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sabato 18 Gennaio 2020

Regeni vietato in Egitto, email violata e bocca cucita ai giornalisti

Giulio Regeni, violata dall’Egitto la sua email e il profilo Google. Misteriosa intrusione un mese dopo la morte. Il Cairo ha sempre negato di aver forzato il suo account. Gli inquirenti italiani chiedono aiuto alla società californiana per trovare le tracce dell’intrusione informatica.

Giulio Regeni era morto da un mese, quando qualcuno ha utilizzato la sua password per entrare nel suo profilo Google. Una intromissione informatica fatta quasi certamente dall’Egitto, attraverso un iPad, ma non si sa da chi, né perché. Sicuramente qualcuno che era a conoscenza della «parola chiave» necessaria a collegarsi a Internet con le credenziali di Giulio, in modo da controllare la sua posta elettronica e forse altri documenti, o operazioni fatte da Regeni prima di essere sequestrato.

Le ipotesi possibili non sono molte. Due possibilità. O la password è stata estratta dal telefonino del ricercatore (sparito con lui e mai ritrovato) dove poteva essere stata memorizzata, comportamento abbastanza ingenuo e poco credibile. Oppure quella pasword è una delle informazioni estorte con le torture inflitte a Giulio Regeni prima che lo uccidessero. Chi ha effettuato l’accesso deve aver avuto un contatto con Regeni, o almeno un buon motivo per tentare un’intrusione a caso già esploso.

Intanto il ministero dell’Interno egiziano chiede alla procura di emettere “ordine di riservatezza” sull’omicidio del ricercatore ma invia per errore la stessa mail proprio ad alcuni giornali. «Per quanto riguarda la gestione mediatica dell’omicidio di Regeni e il ritrovamento dei suoi effetti personali nell’abitazione di uno dei componenti della banda ucciso il 24 marzo scorso a Heliopolis, […] chiediamo di emettere un ordine di riservatezza sul caso sino alla fine dell’inchiesta».

L’email mandata per sbaglio proprio ai reporter svela il piano del governo per colpire i giornalisti. Nella lettera del ministero dell’Interno, l’idea di costruire prove false e una campagna stampa contro il sindacato “colpevole” di aver difeso due colleghi arrestati. Il piano prevedeva di colpire il sindacato dei giornalisti creando una campagna denigratoria, con agenti di polizia in pensione, «istruiti per lanciare accuse nei confronti dei giornalisti in coordinamento con la Sicurezza Interna».

«Il ministero dovrebbe concentrarsi nella prossima fase sul fatto che il leader del sindacato e la sua cricca di giornalisti hanno coperto due criminali ricercati dalla procura generale», si legge nella mail. Il riferimento è ad Amr Badr e Mahmud Al Saqqa, i due giornalisti arrestati per quindici giorni, con l’accusa di aver partecipato alle manifestazioni contro l’accordo tra Egitto e Arabia sulle isole di Tiran e Sanafir. L’accusa nei confronti dei due giornalisti è di incitazione alle proteste.

Nella mail si consiglia di ricorrere a “esperti della sicurezza o a generali in pensione”, per le Porta a Porta egiziane, “per invitarli a parlare e ad esporre il punto di vista del ministero”. Sotto pressione per il caso della tortura di Giulio Regeni di cui da tre mesi non si trovano i responsabili, il ministero è stato criticato anche dal quotidiano governativo, Al Ahram: “il ministero dell’Interno ha commesso molti errori, il più recente è il comportamento deplorevole nei confronti dei giornalisti”.


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