giovedì 23 maggio 2019

Fronte Baltico della Russia molto prima della Nato

La si conosce come guerra di Crimea, 1854. Nella memoria collettiva, la carica dei Balaclava e, per noi italiani, la battaglia di Cernaia. In realtà la guerra coinvolse quattro imperi: francese, inglese e ottomano da una parte e russo dall’altra. Una ‘quasi guerra mondiale’, anticipo di quella che stava per arrivare, bel oltre la penisola sul mar Nero. Ad esempio sul fronte del mar Baltico, strategico per la Russia allora come oggi. Cambiano i protagonisti, dallo Zar a Putin, ma su quel fronte Baltico la partita strategica cambia nome alle forze in campo ma non l’antica sostanza.

Fu ‘Guerra di Crimea’ anche se si combatté per mezzo mondo. Tra le pagine meno note di quel conflitto, eppure strategicamente più significative, la campagna del Baltico, condotta da una piccola, ma agguerrita squadra navale inglese che mirava addirittura alla fortezza di Kronstadt, potente isola fortificata davanti al golfo di Pietroburgo, per bloccare la flotta russa nella sua base e sconfiggerla. Alle navi inglesi, partite dal Mediterraneo, se ne aggiunsero anche alcune francesi che nella primavera del 1854 fecero il loro ingresso nel mar Baltico.
L’obiettivo di Kronstadt si rivelò decisamente ambizioso, sproporzionato alle forze anglo-francesi, e troppo vicino alla flotta russa. La scelta dell’obiettivo cadde allora sulla fortezza russa di Bomarsund (isola dell’arcipelago delle Åland), in precedenza appartenuta alla Svezia. Bombardata dal mare e da terra, la fortezza sull’isola si arrese in agosto e l’intraprendente ammiraglio inglese tentò ingenuamente di offrirla al re di Svezia Oskar I per ottenerne in cambio l’alleanza contro la Russia.

 

In copertina, la flotta anglo-francese colpisce la santabarbara della fortezza russa di Bomarsund. Qui una delle primo foto di guerra, la linea inglese sul fronte di Sabastopoli
In copertina, la flotta anglo-francese colpisce la santabarbara della fortezza russa di Bomarsund. Qui una delle primo foto di guerra, la linea inglese sul fronte di Sabastopoli

Oskar I, figlio del maresciallo francese Bernadotte divenuto re di Svezia nel 1811, conosceva la diplomazia britannica per l’esperienza del padre che aveva combattuto con Napoleone, ma soprattutto conosceva il potente vicino russo che si affacciava sull’altra sponda del Baltico. La vera sicurezza del regno di Svezia era riposta nella neutralità sul Baltico – e nei buoni rapporti commerciali con tutti – e prudentemente rifiutò l’offerta.
Poiché, nella guerra contro la Russia, l’alleanza con la Svezia era ritenuta un obiettivo importante, in Gran Bretagna la campagna navale condotta dall’ammiraglio Charles Napier fu ritenuta una specie di fallimento, senza tuttavia riconoscere che la Royal Navy aveva operato a centinaia di miglia di distanza dalle basi di rifornimento e comunque messo in difficoltà l’avversario obbligandolo a mantenere navi e soldati sul Baltico indebolendo le forze in Crimea.

Foto di una postazione Russa della battaglia del 'Grand Redan' 
Foto di una postazione Russa della battaglia del ‘Grand Redan’

 

Di ben diversa natura furono invece le reazioni russe: il fatto che una flotta nemica fosse penetrata nel Baltico era già grave in sé, ma ancora di più che la flotta russa – superiore per numero e armamento – fosse rimasta relativamente inerte e non avesse tentato una sortita. Il Baltico era lo specchio d’acqua davanti alla capitale e si disse che uno degli incubi ricorrenti dello zar Nicola I – morto prima della fine della guerra nel 1855 – fosse appunto il risveglio nel palazzo imperiale a Pietroburgo con le navi inglesi alla fonda sulla Neva.
La minaccia della squadra inglese che aveva incrociato nel Baltico rese ancora più dura la sorveglianza poliziesca e il trattamento delle province baltiche (le attuali repubbliche di Estonia, Lettonia e Lituania) e del granducato di Finlandia, che rimasero saldamente in mano russa fino al 1918. Poi fu Unione Sovietica, e poi…

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