sabato 20 luglio 2019

50 anni fa, Mao Tse-tung, la Rivoluzione culturale e le Guardie rosse

Cinquanta anni dopo la Rivoluzione culturale e le sue giovani Guardie rosse, con lo spargimento di sangue e i disordini in tutto il Paese, la Cina viaggia spedita sulla strada del capitalismo con tutta la complessa e controversa eredità di Mao Tse-Tung o Mao Zedong, la due grafie ufficiali per lo stesso padre sulla Cina comunista.

Cinquanta anni dopo la Rivoluzione che travolse e lacerò tutto il Paese, la Cina viaggia spedita sulla strada del capitalismo in salsa comunista con tutta la complessa e controversa eredità di Mao Tse-Tung o Mao Zedong, la due grafie ufficiali per lo stesso padre sulla Cina solo comunista.

I media hanno sostanzialmente ignorato la ricorrenza della “circolare del 16 maggio” del 1966 e nessuna commemorazione ufficiale è stata dedicata alla decisione del Politburo che diede il via alla campagna di pulizia del Partito comunista cinese da tutti gli “elementi borghesi infiltrati nel governo e nella società”.

La Rivoluzione culturale era fondata sulla mobilitazione dei giovani, universitari e non, che non fossero iscritti al partito, contro le strutture dello stesso PCC. Basi teoriche il pensiero di Mao sulle “contraddizioni in seno al popolo e al Partito” che non venivano a cessare con la presa del potere da parte dei comunisti, da combattere per evitare fenomeni di imborghesimento del partito stesso.

Red Guards
Red Guards

Le Guardie rosse. In caso di resistenza da parte delle strutture del PCC contro i giovani rivoluzionari, le “Guardie Rosse”, anche se erano tantissimi gruppi autonomi con molti diversi nomi in lotta spesso anche fra loro, dato che il PCC aveva fondato sue proprie organizzazioni similari ma antagoniste, si ricorreva allo scontro fisico, talora anche armato.

Mao, con l’assalto delle Guardie Rosse, puntava a consolidare i poteri eliminando avversari politici come Deng Xiaoping, Liu Shaoqi e Xi Zhongxun, ministro sotto il “grande timoniere” e padre dell’attuale presidente Xi Jinping. Tra errori di intepretazione degli obiettivi di Mao e forzature di molti protagonisti, la Rivoluzione culturale fu un periodo tragico per la Cina

Nel 1976 la morte di Mao permise di chiudere la ‘Grande rivoluzione culturale’ addossando tutte le responsabilità alla ‘Banda dei quattro’ che, pur avendo fatto parte del movimento, non poteva essere considerata ispiratrice o dirigente della stessa. In questo modo il PCC fu nuovamente in grado di avere il controllo delle leve di comando della Repubblica Popolare Cinese.

Ancora oggi non è chiaro quanti siano stati i morti dovuti alla Rivoluzione Culturale, e le stime degli storici oscillano tra 300.000 e 7 milioni di vittime.

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