Vienna aumenta la pressione sull’Italia temendo un’esplosione del flusso di migranti e profughi nel corso della primavera. Gli esperti prevedono fino a 300 mila arrivi sulla rotta del Mediterraneo, e l’Austria ribadisce l’intenzione di introdurre controlli sul Brennero, per mettersi al riparo da una nuova emergenza. È il messaggio che la ministra dell’Interno Johanna Mikl-Leitner consegnerà al ministro Angelino Alfano, in un incontro a Roma. Dalla Tiroler Zeitung veniamo intanto a sapere che i controlli al Brennero dovrebbero scattare tra fine maggio e inizio giugno.
Questa mentre la “soluzione” Turchia, al suo avvio già scricchiola. Erdogan ha minacciato che la Turchia potrebbe non dare seguito al patto se l’Europa non manterrà le sue promesse. Di fatto, l’arrivo in Europa di 43 profughi legali, mentre Ankara si è ripresa 202 migranti dalla Grecia. Isola di Lesbo dove la situazione umanitaria continua ad essere molto pesante, quasi drammatrica: è di oggi l’appello dell’Unicef, che ha denunciato 22 mila bambini bloccati nella penisola ellenica.
L’Europa degli egoismi, è la realtà nel fatti. L’Austria -dicono a Vienna- non può permettersi un nuovo 2015, quando ha accolto 90 mila migranti. “Come se l’Italia ne avesse accolti 600mila”. Ognuno ha le sue buone regioni, ma il problema non si risolve con lo ‘scarica barile’. Vienna vuole informazioni sugli hotspots, allestiti nel sud. Molti temono, tedeschi compresi, una nuova Idomeni nel cuore dell’Europa. Fino ad oggi, è il succo di un articolo Frankfurter Allgemeine Zeitung, Roma si è limitata all’«autocompiacimento», ma con un atteggiamento nei fatti ambiguo.
Merito riconosciuto al nostro Paese, quello dei salvataggi in mare, ma rinfaccia ai governi del passato di aver consentito ai profughi approdati sulle coste di dileguarsi, e di riversarsi nel nord Europa. Ad agitare i governanti di Vienna è la paura dell’avanzata dell’estrema destra: secondo l’ultimo sondaggio di ARD, dopo l’affermazione alle regionali del 12 marzo scorso, ‘Alternative fuer Deutschland’ esplode al 14%, distanziando di soli 7 punti i socialdemocratici che crollerebbero al 21.
Un’altra Olanda, un’altra Ungheria, o un’altra Polonia dell’isolazionismo xenofobo in generale. Addio Europa dell’Unione?