venerdì 19 luglio 2019

L’Egitto si arrende ai torturatori. Regeni delitto di Stato

Fine del grande bluff dell’Egitto sul caso Regeni. L’Italia richiama l’ambasciatore Massari dopo la beffa del vertice romano con gli investigatori inviati dal presidente al Sisi. Poche e lacunose le carte arrivate dal Cairo, quasi da presa in giro. Negati i tabulati telefonici richiesti “perché l’Egitto difende la privacy”.

Non è solo la verità negata. È la resa ufficiale di uno Stato balla pratica della tortura. È la difesa ad oltranza dei torturatori. È la confessione che Regeni fu delitto di Stato. È anche fine della finzione Al Sisi. A poco più di due mesi ormai dal sequestro, dalla tortura e dall’uccisione di Giulio Regeni, siamo a nessuna verità per questo delitto di Stato. Ieri il governo italiano, come aveva promesso, è corso finalmente ai ripari e ha richiamato l’ambasciatore al Cairo. Sono in gioco affari miliardari, ma la verità vale molto di più, come urla la famiglia di Giulio Regeni. In più ora è questione di dignità nazionale.

Supporters Of Ousted President And Opponents Continue To Wage Street Battles

Forse si erano concentrate troppe aspettative sul vertice tra investigatori. Forse ci eravamo illusi, ma diventa ora evidente che non si tratta più di inconsistenza del dossier arrivato dal Cairo, ma di precisa volontà politica del regime egiziano del generale-presidente Al Sisi, di restare sulla linea della reticenza autoritaria impunita. Insomma, l’Egitto della tortura praticata abitualmente contro oppositori e sospetti, vuol continuare a praticarla difendendo i suoi carnefici. Dopo menzogne e messa in scena, dall’intervista di Al Sisi a Repubblica, ai documenti personali di Giulio Regeni fatti magicamente ricomparire.

egitto sauditi

Ci troviamo di fronte all’arroganza di un regime il cui capo era stato esaltato da Renzi come il “nuovo leader emergente del Medio Oriente”, e che invece ha fatto delle sparizioni forzate e della tortura la pratica quotidiana di potere. Come ricorda Francesco Di Tommaso su Il Manifesto, inascoltata anche la voce del direttore di Al Ahram, che, temendo una rottura diplomatica ed economica con l’Italia, aveva chiesto di fare chiarezza e dire la verità. Ma ieri al Cairo Al Sisi celebrava il patto strategico con l’Arabia saudita, arrivata in soccorso con il re Salman a stringere, in un abbraccio miliardario e mortale, l’Egitto.

Potrebbe piacerti anche