• 18 Febbraio 2020

Regeni: dall’Egitto accenni di verità e omertà ufficiale

Le rivelazioni di ieri dall’agenzia di stampa inglese Reuters, per la fonte stessa, molto serie e molto bene informata, e per le stesse smentite molto molto prudenti di parte egiziana, ci dicono che ci stiamo avvicinando un po’ alla verità. La Reuters dice che Giulio Regeni era stato fermato dalla polizia e poi trasferito in un compound dei servizi di sicurezza il giorno in cui scomparve, cioè il 25 gennaio.
Lo hanno riferito fonti di intelligence e di polizia smentendo la versione ufficiale fornita dalle autorità egiziane secondo cui i servizi di sicurezza non avevano arrestato Regeni. Poi la solita smentita poco convincente dalle autorità egiziane di polizia già responsabili di tanti depistaggi

I funzionari egiziani hanno sempre fortemente negato qualsiasi coinvolgimento nella morte di Regeni. Subito dopo il ritrovamento del suo cadavere, la polizia aveva suggerito che potesse essere stato vittima di un incidente d’auto. Settimane dopo hanno detto che poteva essere stato ucciso da una banda di criminali travestiti da poliziotti.
Ora, Tutte e sei le fonti hanno detto a Reuters che Regeni è stato preso da poliziotti in borghese vicino alla stazione della metro di Gamal Abdel Nasser al Cairo la sera del 25 gennaio. La sicurezza era molto alta quel giorno perché era l’anniversario dell’inizio della primavera araba del 2011, che ha rovesciato il presidente Hosni Mubarak.

Non è chiaro dove il ricercatore sia stato portato, anche se tutte le fonti sottolineano alle Reuters Regeni che non era un obiettivo specifico ma era stato fermato nella stretta generale sulla sicurezza. Una delle fonti di intelligence ha riferito che Regeni è stato portato a Izbakiya per 30 minuti prima di essere trasferito a Lazoughli, un compound gestito dalla sicurezza interna.

È il racconto giornalistico più credibile giunto finora dal Cairo. Ora tocca all’Italia insistere nelle sollecitazioni verso l’Egitto, rileva Tommaso Di Francesco sul Manifesto. Esempio, dichiarazione da parte della Farnesina dell’«Egitto Paese non sicuro», a dare un consiglio opportuno gli italiani e un avvertimento chiaro ai governati a Il Cairo.

La Reuters rivela, e il mondo sa di un Egitto che ha fatto delle sparizioni, della tortura e delle uccisioni un sistema. Ma vincono gli opportunismi politico diplomatici. Clamorosa la dichiarazione dell’arrogante al Sisi al francese Hollande, che lo sollecitava sui diritti umani: «Qui non valgono i diritti umani dell’Unione europea». Ma questo lo sapevamo già.

Redazione

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