lunedì 20 agosto 2018

Le notizie che non fanno notizia chiuse nella galera del silenzio

Stati Generali sulla parte finale del giustizia, l’esecuzione pena. Una sfilza di ministri, professori, direttori di carcere, giuristi, magistrati per due giorni a Rebibbia. Quasi da clandestini. La Rai le dedica un minutino a Uno mattina. L’eccezione Avvenire, ma è altro mondo; per il resto, ‘non sono argomenti che vanno di moda in questo momento’. Sistema penale e persone in carcere fanno notizia solo se scorre il sangue? si chiede accorata Francesca de Carolis. ‘Forse perché si parlasse della conclusione dei lavori bastava invitare, che so, Adriana Faranda. Immaginate la levata di scudi…’

E’ un po’ di giorni che Gatto Randagio ci gira intorno… e ha aspettato che se ne parlasse…
E’ vero che da un po’ di tempo non leggo più “a tappeto” (come da manuale del buon giornalista) i giornali, eppure, eppure… Forse mi è sfuggito qualcosa, forse qualche trafiletto interno, ma nessuna traccia neanche nella homepage dei “principali” quotidiani on line (‘Avvenire’ a parte, ma quello, si sa, è un altro mondo… e poi l’informazione di settore come Ristretti Orizzonti).
Di cosa parlo? Parlo delle conclusioni degli Stati Generali dell’esecuzione della pena. Che hanno visto al lavoro per sette mesi circa 200 persone di varia professionalità: funzionari del ministero di Giustizia, direttori di carcere, magistrati, sociologi, docenti di diritto, volontari, architetti… Per sette mesi hanno discusso intorno al nostro sistema penale e carcerario.

Alla fine ne sono nate proposte che “i tempi sono maturi per entrare nel vivo di una riforma. Si è acclarata in modo corale l’esigenza di un cambiamento profondo del modello di esecuzione della pena”. Che non è certo negazione della necessità della pena, “ma più pene alternative e carcere organizzato in modo diverso”. Perché “un carcere che sia in grado di chiedere un’assunzione di responsabilità in termini di lavoro, di impegno, di scuola, è un carcere che corrisponde non solo a un’esigenza rieducativa del detenuto, ma soprattutto a un’esigenza di sicurezza della società”.. E scusate se è poco…
Se ne è parlato, per due giorni il 18 e 19 scorsi a Rebibbia, a Roma. Ministro della Giustizia in testa, con la benedizione di Mattarella. Una sfilza di ministri, professori, direttori di carcere, giuristi, magistrati… Eppure non hanno fatto ‘notizia’.

Eppure, l’ha detto il ministro Orlando, che “il primo punto su cui dobbiamo lavorare è il coinvolgimento dell’opinione pubblica, che molto spesso è sottoposta a sollecitazioni: il carcere viene usato come strumento di propaganda e di paura”.
Ma quel “ponte” con l’opinione pubblica che sarebbe il mondo dell’informazione ha fatto orecchie da mercante, per nulla interessato, sembra, all’orizzonte di una nuova cultura della pena di cui con toni tanto accorati e con tanta competenza e impegno si è parlato in questo incontro.
Vado a frugare nella pagina del Ministero della giustizia (dove suggerisco di andare a leggere documenti, interventi e proposte…): la rassegna stampa relativa alle due giornate segnala nel canale di maggiore informazione della Rai (la prima rete per intenderci) un minutino nell’edizione di Uno mattina. Tutto qui. Eppure la Rai era lì, con la sua presidente e uno dei suoi volti di tg a presentare gli interventi…

Eppure, ad esempio, sarete stati frastornati anche voi in questi giorni da parole e parole e parole intorno alle parole del presidente dell’ANM Davigo a proposito di politici. “Come se la giustizia fosse solo una questione fra magistratura e politici!” ha sbottato infastidito un amico. “E il rapporto con i cittadini?” Quelli dentro e quelli fuori intendendo… E tutte le cose sensate, profonde, dolorose, anche, intorno a cui hanno riflettuto, analizzato, proposto 200 persone, in risposta alla domanda (questa sì di ampio respiro politico) del ministro della Giustizia?
Mi viene in mente quello che mi rispose un collega di un importante quotidiano che di questioni di criminalità organizzata si occupa, e con grande competenza, quando gli chiesi se avesse avuto interesse a scrivere sul suo giornale a proposito di un libro di testimonianze di ergastolani, roba di Alta sicurezza. Si parlava di diritti della persona… “Interessante” ha risposto, “ ma sarà difficile trovare spazio nel giornale, non sono argomenti che vanno di moda in questo momento”, e ho voluto leggere del rammarico nelle sue parole.

Sistema penale e persone in carcere fanno notizia solo se scorre il sangue? E finché il sangue è ancora ben caldo… Il terribile silenzio sul generoso lavoro degli Stati Generali della pena fa temere che proprio così sia.
Certo siamo solo all’elaborazione di proposte, bisognerà aspettare “i fatti”, mi suggerisce qualcuno con ottimismo. Sarà per questo che intanto ne viene tenuta all’oscuro la tanto temuta opinione pubblica? Non è mai troppo presto per offrile argomenti per iniziare a ragionare… Come a proposito ad esempio di percorsi di giustizia riparativa di cui anche si è parlato, e di cui pure si sta facendo concreta esperienza…

Ma qual è stato “il trucco” (quale la ‘parola d’ordine’, mi viene da pensare…) se non ha funzionato per ‘fare notizia’ neppure la video-lettera di Checco Zalone (sì, c’è stato un suo intervento) che normalmente tanta cassa fa ai botteghini…
Per carità, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Degli Stati Generali dell’esecuzione della pena, in verità, se ne era parlato, e con un bel po’ di strepiti, all’inizio. Quando è circolata la “notizia” che Adriano Sofri era stato invitato a parteciparvi. Eppure qualcosa di carcere sa e molte riflessioni avrebbe potuto offrire.
Forse perché si parlasse della conclusione dei lavori bastava invitare, che so, Adriana Faranda. Immaginate la levata di scudi… Che tanto bravi siamo a negare diritto di parola e di pensiero a chi decidiamo non ne sia più degno ( e non importa se il suo conto con la giustizia l’abbia pagato). Noi che siamo così bravi a fare graduatorie del dolore, a sventolare la bandiera del garantismo e dei diritti. Senza mai chiederci quanto selettivo sia, il nostro garantismo, il nostro proclamare e pretendere diritti…

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