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domenica 15 Settembre 2019

L’acquedotto pugliese che ‘ha dato più da mangiare che da bere’

Protti, sulla scia delle battaglie referendarie sul petrolio, finisce in acqua. Nell’acquedotto pugliese. Il paradosso del titolo appartiene ad un grande giornalista del passato. Battuta dell’allora direttore del Corriere della Sera, Mario Missiroli: “L’Acquedotto è un’opera ciclopica che, da quando esiste, ha dato molto più da mangiare che da bere”.

L’acquedotto pugliese nel 2008 era il più grande d’Europa, il terzo nel mondo. Ma anche uno dei più bucherellati dell’universo, con il 37% di perdite fisiche, cifra che sale al 49% se si considerano gli allacciamenti abusivi e le mancate fatturazioni. Nel 1997 il presidente del Consiglio Romano Prodi designa Lorenzo Pallesi come commissario straordinario, ma l’Acquedotto pugliese è tecnicamente fallito; il salvataggio è dovuto grazie all’intervento del ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, che si accolla le rate di un mutuo stipulato dall’ente con la Banca di Roma.

L’Acquedotto aveva una rete di 850mila utenze, ma moltissimi non pagavano: cittadini, interi quartieri, Comuni, fabbriche e caserme. Nel 1999 il governo presieduto da Massimo D’Alema decide di cederlo all’Enel, per una cifra superiore ai 3000 miliardi di lire. Il ministro dei Lavori pubblici si “infila”: Antonio Di Pietro dice che già che ci siamo, occupiamoci anche di due dighe abbandonate in Calabria. I pugliesi protestano: l’acquedotto è nostro e guai a chi ce lo tocca. Ha un bel dire D’Alema che la società è dello Stato.

Di fatto tutto si ferma, finchè nel 2001 Silvio Berlusconi, tornato a palazzo Chigi, inserisce nella Legge finanziaria la cessione gratuita dell’acquedotto alla Puglia. Silente l’allora presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, nonostante che le acque dell’alta Irpinia siano una delle principali fonti di approvvigionamento idrico per la Campania. Passano gli anni, tra polemiche e rinvii, con il risultato che non si fa nulla. Nel 2005 diventa presidente della regione Puglia Nichi Vendola, che subito dice: “Finchè sarò io presidente della Regione, la privatizzazione, sebbene prevista dalla legge, non si farà”.

Così è stato, in Puglia hanno continuato ad esserci 120-140mila pozzi abusivi, utilizzati nelle campagne. Decisamente originale una dichiarazione di Vendola: “La cosa più importante è che l’acqua diventi senso comune. La disputa sull’assetto giuridico dell’acquedotto è una discussione oziosa” (testuale). Per cui diventa sacrosanta la battuta dell’allora direttore del Corriere della Sera, Mario Missiroli: “L’Acquedotto è un’opera ciclopica che, da quando esiste, ha dato molto più da mangiare che da bere”.

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