Forse il Grande Fratello non è poi così grande, se è vero che i servizi di intelligence mondiali non riescono a prevenire e sventare attentati come quelli a Bruxelles, e prima Parigi, e dopo non si sa, perché è difficile sperare sia finita. Per dirla tecnicamente, la massiccia attività di ‘tracking digitale globale’, dimostra di avere molti buchi neri. Con qualche segnale incoraggiante -si fa per dire- rispetto alla sfida lanciata dal terrorismo. Ad esempio, laser per individuare esplosivi nelle stazioni e negli aeroporti.
L’Italia, con l’ENEA, ha uno strumento quasi pronto per rilevare a distanza la presenza di esplosivi, basato su sensori laser. Progetto EDEN, l’illusione del paradiso immune da azioni terroristiche con ricadute di tipo chimico, biologico, radiologico, nucleare o dall’impiego di semplici esplosivi. Il progetto è finanziato con 36,5 milioni di euro dalla Commissione Europea, coinvolge 38 partner del vecchio continente ed è coordinato dal professor Luigi De Dominicis, dell’Enea. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.
Cinque diversi approcci alla soluzione del problema:
1) NAI (Neutron Active Interrogation), un sensore che utilizza un generatore di neutroni per localizzare materiale esplosivo e radioattivo inattivi.
2) ILS (Integrated Laser System), un laser in grado di individuare tracce di esplosivo anche a 100 metri di distanza dal bersaglio ispezionato.
3) PRASSI, un robot capace di compiere missioni in completa autonomia e in grado di consentire l’uso del laser ILS in aree inaccessibili all’uomo.
4) RGB-ITR, un laser per l’acquisizione del modello in 3D dei veicoli su cui potenziali terroristi hanno nascosto le ‘bombe sporche’.
5) RADCAL, un software in grado di prevedere gli effetti della contaminazione causata dall’eventuale esplosione di una ‘bomba sporca’.
Alcuni di questi strumenti sono stati testati nell’ottobre del 2013 nella metropolitana di Parigi, in collaborazione con la NATO.
La parte progettuale prevedeva lo sviluppo di un sensore laser in grado di rilevare a distanza (senza contatto) sostanze esplosive e loro precursori presenti in tracce sugli indumenti dei passeggeri all’interno di una metropolitana.
La sperimentazione ha permesso di verificare che lo strumento sviluppato dall’ENEA è in grado di fornire allarmi in tempo reale al sistema di controllo per la gestione della sicurezza della struttura critica da proteggere, metropolitana, aeroporto, stazione ferroviaria, o altro.