lunedì 20 agosto 2018

L’ostinazione delle radici, l’uomo, l’arroganza e le trivelle

Guardando le radici farsi strada nell’asfalto. In questi tempi d’arroganza, d’inviti a voltarsi dall’altra parte e di trivelle… Eco di un racconto delle Mille e una notte nato nella terra d’Avelllino, dove si legge che la terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. Visione profetica dell’oggi. Francesca de Carolis non fa sconti: “A proposito, siete andati a votare? A piantare il vostro seme di democrazia, in difesa della Terra…”.

Appunti. Guardando le radici di un albero farsi strada fra mattonelle e asfalto… e chissà se è più l’angustia per queste radici costrette in nostre geometrie, o lo stupore per la forza di quella vita più forte del cemento. Fotogrammi di battaglie, fra alberi e città, che rimandano alla più vasta guerra fra la stupidità dell’uomo, che tutto vuole piegare a sé, e la vita della Terra… guardandosi intorno, guardandosi dentro….

Ritrovo le pagine di un racconto che un insegnante aveva scritto per i suoi alunni. Marco Bruno, della terra d’Avellino, terra di streghe, Marianne e mazzamaurielli ( variante del monacello napoletano). Aveva sentito fortissima, Marco Bruno, l’urgenza di insegnare ai suoi alunni il rispetto della Terra e l’ha fatto creando storie, nate dal ricordo che aveva intatto del tempo in cui i ‘cunti’ dei vecchi intorno al fuoco popolavano le notti di esseri fantastici che spuntavano dal suolo, o scendevano da regioni sconosciute dei cieli, per vivere sulla terra quando l’uomo ancora non l’aveva ferita…

E visto che venerdì prossimo, 22 aprile, è la giornata mondiale della Terra, voglio ricordare quel suo racconto. Ascoltate…

Dunque. “In una notte di luna piena, al limitare del bosco, là nel paese Eterno, dove la realtà confina con la fantasia, alcuni ragazzi vanno alla ricerca di fate ed elfi, e incontrano un uomo dalla lunga barba bianca e dal grande cappellaccio nero: il Grigio, un grande vecchio, quando ‘vecchio’ non sembrava ancora una brutta parola…
-Che il bosco vi sia amico! Vi conceda bacche, radici, funghi e piante odorose! Ma cercate fate e elfi? Da tempo non sono più qui!

Cosa era successo? Era successo che, dopo che erano stati creati la luce, e la terra e l’erba e i fiori, e dal sospiro di Madre Natura erano nati il Tempo e lo Spazio, e poi il mondo si era popolato di fate ed elfi, e sembrava tutto in ordine… un giorno il principe degli Elfi arrivò trafelato…

-Ho visto un essere mai visto prima, cammina come noi su due piedi, dietro di lui sua moglie e i suoi cuccioli, intreccia canestri, si costruisce capanne, raccoglie frutti, bacche e semi e… uccide! Sì, uccide gli animali della foresta e mangia i pesci del fiume! Accende fuochi e combatte i suoi simili… li deruba persino!-

E Madre Natura: -l’Uomo! È arrivato…-

Eco di un racconto delle Mille e una notte, dove si legge che la terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. E noi oggi sappiamo quanto di profetico è dentro quella visione…

Tutto quello che l’uomo ha combinato lo conosciamo bene. Cose meravigliose, ma anche cose terribili, racconta ai suoi ragazzi l’insegnante: “Arrivò sulla luna … scoprì nuove fonti di energia…, ma tutte queste sue opere avvelenarono il suolo e le piante, inquinarono i cieli rendendo l’aria irrespirabile, le limpide acque dei mari, dei laghi, dei fiumi divennero limacciose, piene di schiuma, nere e puzzolenti, impedendo la vita di tutti gli altri esseri viventi. Madre Natura temette davvero che la sua opera fosse destinata alla distruzione.

Ma forse, pensò, c’era ancora una speranza… E disse agli elfi e alle fate: -Quando le vostre foreste, i vostri ruscelli saranno talmente inquinati da non permettervi la vita, scegliete un cucciolo d’Uomo, nascondetevi nel più recondito posto del suo cuore e di lì, parlategli.

Conclude il racconto del professor Bruno; “Ecco dove sono fate ed elfi, ascoltate la voce amica nel vostro cuore… fate in modo che non soffochi quando sarete adulti, e raccontate, raccontate a tutti i cuccioli d’uomo questa storia”.

Un invito, ai suoi ragazzi, a fare ogni tanto silenzio ( abbiamo dimenticato come si fa?) e ascoltare questa voce. Ci ha confidato il professor Bruno che i ragazzi, che ai bei racconti ancora sanno incantarsi, avevano ben appreso la lezione, peccato che tornavano a volte da casa un po’ delusi… “Nun ‘o pensà… ‘o scemo… (non dare retta a quello stupido) era stato il commento di qualche genitore.

Ma pure ricordava, con orgoglio, che qualcuno era riuscito a condizionare i genitori.. “Ma lo sa che Antonio ci obbliga a dividere la spazzatura…!”

Ho pensato alla voce sorridente di Marco Bruno che parla ai suoi ragazzi, leggendo dell’appello del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani a proposito della Giornata della Terra, appunto… che invita a fare dell’educazione ambientale punto centrale della formazione dei futuri cittadini.

Adottate un’aiuola, coltivate il vostro giardino… Pensando alle parole di Rachel Louise Carson, la biologa di ‘Primavera silenziosa’ : “Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo”

Ricordate “L’uomo che piantava gli alberi”? La storia del pastore che riforestò da solo un’arida vallata di Provenza… le querce che nacquero, dalle cento ghiande piantate ogni giorno, ogni giorno per tre anni… Per molto tempo molti hanno pensato che quello di Jean Jono fosse una storia vera, e a me ancora piace pensarlo.
Un invito a compiere anche solo un gesto, pensando alla bellezza di quello che ne può nascere. Ascoltando, come Marco Bruno ha saputo insegnare ai suoi alunni, “la voce amica nel nostro cuore”…

Guardando le radici farsi strada nell’asfalto. In questi tempi d’arroganza, d’inviti a voltarsi dall’altra parte e di trivelle…
A proposito, siete andati a votare? A piantare il vostro seme di democrazia, in difesa della Terra. …

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