La prudenza, quando si gioca sulle condizioni di vita delle persone, sarebbe un obbligo, almeno per le fonti ufficiali. Prudenza per il fuciliere di marina Salvatore Girone, per la sua famiglia, per il Paese che lo sostiene in questo anni tormentati di attesa di un corretto giudizio sulla tragedia nel mare di Kerala. Euforie affrettate e legittimo sospetto di caccia agli applausi. Ma vediamo cosa sappiamo di certo.
Il Tribunale arbitrale all’Aja ha anticipato l’annuncio della propria decisione con cui concede che il Fuciliere di Marina Salvatore Girone faccia rientro in Italia fino alla conclusione del procedimento arbitrale iniziato il 26 giugno 2015 e che rischia di protrarsi ancora per anni.
Sono i dettagli che mancano e che rischiamo di falsare la complessità che certo si nasconde dietro la decisione della corte dell’Aja. Ad esempio, spiegare cosa esattamente vuol dire, «Le condizioni del rientro saranno concordate tra Italia e India». Un’altra contrattazione infinita con l’India, e su cosa?
Di fatto, se alla fine dell’arbitrato la competenza a celebrare il processo fosse riconosciuta all’India, chi garantisce e come la riconsegna dei due marò imputati alle autorità giudiziarie indiane? Le stesse autorità che abbiamo imparato a conoscere nel loro aspetto più negativo, incapaci di definire un capo d’accusa su cui procedere contro i presunti colpevoli.
Oggi tutti ad applaudire e incassare meriti, domani vedremo. Frase rivelatrice. «Il Governo conta su un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia». Quindi l’India può ancora dire la sua e, date le premesse viste in questi quattro anni, sperare in un “atteggiamento costruttivo” sembra più un mettere le mani avanti rispetto a problemi che ancora verranno da questo infinito pasticcio.
A giustificare la nostra diffidenza rispetto a troppo facili festeggiamenti, due altre precisazioni governative nostre.
1) Consultazioni con l’India affinché siano «in breve tempo definite e concordate le condizioni per dare seguito alla decisione del Tribunale arbitrale».
2) Resta il procedimento arbitrale, «che dovrà definire se spetti all’Italia o all’India la giurisdizione sul caso della Enrica Lexie».
Fuori dal linguaggio dorato della Farnesina, questo si chiama ‘mettere le mani avanti’.
E dall’India la immediata doccia fredda: «L’Italia non ha interpretato correttamente l’ordine del tribunale. Non è vero che il marine Girone è libero: le condizioni della sua libertà provvisoria devono essere stabilite dalla Corte Suprema». Lo hanno detto oggi fonti del governo indiano all’agenzia di stampa Pti. Pre dichiarazione di guerra per un governo nazionalista, quello indiano, che avrà tutto l’interesse a mostrarsi intransigente e ostacolare con qualsiasi mezzo il rilascio dell’ultimo imputato italiano sotto il suo controllo.