Oggi le comiche. Domani forse un minimo di decenza nella menzogna. In Albania, moderno Paese di magheggi, entra non si sa bene come, una sofisticata attrezzatura di intercettazioni telefoniche e internet dall’Italia, per far addestrare la polizia locale al suo uso. Due polizie, istruttori e istruiti, e nessuno pare saperne nulla perché il macchinario sarebbe illegale. ‘Ma mica lo si usava’, si difende la polizia. Era solo per finta! Da ridere vero?
Il problema alla fine è sempre lo stesso: chi intercettava chi, e per raggiungere cosa? Fini di giustizia, colpire la corruzione che si sta mangiando i Balcani albanesi, Kosovo compreso? Oppure uno strumento di ricatto di una parte di antistato conto lo Stato, o di una mafia politico imprenditrice avversaria? Nel Paese dei magheggi tutto è possibile, anche il ruolo decisamente sospetto o discutibile di qualche pezzo dello Stato italiano.
Vero è che una ‘rogatoria’ è stata inviata all’Ambasciata Italiana, in cui si chiede l’identificazione e la messa a disposizione dei programmi e delle attrezzature con cui l’Interforze Ita-Alba assiste la Polizia di Tirana. Venerdì scorso la richiesta della Procura. A una settimana non si ha notizia di risposta. Qualche imbarazzo anche a casa nostra. Mentre alla Direzione Dogane viene chiesto come sarebbe giunta in Albania l’attrezzatura orfana di padri.
Ma atteniamoci alla cronaca per non confonderci. C’è il Ministro degli Interni sotto torchio della commissione parlamentare secondo cui, la Polizia ‘Non ha avuto e non avrà un’attrezzatura d’intercettazione’. Ma.. ‘In base ad un accordo firmato nel 2007 con la polizia italiana firmato dall’allora Ministro degli Interni, e attuale Presidente della Repubblica, in Albania c’è un’attrezzatura usata per il training degli ufficiali e non per vere intercettazioni’.
Voi ci credete? Il ministro insiste, tipo ‘se c’ero dormivo’. E l’Italia manda 2 milioni attrezzatura solo per farla vedere? Poi al ministro Tahiri scappa un pezzettino di verità, ‘voce dal sen fuggita’. “La polizia albanese è interessata a rapporti con le polizie più addestrate e ricche nel mondo, tipo l’FBI e la DIA, per andare subito dal gigante Stati Uniti, affinché abbiano una presenza in Albania e lavorino con gli ufficiali della Polizia albanese”. Ma se già ci sono!
Mica solo sbirri e ministri. Tocca anche alle spie ufficiali, quelle al servizio dello Stato. Lo Shërbimi Informativ Shtetëror, lo SHISH, il Servizio d’informazione statale, l’agenzia di intelligence tipo Aisi italiana, delegata alla sicurezza interna, con compiti di informazione e controspionaggio. Quasi polizia politica. Ed è toccato per primo proprio a Visho Ajazi Lika, il direttore delle spie a dover rispondere a domande imbarazzanti, forse non per lui, ma..
Mica si possono divulgare segreti di Stato! Ed è subito rissa legale. Riunione pubblica o a porte chiuse? Porte chiuse ma non del tutto. Alla fine, il capo delle spie deciderà cosa è possibile raccontare alla stampa. E Visho Ajazi Lika, il direttore Shish, dichiara che l’attrezzatura ora alla Direzione della Polizia di Stato, è entrata in Albania senza il permesso della Procura già due mesi fa, e che lui aveva avvertito. Chi, come, quando? Il cerino sempre più corto cambia dita.
“Lo strumento si trovava a Valona”, spiega il capo spie. Si tratta del “IMC Tech”, roba seria. E serie le preoccupazioni sulla sicurezza delle comunicazioni albanesi. Allo Shish non si fidano molto della polizia e chiedono alla Procura di occuparsi del caso. Dopo di che, il numero uno dei servizi è stato convocato dal Presidente ma non ha avuto contatti né col premier Rama (strano), né col Ministro degli Interni. Come è entrato l’IMC Tech in Albania? È ‘segreto di stato’.
Quesito interessante posto dalla Procura al capo degli sbirri, il ministro degli interni. Ma perché a Valona -parte dell’Albania più inquieta di altre- quella ‘attrezzatura’ così pericolosa? “Se avete interesse a sapere perché questo strumento è finito a Valona, dovete chiedere alla missione Interforce che dispone del piano di training, in possesso anche della Polizia albanese”, riferisce Tahiri. Rilancio verso l’Italia dove prima o poi, qualcuno dovrà dare risposte.
Nonostante le polemiche sul dispositivo d’intercettazione, l’Interforce, l’agenzia di Polizia italiana che assiste quella albanese, non ha rilasciato alcun comunicato pubblico sul caso. Secondo fonti di stampa la Procura avrebbe inviato alla missione italiana alcune domande, per ora senza risposta. Anche l’ambasciatore italiano Alberto Cutillo tace. “Indagini in corso” è la formula del silenzio. Ovviamente, “massima cooperazione tra l’Italia e l’Albania”. E meno male.
Chicca finale a margine dei fatti. Il Governo albanese che ‘non intercetta’ ha ratificato l’accordo bilaterale firmato a Washington dal Ministro degli Interni Tahiri e dal Direttore dell’FBI, James Comey. Era il 15 aprile di quest’anno, accolti alla Casa Bianca dal Presidente Obama. L’accordo sarebbe il primo di questo genere firmato da un Ministro degli Interni in tutta la storia dei rapporti tra la Polizia albanese e gli Usa. E l’FBI non fa intercettazioni?
Sabato 21, la lettera dell’allora capo della polizia italiana Pansa (attuale DIS, coordinamento tra servizi segreti) alla magistratura albanese attraverso ambasciata a Tirana. L’attrezzatura per intercettazioni è entrata in Albania accolta dalla polizia locale. Procedure ‘abbreviate’ loro. Il macchinario non era abilitato alle intercettazioni ed è stato sempre in mani italiane e conservato nell’ufficio interforze nell’Ambasciata. Guerra interna tutta albanese, qualche faciloneria nostra.