domenica 26 maggio 2019

Fiamma Nirenstein non sarà ambasciatore d’Israele a Roma. Retroscena

Fiamma Nirenstein, discusso personaggio politico-giornalistico italiano-israeliano non sarà il prossimo ambasciatore israeliano a Roma. Una rinuncia della stessa Nirenstein, è la versione data dalla stessa alle agenzie stampa, per ‘Ragioni personali’. La decisione (di chi?) dopo una infinita serie di polemiche seguite alla scelta del premier Natanyahu.

La diplomazia e i suoi linguaggi. Ogni passo indietro, o suggerito o costretto od obbligato, diventa ‘rinuncia’ da ambasciata. Fiamma Nirenstein non sarà ambasciatrice ma il corso per imparare le regole elementari del mestiere comunque lo aveva fatto. Fiamma Nirenstein ‘rinuncia’ all’incarico di prossimo ambasciatore israeliano a Roma. “Ragioni personali”, ci viene detto, senza convincere nessuno. Le agenzie riferiscono di un colloquio con il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, al termine del quale è arrivata la notizia.

La giornalista ed ex parlamentare italiana era stata indicata lo scorso agosto dallo stesso Netanyahu come prossimo ambasciatore a Roma. Ma la designazione a molti non era piaciuta. Nei mesi scorsi, ad esempio, secondo la ricostruzione di Haaretz, i vertici della comunità ebraica romana avevano sottolineato al presidente israeliano Rivlin in visita nella Capitale che la nomina della Nirenstein “avrebbe potuto creare problemi’ perché la giornalista, ex parlamentare Pdl, appare identificata in Italia con posizioni di destra e svariati opportunismi.

Ma ecco come il contrastato percorso della mancata ambasciatrice lo abbiamo raccontato noi di RemoContro. La puntata precedente di una lunga e ancora abbastanza oscura storia. Il 19 aprile, poche settimana fa, le rivelazioni dell’attento giornale israeliano Haaretz: nomina inopportuna sussurra Roma a Tel Aviv. Conflitto d’interessi: dopo aver rappresentato gli elettori italiani tra il 2008 e il 2013 come deputata di Forza Italia-Pdl, la Nirenstein si trasforma ora in Forza Israele? Versatilità nota quella della giornalista e politica italiana/israeliana.

L’irresistibile percorso di Fiamma Nirenstein, dai ritagli di stampa italiani. Prima di prendere la nazionalità israeliana nel 2013 e di arruolarsi con Netanyahu, Fiamma fu comunista, comunista dissidente, comunista versione Liberal-Adornato, repubblicana con La Malfa, craxiana, martelliana, de michelisiana (la mandò a Gerusalemme come addetto culturale), berlusconiana, finiana, a Roma per Alemanno. ‘Donna di polso e di potere’, scrive Dagospia. Un figlio nei servizi segreti, italiani. Un marito cameraman israeliano assunto dalla Rai a Roma. Magie.

Una girandola di posizioni. Con inevitabili incidenti di percorso. L’ultimo, reso noto dal solito quotidiano Haaretz: un articolo scritto dall’ex giornalista nel 1996, ferocemente critico nei confronti della moglie del primo ministro Netanyahu, Sarah. Forse l’episodio citato da Haaretz non c’entra nulla con la vicenda. Ma mai dire mai. Ed ecco l’elegante finale. «Ringrazio il primo ministro – ha scritto Nirenstein in una nota – per la sua fiducia in me. Voglio esprimere la mia volontà di continuare a contribuire allo stato di Israele al meglio delle mie possibilità».

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