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giovedì 5 Dicembre 2019

Albania, terra d’avventura: Stato, Antistato e l’Italia nel mezzo

Un pasticcio internazionale mosso da una quasi banale storia di droga che finisce per coinvolgere servizi segreti ufficiali o ufficiosi in Albania, con lo ‘zampino’ un po’ troppo evidente della polizia italiana in una partita dove si confondono più volte la tracce tra Stato e Antistato. Sulla rotta adriatica dei primo migranti, tra droga, banditi, e corruzione. Dal funzionario di Stato detto ‘Escobar dei Blacani’, allo Stato che cede all’Antistato le intercettazioni per difendere il business.

Sull’altra sponda dell’Adriatico, Stato a Antistato spesso si confondono, e la droga, marijuana se di produzione locale o peggio, se dall’Afghanistan attraverso la sempre valida rotta balcanica, sono soltanto un aspetto dei molti affari che si intrecciano tra Balcani albanesi e l’Europa. Per la droga scopri a capo della rete criminale un insospettabile. Kelmend Balili, manager di Stato, uomo di fiducia del Governo albanese e altro ancora. Ma non è di traffico di droga che vogliamo parlarvi. Considerata da molti la «Colombia d’Europa» per la produzione di stupefacenti, le «raffinerie» e i clan che fanno milioni con la droga, l’Albania vive oggi una sottaciuta ma feroce guerra tra i suoi Servizi segreti e il Governo. Con l’Italia nel mezzo.

I primi, le spie, denunciano l’introduzione illegale in Albania di attrezzature per intercettazioni prodotte da una azienda italiana, e fatte giungere nel Paese con vari trucchi. Macchine per fare intercettazioni telefoniche a fini di giustizia importate con tangente! Quasi una inverosimile barzelletta. Eppure. C’è, c’era, una poliziotta italiana a Tirana con trascorsi non proprio esemplari che pare coinvolta. G8, Genova, caserma delle torture a Bolzaneto nei suoi precedenti. In Albania per promozione o per nasconderla, diventa capo del coordinamento interforze Interpol a Tirana. Quando ad un tratto, la poliziotta di cotanto passato viene richiamata di corsa a casa.

La vicenda della poliziotta italiana rimossa -prima o poi ne faremo il nome- si porta dietro diverse domande sulle strane ‘vicinanze’ di alcuni politici albanesi di primo piano e certi nostri funzionari. Ma torniamo alla macchine per intercettazioni di fabbricazione italiana che forse non era destinate ad attezzature i ‘buoni’, lo Stato, ma una sorta di Spectre criminale che inquina lo lo stesso Stato cercando di controllarlo. La storia di quella attrezzatura d’ascolto la denuncia il giornalista Blendi Fevziu, durante la trasmissione “Opinion”, riferendosi a fonti della SHISH, i servizi segreti albanesi.

Tirana intercettazioni fb

Attrezzatura da spie entrata in Albania nella mattina del 12 marzo 2016, dal porto di Durazzo, nel bagagliaio di una autovettura BMW con targa italiana, è la testimonianza. Un macchinario sofisticato, di modello israeliano, IMSI-Catcher, che a noi non dice nulla. “IMCI Catcher”  potrebbe essere stata l’attrezzatura da utilizzare per il training degli ufficiali della Polizia di Stato, questa la giustificazione, ma che la magistratura albanese sospetta, possa essere stata invece utilizzata per delle intercettazioni illegali, ma anche informazioni scambiate nelle piattaforme “Messenger”, “WhatsApp”, “Viber” ecc.

Altra cronaca semicomica, il tentativo di sequestro dell’attrezzatura illegale da parte della Procura di Tirana compiuto alla Direzione Generale della Polizia. Tecnica collaudata di scarica barile, con uno spunto preoccupante per l’Italia. Il capo della polizia Haki Cako ha evitato il sequestro affermando che l’attrezzatura cercata, servirebbe solo per il training della Polizia albanese e viene amministrata dalla missione “Interforce” del Governo italiano, che assiste le autorità albanesi. Quindi non nella sua disponibilità ma in mani italiane. Ora il nostro Paese deve qualche spiegazione persino nella ‘elastica’ Tirana.

Ma il peggio deve ancora venire. L ‘ex Primo Ministro albanese, Sali Berisha, non esattamente uno stinco di santo, ha pubblicato i nomi di 375 persone che sarebbero state intercettate in 6 mesi. I presidenti di Repubblica, Parlamento, Corte Costituzionale, il Procuratore Generale, il capo dei Servizi (SHISH) e una serie di altri funzionari dello Stato. Nell’elenco anche importanti ambasciatori a Tirana, prevenienti dai più grandi Paesi occidentali, i capi dei servizi occidentali e i capi delle missioni internazionali a Tirana. Berisha ha ovviamente accusato il Primo Ministro, Edi Rama.

Una storia tutt’altro che finita.

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