domenica 18 Agosto 2019

Dispetto petrolifero dalla Francia: niente trivellazioni in mare

Il ministro dell’Ambiente Ségolène Royal annuncia una moratoria sulla ricerca di petrolio in mar Mediterraneo, come già fatto dalla Croazia per l’Adriatico: “Rischiamo conseguenze drammatiche”. Mentre l’Italia litiga sul voto o l’astensione nel referendum del 17 aprile sulle trivellazioni, a Parigi decisione storica per tutelare l’ambiente e favorire una transizione ecologica verso altre fonti di energia.

La ministra francese Ségolène Royal è una bella signora al vertice del partito socialista francese da decenni, politica di sinistra quindi, già candidata alla presidenze della Repubblica contro Nicolas Sarkozy. Con i Presidenti e l’Eliseo non è donna molto fortunata, occorre dirlo. Dalla fine degli anni settanta al 2007 è stata compagna di vita di François Hollande, ex primo segretario del Partito socialista e Presidente della Repubblica francese dal 2012, con il quale ha avuto quattro figli. Poi l’abbandono presidenziale anche se poi Hollande, in deficit di popolarità, la dovrà inseguire come ministra di diffusa credibilità.

 

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Ségolène Royal, è ministra, è socialista ed è ecologista. E fa un discorso chiaro: un eventuale disastro estrattivo come accaduto alla BP nel golfo del Messico, distruggerebbe l’intero Mediterraneo. Quindi, in quel mare chiuso, stop a qualsiasi trivellazione. «Sia le acque territoriali della Francia, le prime dodici miglia nautiche dalla costa, sia quelle considerate zona economica esclusiva, fino a ben 200 miglia dal litorale». Non solo: Royal domanderà “l’estensione di tale moratoria a tutto il Mediterraneo, nel quadro della Convenzione di Barcellona per la protezione del bacino e del litorale”.

Interventismo in terra francese, e non astensionismo anche solo elettorale all’italiana. La posizione della Francia appare chiara da tempo: nello scorso gennaio la stessa Royal aveva dichiarato che qualsiasi nuova domanda di trivellazioni alla ricerca di petrolio sarebbe stata rifiutata. Lo sfruttamento degli idrocarburi, aveva spiegato il ministro, risulta infatti in conflitto con le disposizioni contenute nella legge sulla transizione energetica, promulgata in Francia nell’agosto del 2015, che prevede una diminuzione del consumo di energie fossili. Detta in altre parole, petrolio incompatibile con la transizione energetica.

Problema italiano ma non soltanto quello del mare Adriatico, davvero un lago. L’Italia ha decine di concessioni e piattaforme in mare anche a ridosso della costa. La Croazia, l’altro Paese ad avere piattaforme nell’Adriatico, ne ha solo per l’estrazione di gas localizzate al centro dell’Adriatico, a ridosso del confine delle acque di sua competenza. Il Governo croato ha di recente annunciato una moratoria contro le nuove trivellazioni. La moratoria segue di qualche mese la rinuncia da parte di due compagnie petrolifere a proseguire le attività di ricerca di giacimenti in acque croate su 7 delle 10 aree che il Governo aveva dato in concessione.

La piattaforma Ombrina ricevuta da Nuovo Senso Civico

Problema planetario. «Keep the oil under the soil», lasciamo il petrolio sottoterra, è lo slogan di molti ambientalisti. L’idea di mantenere il petrolio sottoterra nacque in Ecuador, paese dipendente dall’oro nero. Ma non solo petrolio. Energia fossile: l’Amazzonia della megaminiera di carbone di Ende Gelaende, ad esempio. O le mobilitazioni dei ‘pellirossa’ Mohawk a Montreal contro la Transcanada Pipeline. «Break Free from Fossil Fuel», sostengono gli attivisti. Per contenere l’aumento della temperatura globale entro 2 gradi centigradi ai livelli preindustriali, spiega la rivista Nature, ricordando impegni internazionali presi ma non mantenuti.

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