Privacy Policy
giovedì 19 Settembre 2019

Brasile in crisi sui peccati veri o presunti di Dilma e di Lula

Golpe strisciante o conti pubblici (troppo) taroccati? si chiede Marsonet nell’affrontare il pasticcio Brasile dove la presidente Dilma Rousseff rischia l’impeachment per operazioni sporche assieme all’ex presidente Lula. I sostenitori di Dilma e di Lula che gridano al complotto reazionario. La crisi anche economica del Brasile, uno dei soci fondatori del Brics, associazione che riunisce le cinque maggiori economie emergenti. L’illusione della ‘multipolarità’.

Golpe strisciante o conti pubblici (troppo) taroccati? A dispetto delle apparenze non siamo in Italia, bensì in Brasile dove l’erede di Lula, Dilma Rousseff, sta affrontando la battaglia politica più difficile della sua vita.
Tra poche ore, infatti, sapremo se il parlamento carioca darà il via libera all’impeachment dell’attuale presidente del più grande Paese sudamericano. Le previsioni sono fosche poiché pare che, pur con margini assai risicati, la maggioranza dei deputati sia favorevole al provvedimento.
Il che aprirebbe uno scenario a dir poco drammatico, con il rischio di un vuoto istituzionale e di scontri di piazza ancor più violenti di quelli che già si sono verificati negli ultimi giorni.

Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Non solo il Brasile, ma l’intera America Latina è da sempre un contesto geopolitico attraversato da scosse e crisi che si susseguono con ritmo endemico, e tale da suggerire una sorta di inevitabilità ciclica.
Un tempo “cortile di casa” degli Usa seguendo le linee della “dottrina Monroe”, negli ultimi decenni molte delle nazioni che ne fanno parte hanno cercato di affrancarsi dal dominio – economico e politico – degli Stati Uniti. Lasciando stare Cuba che fa storia a sé e il Venezuela con Chavez, altri Paesi sudamericani hanno imboccato la strada dello sviluppo economico facendo aumentare il loro Pil a ritmi spesso vertiginosi.

Il Brasile è stato da questo punto di vista il caso più eclatante. A un certo punto parve acquistare un peso internazionale di grande rilievo, proponendosi quale potenza regionale con ambizioni addirittura globali e fu uno dei soci fondatori del Brics, associazione che riunisce le cinque maggiori economie emergenti.
Il governo di Brasilia lanciò programmi ambiziosissimi praticamente in ogni settore, ivi incluso quello dell’istruzione pubblica. Ricordo riunioni internazionali tra università in cui i rappresentanti brasiliani annunciavano – con sorpresa e un po’ d’invidia da parte degli altri – lo stanziamento di un numero incredibilmente alto di borse di studio per consentire ai loro giovani di andare all’estero. E gli europei facevano a gara per accaparrarseli, giacché erano totalmente spesati.

Troppo bello per essere vero. Ora pare che la festa sia finita. Il Pil cala vistosamente, il bilancio statale è stato, per così dire, ritoccato per farlo apparire sano e in salita, la corruzione è diventata – se possibile – ancora più diffusa. Difficile sapere se Lula sia davvero coinvolto in tutti gli scandali che gli vengono imputati, e altrettanto difficile dire fino a che punto Dilma Rousseff l’abbia coperto (ma esistono intercettazioni telefoniche al riguardo).
La reazione popolare è assai simile a quella che si registra in Italia in casi simili. Tutto viene politicizzato. I sostenitori di Dilma e di Lula gridano al complotto reazionario contro la sinistra e i sindacati, mentre dal lato opposto si insiste sulla politica clientelare e mirante a favorire gli “amici” praticata con sistematicità dall’ex presidente e dall’attuale.

Qualunque sia l’esito del voto parlamentare è ovvio che il Brasile ne uscirà malissimo e dovrà per ora rinunciare ai suoi sogni di grandezza. E, ancora una volta, verrà sottolineato lo strano caso di una nazione ricchissima – al pari dell’Argentina – che non riesce tuttavia a scuotersi di dosso il giogo della povertà e a imboccare la via di uno sviluppo reale ed equilibrato.
Una nota finale sui già citati Brics sembra a questo punto opportuna. Il caso brasiliano e i seri problemi di India e Sudafrica (Russia e Cina vanno trattate separatamente) fanno capire che sta tramontando il progetto di costituire un blocco di Paesi “altri” in grado di sfidare la supremazia occidentale.
E, tuttavia, pure Usa e UE non sono in forma smagliante. Ne consegue – almeno per ora – l’impossibilità di dar vita a un ordine internazionale con più equilibrio rispetto al passato, e fondato sulla bella idea di un mondo realmente multipolare.

Potrebbe piacerti anche