Privacy Policy Carlin Petrini, 'ragazzo piemontese' che ha inventato Slow Food -
domenica 8 Dicembre 2019

Carlin Petrini, ‘ragazzo piemontese’ che ha inventato Slow Food

Carlo detto Carlin, dall’Arci Gola allo Slow Food, quasi un po’ di socialismo in cucina. “Siamo in 170 paesi, in Africa diamo lavoro a 50mila persone che arriveranno a 100mila per coltivare gli orti”. In Brasile, a Rio, una scuola di cucina nelle favelas, le aree più disastrate nella metropoli che fra un mese ospita le Olimpiadi. E due giorni fa Carlin Petrini, è stato nominato “Ambasciatore Speciale della Fao in Europa per Fame Zero

Carlin Petrini è un ragazzo piemontese di 66 anni che lo scrivente ha conosciuto tanti anni fa, quando ideava manifestazioni legate al cibo (il salone internazionale del gusto di Torino, Terra Madre e, nel 1986 il movimento Slow Food, sostituendo l’Arci Gola). E’ un gastronomo che oggi può essere iscritto d’onore alla categoria dei testoni “bastian contrari”. Perché, con la sequela di show in varie trasmissioni tv degli chef che hanno ristoranti famosi (dai quali non esci se non paghi almeno 100-150 euro cadauno, spesso con vini esclusi…), ricorda che la spettacolarizzazione della cucina in questa fase storica è “assurda”.

Per ragioni elementari: lo spreco alimentare (il cibo buttato ogni giorno si può calcolare in milioni di tonnellate), la “cancellazione” dei contadini che lavorano e producono. Non solo italiani, oltretutto: per esempio i macedoni che nelle Langhe sono alla base della produzione del Barolo, o le famiglie Sikh che mungono le mucche della Valpadana, alla base della produzione del parmigiano.

Già ai tempi dei film di Peppone e Don Camillo si vedevano in Emilia donne e uomini indiani che il bicicletta si recavano al lavoro nei campi, e oggi -a cinquant’anni di distanza- la situazione non è molto cambiata, perché la “mano d’opera” vede una prevalenza di non-italiani.

Carlin Petrini è un piemontese dalla testa dura, e Slow Food adesso ha una struttura planetaria: “siamo in 170 paesi, in Africa diamo lavoro a 50mila persone che arriveranno a 100mila per coltivare gli orti”. In Brasile, a Rio de Janeiro, ha aperto una scuola di cucina proprio nelle favelas, le aree più disastrate nella metropoli che fra un mese ospita le Olimpiadi.

E Carlin porta avanti anche il progetto di “diecimila orti in Africa”, che sostiene una rete di giovani coltivatori. Avercene di testoni come Carlin, che comunque è ottimista: “nei giovani che collaborano qui in Italia con me ce ne sono alcuni anche meglio di Petrini”.

Un grazie a Massimo Gramellini (de La Stampa) per una storia analoga a quella di Petrini. Mick Vaudreuil a 50 anni si trova disoccupato, dopo la chiusura della ditta, in Inghilterra. Accetta di fare il custode notturno in un college. Di notte studia, poi si iscrive al Politecnico di Worcester, di giorno a lezione e di notte a pulire i cessi. Non ha mollato: due settimane fa si è laureato in ingegneria meccanica, a 54 anni.
La meccanica dei sogni, ha titolato Gramellini.

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