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martedì 19 20 Novembre19

La Turchia sui profughi ricatta l’Ue: fine dei visti o salta il patto

Assomiglia decisamente a una minaccia la dichiarazione del premier di Ankara, Ahmet Davutoglu, al presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Esenzione dei visti Schengen per i cittadini turchi a giugno. “Se non sarà così, allora di certo nessuno potrà aspettarsi che la Turchia mantenga i suoi impegni” previsti dall’accordo con l’Ue sui migranti”.

Parole diplomatiche espresso col sorriso di sempre da parte del premier di fiducia del presidente Erdogan, ma la sostanza è un ricatto. O ci date i visti per l’Europa subito o blocchiamo l’accordo sui profughi, è la sostanza. Ma una volta tanto il lussemburghese Junker non risponde con un altro sorriso.”Ankara deve soddisfare tutti i requisiti per i viaggi visa-free con l’Unione europea, i criteri non saranno annacquati”. Poi rincara: “Abbiamo concluso un’intesa; l’accordo è applicato. Non occorre lanciare minacce al vento”.

Davutoglu all’assemblea del Consiglio europeo ha ricordato come la Turchia è il paese che ospita il maggior numero di rifugiati al mondo eppure ha ricevuto soltanto mezzo miliardo di dollari dalla comunità internazionale pur avendone spesi 10 di miliardi. La Turchia batte anche cassa, apertamente. “La Turchia può parlare di questioni pendenti per l’Unione europea specialmente perché la parte che prevedeva i 3 miliardi per i rifugiati siriani non è stata messa in atto completamente”, ha detto ancora il premier turco.

Ma i problemi che la Turchia ha con l’Europa sono ben altri. I trascorsi (?) sostegnio al terrorismo Isis, e il rispetto dei diritti umani. Terrorismo: “Abbiamo deportato 3200 persone che stavano per raggiungere la Siria”, ha dichiarato il premier turco. “Riusciremo a sconfiggere il Daesh quando troveremo una soluzione politica alla crisi in Siria”. Che per la Turchia vuol dire una Siria senza Assad e senza un territorio curdo sui suoi confini.  Il contrario di quanto sta accadendo sul campo.

Per i diritti umani, il rovesciamento delle parti in commedia. Ha ammesso che i radi aerei contro “i terroristi” del Pkk continueranno nel sud-est del paese finché la ribellione non sarà sedata”. Ma chiede all’Europa di affiancare la Turchia nella repressione del partito curdo. La battaglia di Ankara contro i curdi del Pkk è ritenuta da molti osservatori internazionali una vera e propria persecuzione politica, acutizzata nei mesi scorsi con l’esplodere della crisi dei migranti.

GLI AIUTI VERI
La Commissione Ue ha stabilito il finanziamento di altri 110 milioni di euro per accelerare una serie di nuovi progetti a favore di strutture dedicate ai rifugiati in Turchia. 60 milioni in cibo, medicine e strutture per dormire destinate a chi sta rientrando dalla Grecia alla Turchia, previsto dall’intesa. I rimanenti 50 milioni in aiuti umanitari, per venire incontro alle esigenze urgenti dei rifugiati siriani, che si trovano sempre in territorio turco. Altri 83 milioni di euro sono destinati invece ai migranti in Grecia.

SBARCHI 2016
Quasi 179mila migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare nello stesso periodo. Del totale di 178.882 arrivi, quasi 25mila sono giunti in Italia, oltre 153mila in Grecia ed il resto a Cipro e in Spagna. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni afferma che 737 di loro sono morti nel tentativo di raggiungere le sponde europee, con una media di sette al giorno. Nel computo non sono inclusi i 400 migranti molto probabilmente annegati nel naufragio al largo dell’Egitto.

BLOCCATI DAI COMBATTIMENTI
Medici Senza Frontiere parla invece di centomila siriani bloccati a causa dei combattimenti in Siria nel distretto di Azaz, nel governatorato di Aleppo in Siria settentrionale, strette tra la linea del fronte del gruppo dello Stato Islamico, i territori controllati dai curdi e la frontiera turca. Più di 35.000 persone in fuga dai campi sfollati presi dal gruppo dello Stato islamico o troppo vicini alle linee del fronte. Ora più di 100.000 persone sono radunate nelle zone al confine con la Turchia, con combattimenti in corso a soli sette chilometri di distanza”, denuncia Msf.

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