• 19 Febbraio 2020

Come ha fatto Trump a diventare Trump, un fanfarone sopra le righe

Trump sarà il concorrente repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti e il Grand Old Party sa di aver toccato il punto più basso della sua lunga storia. Durante la campagna per le primarie si è detto molto sulle dichiarazioni provocatorie o insensate di Donald Trump, salvo esaltare da parte della sua claque i successi imprenditoriali come garanzia sull’ipotetico futuro presidenziale del soggetto. “Smoke in your eye” cantavano i Pletters alla fine degli anni ’50. Fumo negli occhi, conferma Ana Swanson, del Washington Post.

Quesito di partenza. Trump è davvero un gigante dell’economia americana, un modello di successo imprenditoriale, un uomo che si è fatto da solo, o è una star da reality show che si è divertita per tutta la carriera a giocare con le imprese costruite con soldi ereditati mentre continuava a rincorrere la fama?
Per Ana Swanson la verità stia nel mezzo, con Trump che si rivela nei fatti un mix di spacconeria, fallimenti e successo reale.

Trump si è cimentato in ogni settore: da quello immobiliare alle bistecche, passando per casinò e reginette di bellezza, ed è stato dirigente di oltre 500 aziende. Eppure Trump ha costruito sul suo successo una storia di esagerazioni.
«Gioco con le fantasie delle persone», scrisse nel suo libro del 1989, “Trump: l’Arte di Fare Affari”.
«La chiamo iperbole reale. Una forma innocente di esagerazione e un modo molto efficace di farsi promozione».
Viste le molte “iperboli reali” sul conto di Trump che rendono difficile capire a cosa credere, ecco le cinque cose più importanti da sapere sulla carriera imprenditoriale di Trump.

 

Trump mani alle tempie fb

1) Immobiliarista così e così
La fortunata carriera di Trump in campo immobiliare dura da oltre 45 anni. Trump ha costruito edifici simbolo come le Trump Tower sulla fifth avenue di Manhattan e a Chicago, e il Mar-a-Lago, un club privato a Palm Beach in Florida. La Trump Organization è proprietaria di diversi palazzi, hotel e campi da golf in tutto il mondo. Eppure le sue imprese immobiliari non hanno lo strapotere che Trump vorrebbe farci credere. Nonostante abbia la fama di essere un magnate nel settore a New York, Trump non rientra nella lista dei primi dieci imprenditori immobiliari della città.

Le aziende di Trump non sono quotate in borsa, e quindi non ci sono molte informazioni. Le sue operazioni con i casinò, le compagnie aeree, il football professionistico e altri settori sono finite male. I casinò di Trump, che hanno generato i fallimenti, sono probabilmente il suo fiasco più noto.
Trump fu costretto a investire soldi suoi nelle aziende in difficoltà, a vendere il suo yacht e la sua compagnia aerea, a cedere gran parte delle sue quote di partecipazione e a rinunciare a posizioni importanti, arrivando persino a porre un limite alla sua spesa personale.

 

2) Trump non si è fatto da solo
Se Trump non avesse ereditato 200 milioni di dollari da suo padre, «ora starebbe vendendo orologi per le strade di Manhattan», lo ha attaccato l’avversario repubblicano Marc Rubio. Ma la cosa di cui Trump beneficiò di più fu soprattutto la credibilità del padre per ottenere credito. Tuttavia ci sono ancora dei dubbi sulla ricchezza accumulata da Trump. In un dibattito Trump ha sostenuto di aver trasformato un prestito di un milione di dollari da parte del padre in dieci miliardi. Cifre contestate dal Washington Post. A Trump vengono contestati anche i dieci miliardi di dollari, la cifra che sostiene rappresenti il suo attuale patrimonio netto.

Secondo Bloomberg News il patrimonio di Trump ammonterebbe ‘solo’ a 2,9 miliardi di dollari, mentre per Forbes sarebbe di 4,1 miliardi. Dal momento che le aziende di Trump non sono quotate la cifra esatta non è nota. Nel 1978 Business Week stimò il patrimonio netto di Trump in 100 milioni di dollari. Se Trump avesse semplicemente messo quei soldi in un fondo indicizzato dell’indice Standard & Poor che molti americani usano per far fruttare i loro risparmi in vista della pensione oggi sarebbero sei miliardi di dollari. Imprenditore da Bot e Cct.

 

3) Quello che Trump tocca diventa… Trump
Trump è una specie di re Mida: molte delle aziende con cui entra in contatto finiscono per prendere il suo cognome, spesso scritto a caratteri cubitali dorati. Secondo un documento presentato alla Commissione elettorale federale americana, delle 515 aziende di cui Trump fa parte 269 portano il suo cognome. Tuttavia non tutti gli edifici col nome di Trump sono suoi. In molti casi Trump ha soltanto concesso ad altri imprenditori immobiliari una licenza per sfruttare il suo nome. Strategia di promozione del “marchio” che sembra soddisfare anche un più profondo desiderio di fama e successo.

Oltre agli hotel e i casinò, il marchio Trump comprende anche bistecche, un gioco da tavolo, una rivista e una compagnia aerea che non esistono più, e la linea di camicie e cravatte Donald J. Trump Signature Collection. Trump ha messo il suo nome su un’acqua naturale, bevande energetiche israeliane, un’acqua di colonia, un vino della Virginia, vodka e mobili, «qualsiasi cosa possa essere venduta come un prodotto di alta qualità, ad alto costo e di alta classe». Fa parte della famiglia del marchio Trump anche la controversa Trump University, che è stata al centro di dure critiche da parte dei suoi rivali politici.

 

4) Trump e gli scheletri nell’armadio
Mai stato accusato di atti illegali, Trump ha però lavorato molto con aziende controllate dalla mafia a New York e Atlantic City, tra cui la Trump Tower e Trump Plaza. Secondo molti, questo era il solo modo di costruire immobili nella New York degli anni Settanta-Ottanta, quando la mafia controllava diversi settori dell’industria edile della città come il cemento, i sindacati e lo smaltimento. Ma il coinvolgimento di Trump va oltre.«Non ci sono mai stati altri candidati con rapporti così radicati e documentati con enti controllati dalla mafia», ha scritto Robert O’Hara del Washington Post.

Come sottolineato dai suoi avversari Repubblicani, le aziende di Trump potrebbero aver reclutato lavoratori irregolari e lavoratori ospiti, accuse scomode per un candidato presidente che sostiene un programma anti-immigrazione. La Trump Tower sulla fifth avenue di Manhattan sarebbe stata costruita da operai polacchi pagati cinque dollari l’ora o meno, se non addirittura da operai senza stipendio. La causa si trascinò per decenni, poi un giudice stabilì che Trump sapeva che degli operai polacchi stavano lavorando in nero ed erano sottopagati.

 

5) Trump ha fatto di sé stesso un marchio
Il più grande talento di Trump non è stata la costruzione di aziende ma la creazione di una figura pubblica sopra le righe. Trump si è dedicato allo sviluppo di un marchio forte soprattutto perché il suo ego «aveva bisogno di attenzione», e ha capito come rendere quest’attenzione redditizia. Il marchio Trump ha beneficiato enormemente della sua partecipazione alla versione americana di The Apprentice, un reality show televisivo in cui Trump fa la parte di quello che dice le cose come stanno e senza fronzoli.

«Un uomo in grado di prendere decisioni e che punta sui principi, in un paese che si è ridotto a premiare chi si limita a partecipare», l’immagine che si è voluto trasmettere. In un suo libro recente, Trump ha scritto di non aver partecipato al programma per soldi ma per la «presenza del marchio». Per tutta la sua carriera Trump ha dimostrato di avere un talento nel convertire la sua totale mancanza di moderazione in profitti. Ora, conclude il Washington Post, Trump sta cercando di convertirla in voti.

Speriamo non gli riesca.

rem

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