sabato 20 luglio 2019

Ventennio di Vespa in Rai, epilogo necessario

Andrea Melodia, ex Tg1, ex dirigente Rai, vertice Ucsi, stampa cattolica, Bruno Vespa lo conosce bene. «L’unico direttore Rai mai sostituito, mai sostanzialmente messo in discussione, protetto da una rete capillare di appoggi politici che hanno sempre compreso maggioranze e opposizioni alterne, e mai ha consentito all’azienda di decidere alcunché sulla linea editoriale dell’intera seconda serata di Raiuno, e questo negli ultimi vent’anni, è Bruno Vespa. Un giornalista molto bravo, non c’è dubbio. Ma è lui a dover rappresentare il servizio pubblico?»

È poco utile indignarsi per l’intervista di Bruno Vespa al figlio di Riina, se non si entra nel dettaglio del “come”, del “perché” e del “perché non”. Voglio dire: anche Enzo Biagi intervistò a più riprese Tommaso Buscetta, ma nessuno può dire che da quelle interviste non sia uscito un grande servizio di informazione sulla mafia. Dunque il problema non è il bilanciamento delle opinioni (intervisto Riina figlio e il figlio di una vittima di mafia) bensì capire cosa si comunica, a chi sia utile l’intervista al figlio di Riina.

È necessaria questa analisi e sarebbe necessario ricavare una risposta positiva se volessimo riconoscere un valore di servizio pubblico – che vuol dire, semplicemente, “servizio al pubblico” – nella intervista di Porta a Porta, e in qualsiasi servizio giornalistico che risponda a un modello di informazione costituzionalmente garantita, libera e responsabile. Ed è evidente invece l’assoluta difficoltà di ritrovare un valore significante nelle parole furbastre, intimistiche, recalcitranti concesse da Bruno Vespa a Riina figlio, senza che venisse fatto alcuno sforzo per trarre da quella bocca alcunché di utile e di costruttivo. Questo, per quanto riguarda il “come”: ed è un giudizio che può essere facilmente condiviso da molti.

Le prossime considerazione, relative ai “perché” e ai “perché non”, beneficiano di qualche conoscenza dei meccanismi tecnico professionali del giornalismo televisivo e del funzionamento dell’azienda Rai.

Anzitutto: perché Bruno Vespa si è intestardito a realizzare una intervista che gli avrebbe procurato problemi? Qui dobbiamo procedere per ipotesi, perché non siamo a conoscenza di elementi certi.

Che Bruno Vespa sia un giornalista esperto, ambizioso e testardo, poco propenso a rinunciare all’aggiunta di un nome di spicco al suo palmares di intervistati, a prescindere dai contenuti, direi che è cosa nota. Altrimenti non si spiegherebbe la fiumana di personaggi non di primissimo piano che passano nel suo studio televisivo. Quando si segue il metodo dell’accumulo si rischia davvero la bulimia.

Poi c’è la questione del lancio editoriale del libro scritto da Riina figlio per un poco noto editore veneto, Mario Tricarico. Il quale di certo è stato coinvolto nella trattativa con la Rai, visto che da lui sappiamo che Vespa non aveva concordato le domande. Meno male. Ma non far conoscere in anticipo le domande serve ad evitare risposte innaturali, e solo in teoria a permettersi temi scomodi per l’intervistato, se poi questi non diventano il centro dell’intervista. E l’accettazione degli interessi dell’intervistato si assicura anche concedendogli di firmare la liberatoria a intervista registrata e conclusa, non subito prima come ai comuni mortali.

Quella delle interviste in occasione dei lanci editoriali è davvero una pessima abitudine dei talk show televisivi, perché potrebbero nascondere interessi economici non legali, come l’evasione di tasse sulla pubblicità o altri vantaggi illegittimi. Probabilmente non è così nel caso in questione, ma proprio perché potrebbero nascere sospetti si sa che non è davvero il caso di intervistare un personaggio controverso quando presenta un libro. Cosa ha indotto Vespa a non essere più prudente?

Infine, i “perché non”. Perché la Rai non ha fermato Vespa?
Qui entriamo in un vero guazzabuglio. Anzitutto: chi doveva fermarlo? Il direttore di Raiuno, Andrea Fabiano, dal quale il programma legalmente dipende? Oppure il direttore editoriale dell’informazione, Carlo Verdelli, la cui delega dovrebbe essere estesa al coordinamento dei programmi informativi di rete? O almeno il direttore generale/amministratore delegato Antonio Campo Dall’Orto?

In ogni caso, nessun direttore giornalistico è responsabile del programma Porta a Porta. Non sarò certo io a reclamare l’espulsione delle funzioni non giornalistiche da questo genere di programmi, perché al contrario ho scritto più volte che i talk show non si fanno senza una regia e una tecnica di racconto più consona all’autore che al giornalista. Però la chiarezza assoluta su chi è responsabile credo davvero sia indispensabile.

Dalle dichiarazioni del giorno dopo abbiamo ricavato un quadro di ulteriore confusione. La presidente della Rai Monica Maggioni si è abbastanza chiaramente dissociata. Carlo Verdelli ha dato il suo avallo alla trasmissione. Campo Dall’Orto, anch’egli favorevole, si è però sentito in dovere di aggiungere che da settembre ci sarà un nuovo sistema di controllo, “una supervisione prevetiva che lavori sui contenuti giornalistici ovunque essi siano” ha detto testualmente alla Commissione parlamentare antimafia. E questo, come era ovvio, ha fatto sobbalzare il sindacato dei giornalisti che ha avuto buon gioco a ricordare che norme di legge e contratto danno questo potere in esclusiva al direttore responsabile della testata.

Ora la testata a Porta a porta non c’è, ma se l’azienda riconosce formalmente la presenza di contenuti giornalistici dovrebbe essere obbligatorio riportarli a una testata. Ma quale? Un’ennesima testata? O un riporto formale privo di sostanza? O forse si pensa che le decisioni debbano essere affidate a un direttorio? E davvero si può pensare che una azienda che vuole diventare media company, cioè privilegiare l’informazione in rete, possa funzionare con una pletora di direttori obbligati a confrontarsi tra loro in ogni momento della giornata?

La triste verità è che il responsabile di Porta a porta continua a essere uno solo, perché nessun direttore legale tra i tanti che si sono succeduti e mai riuscito a tenerlo sotto controllo per vent’anni. L’unico direttore Rai mai sostituito, mai sostanzialmente messo in discussione, protetto da una rete capillare di appoggi politici che hanno sempre compreso maggioranze e opposizioni alterne, e mai ha consentito all’azienda di decidere alcunché sulla linea editoriale dell’intera seconda serata di Raiuno, e questo negli ultimi vent’anni, è Bruno Vespa.
Un giornalista molto bravo, non c’è dubbio. Ma è lui a dover rappresentare il servizio pubblico?

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