domenica 21 luglio 2019

Non solo Kosovo le creature Usa nelle guerre balcaniche

Il NYT riscrive un pezzo della guerra in Kosovo che molti noi avevano denunciato da tempo. I foreign fighters kosovari in esportazione a cui noi aggiungiamo quelli importati per la guerra in Bosnia. La Sarejevo di oggi rispetto alla capitale capitale multiculturale e multietnica di un tempo.
E “Gjarpëri”, il serpente, nome di battaglia dell’attuale presidente del Kosovo Hashim Thaçi, l’eroe inventato.

Il New York Times riscrive un pezzo della guerra in Kosovo, denunciando ciò che molti osservatori, operatori e servizi di vari Paesi sanno da tempo e che non pochi giornalisti hanno scritto. E cioè che la Repubblica indipendente del Kosovo, nata per volontà americana e come ultimo residuo delle guerre balcaniche che dissolsero la Yugoslavia, continua ad essere un buco nero incontrollato e incontrollabile, crocevia di traffici e mafie di ogni genere – peraltro gestite in qualche caso da ex guerriglieri – dai clandestini, alle armi, alla prostituzione, alla droga.

Da oggi, secondo il NYT, sappiamo che un consistente numero di forein fighters proviene da quella regione, un tempo abbastanza laica e oggi abbastanza islamizzata. La “scoperta” del quotidiano americano, passata inosservata, é comunque clamorosa se si vogliono capire gli scenari piú drammatici del nostro tempo, i cui fili conduttori passano anche dai Balcani.

Ma la “scoperta” sull’ereditá della guerra kosovara fa il paio con l’eredità , anch’essa nota, della guerra di Bosnia. Anche qui, recentemente, si é “scoperto” ciò che in qualche modo si era sempre saputo o sospettato. E cioè la presenza di guerriglieri islamizzati dal tempo della guerra in Afghanistan e del conflitto civile in Algeria.
Forein fighters venuti ad aiutare i bosniaci e qui rimasti anche dopo Srebrenica e gli accordi di Dayton. Alcune potenze mediorientali aiutarono la Bosnia musulmana e approfittarono del conflitto per consolidare la loro presenza nel territorio. Basta girare per Sarajevo oggi per comprendere che non é più la capitale multiculturale e multietnica di un tempo.

Naturalmente tutto questo non può essere un pretesto per riscrivere la storia. Senza la follia ideologica dei Kradzic e dei Mladic, e senza il pan nazionalismo miope dei Milosevic e dei Tudjman non avremmo avuto la carneficina bosniaca e la morte di una Nazione.
Senza l’impotenza di un ‘Europa impavida e paralizzata dai veti, non avremmo avuto il crudele assedio di Sarajevo né avremmo offerto agli Stati Uniti su un piatto d’argento tutte le possibilità di fare la propria politica e di perseguire i propri interessi strategici.
L’espansionismo della Nato, dal Kosovo al Montenegro é cominciato qui. E nei desideri di Clinton sarebbe dovuto arrivare anche a Belgrado.
A qualsiasi prezzo, compreso quello di trasformare un “serpente” in un eroe.
“Gjarpëri”, il serpente, nome di battaglia dell’attuale presidente del Kosovo Hashim Thaçi, sospettato da più parti di crimini di guerra durante la feroce guerriglia contro la Serbia.

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