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lunedì 18 20 Novembre19

Questione morale e 7° comandamento

Buttarsi in politica per fare affari, controetica che sembra imporsi. «Non dev’essere un caso -lancia il sospetto Norma Rangieri su il Manifesto– se abbiamo avuto al governo, per vent’anni, il conflitto di interessi in persona». In Italia non si riesce a fare una legge sul conflitto di interessi mentre si piazzano imprenditori al ministero dello […]

Buttarsi in politica per fare affari, controetica che sembra imporsi. «Non dev’essere un caso -lancia il sospetto Norma Rangieri su il Manifesto– se abbiamo avuto al governo, per vent’anni, il conflitto di interessi in persona». In Italia non si riesce a fare una legge sul conflitto di interessi mentre si piazzano imprenditori al ministero dello Sviluppo, senza che nessuno neppure colga il problema prima dell’esplodere degli scandali . «Conflitto di interessi, familismo amorale, cronica carenza di senso civico disegnano un quadro d’insieme disastroso», conclude severa la Rangieri. Fa quasi sorridere, o piangere di scoramento, l’articolo 54 della Costituzione che invoca «disciplina e onore» nello svolgere le funzioni pubbliche.

L’arresto del sindaco di Lodi. Rischio autogol del Pd salvato all’ultimo munito da Matteo Renzi che ha negato la ‘trama’ anti Pd, frenando su una nuova guerra (perdente) tra politica e magistratura. A combinare un mezzo pasticcio il componente del Consiglio Superiore di nomina Pd Giuseppe Fanfani. Nipote di Amintore Fanfani, ex sindaco di Arezzo, ex deputato della Margherita, tradizione democristiana rivisitata nella modernità, ministra Boschi. Agli occhi di Fanfani l’inchiesta di Lodi che ha condotto in carcere il sindaco Pd è apparsa assai criticabile. Nel frattempo Renzi, consigliato dai sondaggi che non premiano il presidente del Consiglio quando parte alla carica delle toghe, scarica il sindaco di Lodi e l’ex di Arezzo.

Comunque sia, tutta acqua al mulino dei 5Stelle, è la constatazione ovvia. Interessante, questo proposito la schermaglia parlamentare tra Pd e M5s, che la Stampa definisce benevolmente «Quel delizioso botta e risposta tra M5s e Renzi». Question time sulla questione morale. Cinque stelle: «È ormai chiaro a tutti che questo Paese non è governato dai politici, ma dai petrolieri e dai banchieri». Renzi: «Il vostro Movimento è la quintessenza dell’opacità, è un monumento al nepotismo, nel senso tecnico del termine dal momento che lo Statuto del Movimento 5 stelle ha quattro firme: Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo, il commercialista di Grillo, e il nipote di Grillo; il nepotismo applicato al movimento politico». Da stare allegri.

La questione è che tra un mese molti italiani saranno chiamati alle urne per decidere chi li deve amministrare. Appuntamento di forte caratura politica. Renzi, sul caso Lodi accortamente prende le distanze dagli alleati del gruppo di Verdini che parlano di “complotto dei magistrati”, mentre stanno trattando col governo sulla questione ‘prescrizione’ che minaccia il loro leader. Qualcuno da sinistra osserva che se Pd non verifica la qualità della sua classe dirigente rischia l’autocomplotto. Le «insidiose urne del 5 giugno», ancora Norma Rangieri, prima della partita decisiva del referendum sulla riforme costituzionali. Catarsi delle furberie referendarie sulle trivellazioni petrolifere, se la tentazione che si coglie è quella di andare al mare?

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