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sabato 18 Gennaio 2020

Regeni, la guerra all’Egitto e il ‘rischio Marò’

L’Egitto insiste: «Il caso Regeni sfruttato politicamente in Italia». Il nostro governo ha scelto la linea della fermezza sul caso Regeni. Braccio di ferro con un Paese arabo e con una dittatura militare. Quella che ha inghiottito il povero Giulio è la stessa che ha liquidato i Fratelli Musulmani, che ha dato un colpo al terrorismo e che è un attore indispensabile per la stabilità dell’area. Il generale Al Sisi gioca a suo vantaggio la posizione. La memoria degli errori sui Marò.

L’Egitto insiste: «Il caso Regeni sfruttato politicamente in Italia».

1. Dopo la mancata consegna dei tabulati telefonici e la conseguente crisi diplomatica tra Italia ed Egitto, in un intervento telefonico trasmesso da una tv privata, il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Ahmed Abou Zeid ha sostenuto che in Italia «alcuni dossier, come il caso Regeni, vengono sfruttati per questioni interne».

2. Intanto il parlamento egiziano, nella prima seduta della settimana discuterà del richiamo dell’ambasciatore d’Italia al Cairo. l’assemblea parlamentare egiziana dibatterà fra l’altro la possibilità di stabilire contatti con il parlamento italiano per discutere le ricadute del richiamo dell’ambasciatore Maurizio Massari.

3. «Le indagini investigative nel mondo si fanno basandosi spesso sulle intercettazioni. Se non ci fosse il traffico di celle telefoniche, buona parte delle indagini anche nei Paesi più attaccati alla privacy non si farebbero» dice il ministro degli esteri Paolo Gentiloni. «Nelle indagini si usano questi strumenti. Dalle Alpi alle Piramidi».

 

Avevamo bisogno di un sussulto di dignità e di uno scatto di orgoglio dopo la penosa vicenda dei marò (tutt’altro che conclusa). Così il nostro governo ha pensato bene di sposare la linea della fermezza sul caso Regeni, assumendosi tutti i rischi del caso, compresa l’eventualità di un’interruzione dei rapporti economici e turistici, oltre che diplomatici. Speriamo – aggiungo io – con la consapevolezza delle conseguenze, quando si fa il braccio di ferro con un Paese arabo e con una dittatura militare.

La Russia, del resto, dopo l’abbattimento dell’aereo russo nel Sinai, mentre gli egiziani negavano le falle nella sicurezza, decise di interrompere tutti i voli con l’Egitto, senza però richiamare l’ambasciatore. Noi rischiamo molto di più. l’Egitto è il primo patner commerciale, accoglie molte imprese italiane, ha una collaborazione con l’Eni dopo la scoperta di uno dei piú grandi giacimenti nel Mediterraneo.

Ma è soprattutto sul fronte politico militare che i rischi sono elevati. Piaccia o no, la dittatura che ha inghiottito il povero Giulio, è la stessa che ha liquidato i Fratelli Musulmani, che ha dato un colpo duro al terrorismo e che è un attore indispensabile per la stabilità dell’area, vista la situazione in Libia e in generale in Medio Oriente. Americani e monarchie del golfo pompano soldi e aiuti, i russi forniscono armi, gli israeliani tengono buoni rapporti. Il generale Al Sisi gioca a suo vantaggio la posizione strategica del suo Paese.

Deve essere chiara la parte di rischi che l’Italia si sta assumendo nell’eventualità di uno scontro frontale. Deve essere anche chiaro che qualsiasi verità l’Egitto dovesse finalmente offrirci, sarà comunque una verità parziale. Potranno consegnarci nomi di assassini, dimissioni di funzionari, scuse ufficiali e quant’altro, ma nessuno verrà mai a dirci chi ha ordinato il delitto e perché. Ammesso che di ordini si sia trattato e non, come più probabile, di iniziativa di apparati in conflitto con altri.

Non vorrei insomma che per rimediare la patacca dei marò si sia caduti nell’eccesso opposto, mettendo da parte prudenza e calcolo. È solo un dubbio, quello che si insinua sempre sul confine fra valori e realismo politico.

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