Ex Cia rischia la galera in Italia per Abu Omar. Riflessi sul caso Regeni

The Times è sintetico come da regola, «Ex-CIA agent heads for Italian jail over rendition of cleric». Il chierico, il religioso di cui si parla è l’ex imam di Milano e sospetto terrorista Abu Omar, sequestrato da una squadra Cia con l’aiuto dei nostri servizi segreti e trasferito in Egitto dove fu sottoposto a torture.
Partiamo dalla cronaca di Tom Kington da Roma per il quotidiano londinese. Una ex agente della CIA -una signora- coinvolta nel rapimento di un sospetto terrorista egiziano a Milano deve essere estradata in Italia per scontare la pena di pena sei anni di carcere. La storia è abbastanza nota, salvo gli inaspettati automatismi giudiziari che mettono in imbarazzo cancellerie e agenzie di spionaggio.

Il riassunto dei fatti è nostro. Sabrina De Sousa era agente residente della Cia a Milano quando nel 2003 fu coinvolta nel rapimento di Abu Omar. All’esplodere dello scandalo in Italia lei era già espatriata. Il problema è venuto con la condanna inflitta dal tribunale di Milano a 6 anni di carcere, ovviamente neppure presi in considerazione dalle autorità statunitensi. Peccato che la signora De Sousa, ormai ex agente Cia, abbia deciso di visitare parenti nella sua prima patria, il Portogallo, finendo arrestata all’aeroporto di Lisbona sull’obbligatorio mandato di cattura italiano. Automatismi giudiziari che creano oggi un gran pasticcio.

A dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, seguendo quanto già fatto in un altro caso dal suo predecessore Giorgio Napolitano, aveva concesso la grazia ad un agente Cia coinvolto nel caso Abu Omar. Due gli agenti Cia graziati, alla fine, mentre resta esclusa Sabrina De Sousa.

Torniamo al Times che lancia il suo grido d’allarme: «Sabrina De Sousa sarà il primo cittadino degli Stati Uniti ad essere estradato per aver preso parte alla “rendition” -al sequestro- di sospetti terroristi». Sempre il Times rileva come il caso De Sousa potrebbe rivelare particolari imbarazzanti sulla controversa politica degli Stati Uniti sulle azioni segrete di alti funzionari della CIA.

Facile capire, tornando in Italia, gli imbarazzi tra Langley e Forte Braschi, tra Farnesina e Dipartimento di Stato. Tutti alla ricerca di una soluzione politica compatibile con il rispetto della legalità in Italia. Quella ex spia vestita allora da diplomatica, in galera in Italia creerebbe un grosso problema. Anche se non sarà probabilmente la Cia a lamentarsi con in colleghi dell’Aise.

Sabrina De Sousa, che si è dimesso dalla CIA nel 2009, sostiene di essere stata abbandonata dal suo ex datore dopo essersi schierata contro la politica Usa di “rendition” e successive torture di presunti terroristi in giro per il mondo. E il problema politico diplomatico è ora tutto italiano, e non soltanto per una questione di equità rispetto a tutti gli altri coinvolti nel sequestro Abu Omar, fatti immuni dal ‘Segreto di Stato’ se italiani, o graziati dai due nostri presidenti se americani.

La questione che in conclusione pone il The Times è grave ed imbarazzante. «If President Mattarella chooses to pardon her, Italy could face accusations of double standards as it demands that Egypt bring to justice police officers widely suspected of killing Giulio Regeni..». Se il presidente Mattarella sceglie di perdonare lei -rileva il quotidiano britannico- l’Italia potrebbe essere accusata di due pesi e due in quanto chiede che l’Egitto portare di fronte alla giustizia gli agenti di polizia sospettati di aver ucciso Giulio Regeni.

Sequestro di stato Statunitense-italiano, allora, per Abu Omar, contro il delitto di Stato egiziano con Giulio Regeni, dice quasi esplicitamente The Times. A intorbidire ulteriormente le acque, la richiesta di clemenza per Sabrina De Souza da parte dell’allora sequestrato Abu Omar dall’Egitto, sempre più ‘americano’ e sempre meno terrorista pentito credibile.

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