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sabato 25 Gennaio 2020

Presidenziali in Austria, in bilico tra verde e bruno

Testa a testa Van der Bellen-Hofer: deciderà il voto per posta. Il candidato di estrema destra favorito dopo il trionfo al primo turno, si è fatto raggiungere dal candidato verde, in parità sostanziale al 50% dei voti. Decisive le oltre 800mila schede per corrispondenza che dovrebbero favorire l’esponente del movimento ambientalista

Per una manciata di voti. Dopo lo scrutinio di tutti i seggi elettorali, Hofer è in vantaggio con il 51,93% su Van der Bellen, che arriva al 48,07%. Ma l’exit poll degli 800.000 voti per corrispondenza, che saranno scrutinati solo stamane, danno il verde in testa nel computo finale di circa 3.000 voti. Si sono recati alle urne il 70% dei 6,4 milioni aventi diritto. Dunque la speranza, per l’Europa, di un Austria verde rispetto alla minacciosa Austria ultranazionalista in camicia bruna.

Hofer, ha ottenuto il 35% dei consensi al primo turno, contro il 21 dell’avversario. Anche se i sondaggi non erano consentiti alla vigilia del voto di ballottaggio, le agenzie per le scommesse davano Hofer in vantaggio. Il candidato dell’Fpo ha basato la sua campagna elettorale quasi esclusivamente sulla lotta all’immigrazione, e proprio sabato Vienna ha annunciato che da martedì prossimo intende schierare 80 poliziotti al confine italo-austriaco del Brennero.

Nel Tirolo Hofer ha ottenuto il 50,7% dei consensi. Il cavallo di battaglia del candidato di estrema destra è questione molto sentita nella regione. Già il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil aveva avvertito, pochi giorni fa, che se l’Italia avesse continuato a far passare i migranti e la Germania a monitorare il suo confine, sarebbe stato “un serio problema in Tirolo” che si sarebbe così trasformato in una “sala d’attesa”.

Hofer ha vinto in gran parte dei lander, le Regioni austriache, con l’eccezione della zona di Vienna e nel Voralberg, il land più occidentale, al confine con la Svizzera. Ma Vienna naturalmente porta gran parte dei voti, rappresentando quasi un sesto della popolazione nazionale, e qui Van der Bellen in molti quartieri ha superato il 70% dei consensi.

In passato Hofer si era mostrato in Parlamento esibendo all’occhiello un fiordaliso, simbolo nazionalista che veniva usato anche dai nazisti. Ed erano note le simpatie per Adolf Hitler di Joerg Haider, defunto leader del FPÖ. Nel 2000 l’Austria, che non ha mai fatto pienamente i conti con il passato nazista, fu ostracizzata in Europa per l’ingresso del FPÖ in un governo con il Partito popolare. Un presidente appartenente a quel partito xenofobo ed euroscettico creerebbe non pochi imbarazzi a livello internazionale.

In Austria il presidente non interviene nella gestione quotidiana ma dispone di prerogative importanti come quella di revocare il governo. Hofer ha già fatto sapere che potrebbe ricorrere al suo potere di sciogliere le Camere se il governo “causerà grave danno”, ovvero se non riuscirà a controllare l’immigrazione. In questo caso si tornerebbe probabilmente alle urne e molti prevedono un’avanzata del FPÖ.

L’elezione di Hofer sarebbe un brutto segnale per chi teme un successo del Front National alle presidenziali in Francia e l’ascesa di partiti populisti euroscettici in altri Paesi europei. Tanto più in vista di un voto cruciale per il futuro dell’Europa come il referendum sulla Brexit il prossimo 23 giugno in Gran Bretagna.

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