mercoledì 19 giugno 2019

La Germania furbetta che vorrebbe l’Euro tedesco

La Germania pensa di fare da sola la politica economica e monetaria dell’Europa? Ma se la Germania tornasse al Marco a guadagnarci sarebbe proprio l’Eurozona senza Berlino. E qualcuno in Europa l’ha finalmente capito. Le furberia salva banche di Berlino che passa attraverso l’alleata Olanda. Ma forse la possibilità di comprare l’Italia a prezzi da saldo sta per finire.

Ci risiamo: tedeschi sempre più ostili ed antipatici. Prima, l’astioso ministro Wolfgang Schaeuble attacca la politica della Bce. E bene ha fatto Mario Draghi a dire che lui risponde alle leggi e non ai politici. Anche Angela Merkel si è sentita in dovere di scendere in campo, forse perché teme qualche possibile contraccolpo elettorale. La Germania pensa di fare da sola, e con il solito egoismo, la politica economica e monetaria dell’Europa?
Non glielo possiamo più consentire. Anche perché, come dicono a Napoli, “qua nessuno è fesso”.

Lo siamo stati forse in passato, per necessità, perché costretti dal cappio al collo del debito pubblico. Abbiamo dovuto sottostare al diktat dello spread. Probabilmente, non si poteva fare altro, in quelle condizioni, ma qualche difesa si poteva impostare, tenendo anche conto del forte legame tra banche e debito pubblico.
L’Italia è stata fin troppo negligente e distratta nel predisporre le difese delle proprie banche.

Fino a quando il governo non si è dovuto confrontare con cose complicate come le quattro banche da salvare, il bail in, le sofferenze, le proteste dei clienti gabbati e compagnia cantando. Mi è venuto il sospetto che pochi tra i politici italiani, operativi in Italia ed in Europa, comprendessero bene cosa stesse succedendo, ma i tecnici, la Banca d’Italia, perché non hanno aperto loro gli occhi?

La Germania, più furba, fin dal 2011, aveva salvato le sue banche, non solo mettendole al riparo dalle sofferenze ma, principalmente, mettendole in condizione di vendere gran parte del debito pubblico dei Paesi euro mediterranei che rischiavano il crollo. Il salvataggio non è definitivo, perché su di esse (il caso della Deutsche Bank) grava ancora una montagna di derivati.
Ed ecco uno dei motivi della recente critica di Schaeuble: a questo livello di tassi, le banche tedesche guadagnano poco e non possono mettere da parte le riserve per future ed incombenti disgrazie. Ma c’è sempre una soluzione.

La Germania non può incidere sulla politica della Bce? Ecco allora che aggira l’ostacolo, facendo dire all’Olanda, alleata storica, che le banche dell’UE non possono detenere tra i loro attivi più del 25% di titoli pubblici. Mossa astuta, ma che sicuramente non andrà in porto. Direi anche, mossa maligna: autentico atto di ostilità verso molti Paesi europei che, infatti, nella gran parte sono contrari.
Se si attuasse questo evento, la Germania potrebbe realizzare la stessa manovra dello spread che condusse, insieme con altri forti alleati, nel 2011.

Allora, però, era più semplice perché, molti di quei titoli pubblici (italiani, spagnoli, greci, portoghesi) erano detenuti dalle banche straniere. Bastava vendere, non solo per lucrare interessi più alti, ma anche per ricattare, facendo intravedere il default, il fallimento. Oggi non è più così. Quei titoli sono in gran parte nelle mani di banche italiane, il bilancio pubblico è in fase di risanamento, e l’Italia ha maggiore libertà di disporre del proprio destino, specie se ottiene l’auspicata elasticità di bilancio.
La Germania cerca l’escamotage di far vendere quei titoli per legge.

Una cosa orrenda che, se realizzata, aprirebbe vuoti paurosi nei bilanci di molte banche italiane e farebbe nuovamente schizzare lo spread alle stelle. La Germania ed altri Paesi potrebbero impadronirsi dell’Italia e delle sue banche (le aziende industriali le stanno già comprando a piene mani, insieme con francesi, cinesi, arabi, ecc.) con pochi spiccioli.

Le prime avvisaglie si sono già viste. Emblematico l’episodio del fondo Apollo (non tedesco, ma straniero) che ha offerto di comprare i crediti problematici della Cassa di Risparmio di Genova (a suo tempo una bella banca, finita nelle solite mani dissipatrici), valutandoli al 17% del totale. Non dando soldi in cambio, ma comprando le azioni a pochi centesimi ciascuna per impadronirsi, così, del 55% del capitale, e quindi della maggioranza.
Al governo, probabilmente, avevano già capito l’antifona e finalmente hanno favorito il lancio del fondo Atlante, con soci pubblici e privati che, dotato di munizioni adeguate, avrà il compito di ricapitalizzare le banche ed acquistarne i debiti apparentemente farlocchi a prezzi più realistici.

Questo è un esempio, anche se tardivo, di come si può intervenire per bloccare la speculazione. Ed è forse questo cambiamento di mentalità, nonché le più agevoli condizioni in cui si trova oggi l’Italia, che sta consentendo al governo, ed al ministro Padoan in particolare, di contrastare le pressioni tedesche in Europa. Forse la possibilità di comprare l’Italia a prezzi da saldo sta veramente per finire. Almeno, ce lo auguriamo.

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