal 26% di Marino al 17% di oggi, doppiato dal 26% del M5Stelle. A Torino il M5Stelle è diventato il primo partito e a Bologna il Pd ha perso 40mila voti.
A Milano il candidato sindaco successore di Pisapia, propone una sorta di ‘coalizione manageriale’ né di destra né di sinistra, e non convince. E al ballottaggio rischia di perdere.

Su Milano altre complessità e diverse partite, anche il casa del centrodestra. Ad esempio la partita per la leadership tra Berlusconi e Salvini.
Berlusconi a Milano, con la candidatura Parisi ha ridimensionato Salvini ma inciampa a Roma con Marchini. Malissimo anche Salvini a Roma, ostaggio di Casapound, e messo all’angolo.
Che fine farà il vecchio centrodestra non è scritto, ammettono ben altrui capaci osservatori. Qualcuno aggiunge che se il centrodestra nella capitale vera non si fosse diviso per una conta interna, sarebbe andato al ballottaggio contro Virginia Raggi con qualche possibilità di riconquista del Campidoglio. E anche a Napoli al ballottaggio ci va il candidato del Cavaliere.
Su quel fronte, ne vedremo ancora delle belle.

Problemi anche a sinistra del Pd. A Roma con Fassina e a Milano con Rizzo, non è andata benissimo. I candidati non hanno raggiunto l’obiettivo che si erano proposti in questa sfida comunale: allargare lo spazio politico attraendo l’elettorato che ha mollato il Pd.
Centinaia di migliaia di voti persi dal partito democratico, o sono rimasti a casa o sono andati ai 5Stelle.
Tanti i messaggi da leggere -ancora Norma Rangieri-, «Sia quelli a breve che seguiremo nelle due settimane che ci separano dai ballottaggi, sia con lo sguardo più lungo in riferimento a possibili elezioni politiche anticipate, a seconda di chi vincerà sul campo di battaglia del referendum sulla riforma costituzionale.

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