sabato 20 luglio 2019

Genova violentata dal petrolio nella notte del referendum fallito

Sversati nel torrente Polcevera migliaia di litri di petrolio. Ha ceduto una grossa tubatura dell’oleodotto Iplom a Genova. La marea nera è arrivata fino al mare. Ma è ancora impossibile conoscere l’esatta entità dell’ennesimo disastro ambientale legato alla lavorazione degli idrocarburi

Il volo impossibile (Foto di Fabio Bussalino, gentilmente concessa a RemoContro)

Il cormorano coperto di petrolio è l’angosciante immagine-simbolo dello sversamento di greggio dalle condotte della Iplom nel torrente Polcevera, a Genova: l’uccello, che cerca di sollevarsi dall’acqua e vi ripiomba, mostra il pericolo che sta correndo l’intero ecosistema del corso d’acqua e delle zone circostanti.

Il greggio sta causando una moria di pesci e sta mettendo in pericolo molti uccelli – anatre, aironi, papere, germani e oche -che vivevano nei torrenti e in mare.

 

Un lungo blob nero corre verso il mare di Genova, trasportato dalla corrente del torrente Polcevera. Alle 20 di domenica gli abitanti del quartiere di Borzoli, sulla collina,  lanciano l’allarme. Un corso d’acqua minore – il Fegino – si sta colorando di nero. La situazione appare subito molto grave. Decine di migliaia di litri di petrolio si stanno riversando in acqua e lungo in torrenti scendono al mare. L’aria attorno a quei rivi ormai saturi di petrolio diventa irrespirabile. Il buio della sera non aiuta il lavoro dei soccorritori intervenuti immediatamente.

Le barriere dei vigili del fuoco riescono però a impedire che il grosso della marea nera raggiunga il mare aperto. Ma il greggio si è comunque nel Polcevera a poca distanza dalla foce. Quanto di questo petrolio abbia raggiunto il mare nessuno è ancora in grado di stabilirlo.

La dinamica del disastro sembra chiara: si è aperta una grossa falla di un oleodotto della raffineria Iplom. Dallo squarcio si sono riversati nei corsi d’acqua  in acqua migliaia e migliaia di litri di petrolio. Ma non è ancora possibile stabilire il reale quantitativo di greggio sversato. Così com’è difficile ancora sapere la reale dimensione dell’ennesimo disastro ambientale legato alla lavorazione degli idrocarburi. Gli abitanti della zona sono stanchi: questo, infatti, non è il primo incidente simile.

C’è da capire se la foce e quindi anche il mare abbiano subito grossi danni. E quanto siano compromessi i corsi d’acqua coinvolti. Visto che il danno è stato comunque grave. Ora è il momento della messa in sicurezza e delle valutazioni ambientali. Poi si passa alle responsabilità.

Perché non è stata individuata subito la perdita? E perché non è stato immediatamente interrotto il flusso di greggio? Sono le domande a cui gli investigatori stanno cercando risposta. La procura di Genova ha intanto aperto un’inchiesta per inquinamento e sversamento non controllato di greggio. E il pm Alberto Landolfi ha posto sotto sequestro l’impianto genovese della Iplom, nata in Piemonte.

Macabra ironia della sorte, Genova è stata violentata dal petrolio proprio nella notte del fallito referendum sulle trivellazioni in mare. Ora resta l’amaro di un disastro che forse si poteva evitare. E forse il rimpianto di aver sottovalutato i rischi legati all’estrazione di idrocarburi.

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