• 19 Febbraio 2020

Sadiq Khan conquista Londra, primo sindaco musulmano

Sadiq Khan con il vento in poppa: il laburista figlio di immigrati pachistani musulmani, è in testa con 9 punti di scarto (44% a 35) sul rivale conservatore Zac Goldsmith, di origini ebraiche, alla fine dello scrutinio delle cosiddette ‘prime preferenze’ del voto per l’elezione del sindaco di Londra. Secondo il sistema britannico in vigore nella capitale, si spassa ora allo spoglio delle seconde preferenze (ogni elettore esprime un primo e un secondo candidato preferito) per ufficializzare il vincitore. Nella sua squadra c’è anche una italiana, Ivana Bartoletti.

 

LE ATTESE 10 ORE PRIMA

Londra elegge il sindaco dopo una brutta campagna elettorale, titola Internazionale un pezzo di Andrea Pipino. Che subito denuncia una campagna elettorale non sulle politiche possibili, ma “un brutto gioco al massacro, con accuse personali e colpi bassi”.

Colpevole il candidato conservatore Zac Goldsmith, che ha attaccato il suo avversario laburista Sadiq Khan con insinuazioni velenose e argomenti ai confini del razzismo, mostrandosi quasi ossessionato dalle sue convinzioni religiose e origini etniche: “Khan estremista”, “amico dei terroristi”, “pericolo per la città”.

Una strategia ‘salviniana’ (detta all’italiana) che risulterebbe perdente, così dicono i sondaggi, con moto di antipatia popolare nei confronti del candidato tory, rampollo di una famiglia dalla ricchezza aristocratica e secolare, “perfetta incarnazione della generazione post Thatcher dei conservatori -descrive bene Pipino- tutta scuole a Eton, college a Oxbridge e club esclusivi.

Sadiq Khan, probabile vincente, è storia all’estremo opposto di quella di Goldsmith. Figlio di un immigrato pachistano arrivato in Inghilterra per lavorare come autista di bus, laureato in legge, avvocato, dal 2005 deputato della circoscrizione londinese di Tooting e poi ministro con Gordon Brown.

Una risposta laburista importate dopo il successo alle legislative del 2015 di David Cameron e i due mandati di fila conquistati a Londra dal sindaco conservatore uscente Boris Johnson. Nonostante le accuse di antisemitismo a una parte della leadership del Labour dovute ad alcune dichiarazioni proprio dell’ex sindaco laburista Ken Livingstone.

Se il candidato laburista dovesse comunque vincere, “il ritmo che finora ha scandito le elezioni municipali nella capitale sarebbe rispettato”, spiega Andrea Pipino: dal 2000, quando è stata reintrodotta la carica di sindaco, due mandati per il laburista Livingstone e poi due per lo scapigliato Johnson, “a conferma che i londinesi si affezionano ai loro primi cittadini e gli danno il tempo per lasciare l’impronta sulla città, ma poi a un certo punto decidono che è arrivato il momento di cambiare”.

Va detto che le competenze del primo cittadino di Londra sono molto meno estese di quelle dei sindaci delle altre grandi metropoli europee. Le politiche per la casa, innanzitutto. I prezzi degli affitti stanno di buttando fuori della città le fasce di popolazione con redditi medio-bassi. Si discute della possibilità di dare al sindaco maggiori poteri per calmierare gli affitti privati.

Altro tema importante sono i trasporti, con le tariffe in costante crescita e ormai tra le voci di spesa più consistenti per chi vive in città. Il candidato laburista ha promesso di congelare ogni aumento fino al 2020, cioè per l’intera durata del mandato, mentre il tory si concentra sugli investimenti infrastrutturali.

Poi l’ipotesi Brexit, l’uscita del Gran Bretagna dall’Unione europea sulla quale decideranno gli elettori con il referendum del 23 giugno. Londra non è certo una città euroscettica, dato che ospita centinaia di migliaia di cittadini stranieri, soprattutto di paesi europei, e ha un’economia che non sa cosa siano le frontiere.

L’euroscetticismo del conservatore Goldsmith sembra essere stato un altro degli ostacoli alle sua elezione. “Stando ai sondaggi, in città i populisti eurofobi dell’Ukip di Nigel Farage potrebbero non ripetere il risultato delle legislative del 2015, quando con l’8,1 dei voti sono stati il terzo partito più votato”.

Remocontro

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