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venerdì 20 Settembre 2019

L’Austria e il ‘muro preventivo’ anti migranti dall’Italia

Siamo al ‘muro preventivo’ anti migranti. Iniziano i lavori per una barriera al Brennero. Servirà a limitare l’afflusso dall’Italia dicono da Vienna, che prevede una ondata di sbarchi sulle nostre coste dopo il quasi blocco della rotta balcanica. Un ‘mini-muro’. 250 metri di barriera e comprenderà autostrada e strada statale. Gli interessi elettorali austriaci e la destra xenofoba

Per il momento al Brennero macchine, tir e treni transitano in continuazione e senza rallentare. Si vedono anche pochi migranti in viaggi verso nord. In media 20-25 persone al giorno. Nessun segnale di un aumento minaccioso, ma a Vienna la destra fa gran cassa e la paura favorisce i consensi. Dunque l’Austria fa sul serio e avvia al Brennero i lavori per una barriera anti-migranti.

Da tempo Vienna aveva annunciato l’intenzione di un «management di confine», un controllo al valico italo-austriaco, seguendo l’esempio di Spielfeld, al confine con la Slovenia, dove i varchi per i migranti sono limitati da recinzioni. Dopo la chiusura della rotta balcanica e l’arrivo della bella stagione, il governo austriaco teme un incremento dei flussi migratori dalle coste del Mediterraneo.

Il presidente austriaco Heinz Fischer, che si dice ‘europeista convinto’, spiega che «i provvedimenti al Brennero non prevedono un muro oppure filo spinato», assicurando il minor impatto possibile sul transito di persone e merci, «ma servono più controlli per chi vuole entrare in Europa». I controlli dovrebbero partire a fine maggio, ma sarà Vienna a decidere secondo il reale flusso di migranti.

Pessimo segnale, riconoscono il molti. La fine dei controlli di frontiera il Brennero con Schengen era diventato un simbolo dell’Unione europea, ricorda il governatore altoatesino, «ora torna ad essere simbolo della divisione in assenza di una soluzione europea». Critiche anche dall’Italia dove con malizia qualcuno ha ricordato che l’Austria ha elezioni politiche importanti alle porte.

Italia in prima linea. Secondo i dati di uno studio, la rotta attraverso il Canale di Sicilia è venti volte più letale di quella tra Grecia e Turchia. Tra una settimana primo anniversario del naufragio che, con i suoi 800 morti è stato il più letale incidente in mare dalla guerra mondiale. Allora i leader europei avevano gridato “mai più”. A un anno di distanza tutto dimenticato.

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