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venerdì 18 Ottobre 2019

Parigi, il jihadista pentito che raccontò tutto e l’antiterrorismo ridicolo

«Parigi ci sarà una carneficina», l’allarme inascoltato del jihadista pentito. Prima delle stragi di novembre un combattente islamista avvertì gli 007 francesi delle intenzioni di Abaaoud. Ma nessuno intervenne. Emni, l’unità speciale dello Stato islamico incaricata di dare la caccia alle spie in Siria e in Iraq e colpire l’Occidente.

Leggerlo in francese pensano a cosa è accaduto il 13 novembre a Parigi fa ancora più effetto.
«Nicolas, un Français revenu de Syrie, avait prévenu la DGSI qu’un certain Abdelhamid Abaaoud était en train de monter une opération “visant la France”».

L’avvertimento è netto, inequivocabile: «Fate attenzione perché si sta preparando una carneficina». Accadeva a Parigi nel giugno del 2015. Nicolas, si chiama o viene chiamato così oggi per copertura. Nicolas, è appena rientrato dal Califfato Isis. 16 mesi passati a Raqqa e nella pianura di Falluja e ciò che ha visto lo spinge alla diserzione, alla fuga. Pentito e disgustato al punto di consegnarsi alla polizia turca per farsi rispedire di corsa a casa. E 140 giorni prima dell’attacco del 13 novembre -precisa il Journal du Dimanche– Nicolas avverte i servizi segreti parigini dell’intenzione di Abdelhamid Abaaoud di colpire la Francia insieme al commando di terroristi.

Sotto schiaffo, la Direction Générale de la Sécurité Intérieure, la Dgsi, più o meno il corrispettivo dell’Aisi italiana, che ascolta ma non reagisce. Non solo l’avvertimento che poteva risultare generico su attentati, ma anche il nome del potenziale attentatore. «Abdelhamid Abaaoud si appresta a colpire l’Europa», avvisa il fondamentalista pentito. Lo stesso Abaaoud che qualche mese dopo causerà 130 morti tra lo Stade de France e i locali di Parigi. Nicolas precisa anche che il cervello degli attentati, poi ucciso nell’assalto delle teste di cuoio a Saint-Denis, è un agente dell’Emni, l’unità speciale dello Stato islamico anti spionaggi incaricata di colpire l’Occidente.

Abdelhamid Abaaoud, la mente delle stragi di Parigi
Abdelhamid Abaaoud, la mente delle stragi di Parigi

L’Emni, precisa Abaaoud nei verbali rivelati dal Journal du Dimanche ripreso su La Stampa, è «inviare individui nel mondo per compiere azioni violente, uccidere oppure reclutare giovani o procurarsi prodotti chimici per le armi». Lo stesso Abaaoud in Siria selezionava le schede dei candidati terroristi in Francia e Belgio, all’esame di due «tunisini francofoni» e a Mouhammad Al-Adnani, un siriano diventato portavoce del Califfato, dopo dieci anni passati con Al-Qaida. Il vertice Isis decide e assieme paga 50.000 euro per colpire in Europa. ‘Nicolas’ non è in grado di rivelare il giorno e il luogo esatto dell’attentato e i servizi segreti restano impotenti.

Ma i dettagli della vergogna investigativa sono infiniti. Sempre Abaaoud, al suo ritorno dal Belgio, confidò di aver trovato trovato 25 chili di tritolo sul posto. E non era un gran segreto. Nicolas è a conoscenza di tutto questo solo perché a Raqqa gestiva un ristorante di pollo e specialità marocchine frequentatissimo dai combattenti belgi e francesi, e loro chiacchieravano. Infiltrati dei servizi francesi fantapolitica? Rivelazioni di sconvolgente incapacità o trascuratezza della intelligence francese. Ora la ‘Bfm Tv‘ di Bruxelles racconta che i terroristi che hanno colpito in Belgio volevano colpire ancora in Francia per fare annullare gli Europei di calcio previsti a giugno.

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