martedì 16 luglio 2019

Nato anacronistica mira alla Russia e trascura il terrorismo

Ai vertici Nato cambia il generale, ovviamente americano, ma non cambia la musica: la Russia come avversario chiave ereditato dall’Unione Sovietica. Con le nuove trincee spostate a est: in Polonia e nei Paesi baltici. Logica militare o fobie politiche locali? Un generale Nato a riposo, Leonardo Tricarico, si pone la domanda assieme a molte altre. Questa Nato così com’è oggi, forse non funziona più.

Ai vertici Nato cambia il Comandante Supremo, ovviamente americano, italo-americano per l’esattezza, Curtis Scaparroti, ma non cambia la musica: la Russia come avversario chiave ereditato dall’Unione Sovietica.
Il Super generale, di origini pugliesi (da Orsara di Puglia, provincia di Foggia), eredita a sua volta dal predecessore Philip Breedlove, molto schierato sulla crisi Ucraina.
Nella dote militare Scaparroti si ritrova la proposta di creare un contingente di quattro battaglioni alleati (4.000 uomini) da schierare in Polonia e nei Paesi baltici in risposta alla affermata ‘esibizione muscolare di Putin lungo i confini est dell’Alleanza’.

 L'italo-americanoCurtis Scaparroti, nuovo Comandante Supremo Nato
L’italo-americano Curtis Scaparroti, nuovo Comandante Supremo Nato

Ma la vera novità, la sola, si muove tra i ‘tecnici’ di cose militari. Si infittisce infatti il numero dei militari di carriera -parlano soltanto quelli a riposo, ovviamente- critici rispetto ad una lettura delle minacce molto/troppo americana condizionata da antiche paure/prevenzioni anti russe di una parte di Paesi ex satelliti sovietici.

Tra i critici più autorevoli, il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell’ Aeronautica Militare, già Consigliere Militare del Presidente del Consiglio dei Ministri (1999-2004) e attuale presidente della Fondazione ICSA, in una analisi sul futuro della Nato su Askanews ripresa da Analisi Difesa.

Tricarico dritto sul bersaglio.
«Se non sapessimo davvero quali e dove sono le vere minacce alla sicurezza e alla stabilità dell’area euro-atlantica, ci sarebbe da sorridere. È uno strano comportamento quello tenuto dagli Usa negli ultimi sei o sette anni».

«Da un lato non perdono occasione per manifestare fin troppo esplicitamente insofferenza per l’iniqua ripartizione degli oneri nella NATO, che secondo loro graverebbe sulle spalle del contribuente statunitense in misura sproporzionata.
Ma dall’altro accentuano, in maniera ormai inaccettabile, le pressioni sugli alleati affinché siano strumento di una politica che odora di stantio: scenari da guerra fredda di volta in volta riproposti facendo ricorso a una posizione dominante ancora indiscussa».

Quindi, una Nato che resta ancorata a uno scenario da Guerra Fredda?
«Si tratta solo dell’ultima puntata di un copione che viene da lontano, una sorta di sordo richiamo della foresta in cui l’orso russo è il nemico numero uno, verso cui va non va mai abbassata la guardia.
Una politica che trova orecchie particolarmente sensibili (o forse origina?) nei paesi già appartenuti all’Unione Sovietica e ancora sospettosi, quando non ostili, nei confronti di Mosca.
In questo quadro nascono vere e proprie provocazioni, che solo per fortuna non hanno ancora innescato una vera escalation ma che hanno gravi conseguenze nel confuso, e quello sì serio, scenario internazionale».

Conseguenza di tutto questo?
«In primo luogo, la NATO presta scarsa attenzione al terrorismo. Eppure non avevano gli USA aderito al Consiglio Nato-Russia di Pratica di Mare nel 2002, istituito proprio per combattere insieme il terrorismo?
Oggi, evidentemente lontani dal 2001 non solo in senso cronologico fanno di tutto per irritare il partner russo, del quale hanno disperato bisogno su altri tavoli negoziali tanto da dovervisi ultimamente rivolgere ingoiando giganteschi rospi.
Di fronte a tutto questo viene da chiedersi quale sia la politica italiana all’interno dell’Alleanza».
La ‘misteriosa’ posizione italiana da dedurre attraverso le audaci dichiarazioni della ministra Roberta Pinotti.

Quali le vere posizioni italiane? Tricarico si conferma pilota da caccia.
«Il silenzio di fronte alle ultime sortite statunitensi parrebbe un assenso alla linea da essi indicata, imperniata sul rafforzamento del fianco nord-occidentale a contenimento di un Putin sempre più minaccioso.
Ma davvero questa è la visione italiana?
O non bisogna dire agli USA, una volta per tutte, che se vogliono dislocare loro truppe in un Paese nordico impaurito e compiacente cerchino le risorse a casa propria senza mettere in mezzo la Nato? Non è l’ora di chiudere le porte a nuove iniziative soprattutto quelle che Putin percepisce come una minaccia alla sua sicurezza?».

Una Nato che aumenti le capacità per battere il terrorismo per frenare la follia stragista, «anziché far credere al mondo che il nemico sia la Russia», è la proposta del generale italiano.

Proposta politica finale.
«Questa volta non serve una politica europea per fare inceppare il meccanismo di un’Europa del nord a influenza statunitense e di un dialogo nord-sud dell’Alleanza sempre inascoltato.
Basterebbe che alla prossima ministeriale NATO un solo Paese chiedesse ad alta voce di ristabilire gli equilibri in un’Europa che, anche se disunita, non ha bisogno di condizionamenti esterni né di relegare in un angolo la Russia, con la quale vogliamo misurarci con le nostre forze, le nostre valutazioni ed i nostri interessi.
È troppo sperare che l’Italia lo faccia con lo stesso vigore con cui si sta battendo per cause altrettanto importanti come l’emergenza immigrazione e gli investimenti per l’occupazione?».

Il generale Leonardo Tricarico, ICSA
Il generale Leonardo Tricarico, ICSA

CHI È IL GENERALE E COS’È L’ICSA
Il generale, oltre agli incarichi militari ha avuto un vasta e significativa esperienza politica. Consigliere militare di tre presidenti del Consiglio (D’Alema, Amato e Berlusconi). Attualmente è presidente della Fondazione ICSA. E qui diventa utile approfondire.

Fondazione I.C.S.A: Intelligence Culture and Strategic Analysis
La Fondazione nasce nel 2009 da un’idea del Presidente Francesco Cossiga, appassionato di intelligence e di questioni legate alla tecnologia e alla sicurezza, e trova la sua realizzazione con Marco Minniti, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai servizi segreti. Marco Minniti ha ovviamente abbandonato qualsiasi ruolo formale nella fondazione.

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