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sabato 18 Gennaio 2020

Tre giorni di tregua in Siria ma ad Aleppo resta l’inferno

L’inferno di Aleppo: 200 morti in 7 giorni, tra cui 50 bambini e 20 donne. Pressioni di Russia e Usa sul governo siriano. Il bilancio delle vittime all’ospedale di Medici senza frontiere sale a 55. Altre decine di migliaia di profughi disperato in cerca di salvezza

L’inferno di Aleppo
«Il cielo sopra Aleppo sta cadendo». L’immagine è di Muskilda Zancada, responsabile di Medici senza Frontiere per la Siria, che così ha descritto la situazione nella città del nord del Paese dove continuano i bombardamenti dopo che giovedì un ospedale sostenuto dall’organizzazione era stato distrutto, con un bilancio attuale di 55 morti. «La città, costantemente in prima linea in questa guerra brutale – ha aggiunto Zancada – rischia ora di finire sotto un’offensiva totale, in cui nessun punto viene risparmiato. L’attacco all’ospedale Al Quds – conclude Zancada – ha distrutto uno degli ultimi posti rimasti ad Aleppo, in cui si poteva ancora trovare umanità. Aleppo è già lo scheletro di ciò che era una volta, e quest’ultimo attacco sembra determinato a eliminare anche quello».

Nuova tregua
Stati Uniti e Russia cercano di rilanciare una tregua almeno parziale in una Siria ripiombata nel massacro. L’esercito siriano ha dichiarato una tregua temporanea a Damasco, nei sobborghi della capitale e nella provincia di Latakia, ma non ad Aleppo, si cui abbiamo visto la tragica contabilità
La strage all’ospedale nella notte fra mercoledì e giovedì ha spinto Mosca e Washington a un dialogo più stretto per cercare ancora una soluzione politica. L’inviato dell’Onu Staffan de Mistura ha definito l’attacco un «crimine di guerra». L’alto commissario per i diritti umani Zeid Raad Al-Hussein ha parlato di «mostruoso disprezzo per i civili da parte di tutte le parti in conflitto».

Terroristi e ribelli
L’esclusione di Aleppo dalla tregua sembra legata alla frammentazione dei ribelli sul terreno, dove, in alcune zone, formazioni moderate combattono a fianco di Al-Nusra, la versione siriana di Al Qaeda. Mosca vorrebbe includere fra i gruppi terroristici comunque esclusi dalla tregua anche Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam, appoggiati da Turchia e Arabia saudita, e questo complica la ripresa dei colloqui. Mosca e Washington sembrano invece coordinarsi nella lotta contro l’Isis -scrive Giordano Stabile su La Stampa- o per lo meno competere per arrivare per primi a Raqqa e distruggere lo Stato islamico. Russia e governo di Damasco hanno annunciato una prossima offensiva verso Deir ez-Zour e poi Raqqa.

Corsa vero Raqqa
Per l’offensiva decisiva contro Racca, capitale dell’Isis in Siria, 150 Marines sarebbero arrivati nei territori curdi a Nord della per guidare le formazioni arabo-curde contro gli islamisti. Protesta formale di Damasco perché non è stata avvertita dell’ingresso dei militari statunitensi in quello che è legalmente un territorio sotto la sua sovranità. Tra diplomazia e guerra cresce intento il numero dei disperati in fuga dal massacro. Sarebbero 40 mila i nuovi profughi a causa dei bombardamenti. A Nord di Aleppo, invece, altre decine di migliaia stanno fuggendo di fronte all’avanzata dell’Isis, che ha sfondato il fronte ribelle e minaccia di tagliare la strada di collegamento fra la città e il confine con la Turchia.

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