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mercoledì 16 Ottobre 2019

Libia, Italia bersaglio: agguati armati smentiti e trappole spionistiche certe

Una storia oscura. Il sito d’intelligence israeliano Debka ha descritto una battaglia a est di Sirte in cui le milizie dell’Isis avrebbero attaccato un convoglio di miliziani di Misurata affiancati da ‘marines’ italiani e forze speciali britanniche. Il Ministero della Difesa italiano ha smentito. Mezze verità e mezze bugie? Altre notizie dubbie con l’Italia come bersaglio. Quali trame e quali i protagonisti occulti?

1, i fatti noti. Storia oscura dentro cui il rischio di perdersi e di divenire strumento è molto molto forte. Proviamo a rimanere ancorati ai soli fatti. È vigilia del primo maggio quando il sito di intelligence israeliano Debka-file racconta di un attentato di Daesh ad un convoglio di forze speciali italiane partite da Misurata e diretto verso Sirte. Citando fonti anonime del Mossad, Debka parla dei gravi perdite, vittime anche italiane, anche se non dà dettagli sul luogo dell’agguato.

2, sito o spie? Debka risulta un sito molto credibile e molto legato alla intelligence estera israeliana. Se Debka sbaglia, qualcun altro prima del sito ha sbagliato o più probabilmente ha voluto far circolare una notizia gonfiata o taroccata almeno in parte. Parliamo di Israele con cui l’Italia dovrebbe avere rapporti politici buoni, e del Mossad che con i nostri servizi segreti di solito è amico. Ma forse gli sconvolgimenti strategici in Medio Oriente stanno cambiando la partita in corso.

3, le smentite. Roma nega, categorica. Sempre se, ad aver ragione è il ministero della difesa italiano e l’intelligence di casa che risulta al comando di una non numerosissima pattuglia di forze speciali presenti ufficialmente in Libia. Ma è immaginabile una menzogna di questa portata? Qui non parliamo di ‘aggiustare politicamente la verità’, né di ‘Menzogna di Stato’, tipo negare il pagamento di riscatti da parte italiana per i sequestrati. Morti e feriti non li potresti nascondere.

4, il tricolore brucia. Ma la catena dei ‘fatti strani’ è molto più lunga. Poche ore dopo le rivelazioni di Debka sull’Italia bersaglio in Libia, la reiterazione del concetto via social network, con le foto di bandiere italiane che vengono bruciate da manifestanti con messaggi anti-italiani per ricordare la vittoria dei ribelli libici a Gasr Bu Hadi il 29 aprile del 1915. Caso strano, il presunto agguato sarebbe avvenuto negli stessi luoghi della battaglia centenaria di Gasr Bu Hadi.

5, pro Haftar. Strano strano strano. Anche perché la protesta di quest’anno pare sia stata organizzata dalla corrente politica pro-Haftar e quindi dai gruppi di potere esteri che giocano la loro partita in Libia. Haftar cittadino americano con l’appoggio scoperto dell’Egitto e quello indiretto della Francia. Protesta rituale anti colonizzazione per la ricorrenza come dai tempi di Gheddafi, mentre qualcuno ha voluto forzare su una protesta per l’intervento militare italiano in Libia.

6. puzza di petrolio. Come se qualcuno volesse fomentare sentimenti anti-italiani tra la popolazione libica. Una storia che puzza di petrolio. Pensiamo per un attimo all’imbarazzo di Francia e Gran Bretagna di fronte al macello post Gheddafi, e immaginiamo una loro rincorsa a riappropriarsi del ruolo di ‘liberatori’ della Libia dal vecchio regime. Con relativi vantaggi sullo sfruttamento delle risorse energetiche libiche ma non solo. Partita doppia che comprende anche l’Egitto.

7, disinformazione. Qualcuno rileva come i media italiani siano stati beffati più volte da false notizie non verificate o non verificabili. La notizia sui telegiornali nazionali sul presunto omicidio di un trafficante di esseri umani a Zuwarah da parte di forze speciali italiane. L’attacco mai avvenuto al compound della Mellitah Oil&Gas. La sfilata di una colonna di Daesh sulle strade di Sabratha, sino all’infinita catena dei ‘sembra, si dice’ attorno all’incerto governo di emanazione Onu.

8, chi altro sa. Interessante anche vedere chi ha prestato attenzione a quanto sostenuto dal sito israeliano sul presunto scontro anti italiano. Ne parla Fausto Biloslavo su Il Giornale, che riporta le rivelazioni Debka con l’aggiunta di sue informazioni: “Una fonte diretta del Giornale, sottolinea che «i nostri sono pochi e con il cappello dei servizi segreti». Così il governo può smentire ufficialmente la presenza di corpi speciali sul terreno, come la Task force 45 in Afghanistan”.

9, Israele e non solo. Ulteriore dettaglio di grande interesse, “la notizia è stata rilanciata dall’account twitter Mossad news, ufficiosamente collegato ai servizi israeliani”. Ancora: “L’agenzia stampa libica (Lana) ha ripreso la pagina di Debka con l’«esclusiva» dell’imboscata corredata da foto di un soldato britannico in azione e di un blindato italiano Lince. Negli ultimi giorni i media inglesi hanno rivelato la presenza, non smentita, di corpi speciali britannici a Misurata.

10, cosa brucia. Sempre sul Giornale, Gian Micalessin, altro inviato di punta, precisa già dal titolo: «Quel che brucia non è la bandiera italiana, ma il petrolio. Per capire cosa brucia sotto le ceneri dei tricolori in fiamme comparsi su twitter e bruciati forse a Derna, forse a Tobruk, forse a Bengasi, bisogna partire da qui». Un occhio al petrolio e l’altro, anche qui, al generale Haftar e ai suoi amici internazionali che oggi gli forniscono supporto ed armi in cambio di favori futuri.

11, l’amour d’Haftar. Il personaggio su cui stanno puntando soprattutto i francesi sempre molto attenti a controbilanciare gli interessi italiani in Libia. Ed ecco le foto dei roghi delle bandiere italiane diffuse su twitter a canalizzare sull’ex nazione colonizzatrice la rabbia di una popolazione che presto scoprirà che non ci sono più risorse per pagare stipendi e pensioni. Risentimento nei confronti dell’Italia costruito, ma anche favorito da alcune azzardate dichiarazioni ministeriali.

12, errori italiani. Costruito artificialmente o meno, l’intervento italiano troppe volte evocato dalla ministra Pinotti, non è visto certo con favore dai social libici, strumentalizzati o meno che siano. Su Twitter girano immagini tratte dall’avventura coloniale italiana, le stesse della copertina che vi abbiamo proposto, ma al posto degli ufficiali italiani dell’epoca i nuovi conquistadores hanno ora il volto di Matteo Renzi, Angelino Alfano e di Al Sisi. La disinformazione incombe.

13, Semplificazione finale. La Francia che appoggia un generale Haftar interessata all’ampliamento di commesse petrolifere concentrate in Cirenaica. Mentre l’Italia e l’Eni sono riuscite a mantenere quasi inalterati i livelli produttivi concentrati soprattutto in Tripolitania. Legittimo sospetto quindi attorno a quei tricolori bruciati in una Libia divisa anche tra gli interessi italiani in Tripolitania e quelli della Francia e del suo alleato Haftar che guardano verso l’oriente di Cirenaica.

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