martedì 25 giugno 2019

Italia, le vie della natura morta

Un viaggio attraverso le tracce lasciate dall’uomo nei borghi dimenticati, sparsi nella nostra penisola. Per scoprire la poesia della memoria, che si esprime attraverso casuali readymade duchampiani. Borghi disabitati, villaggi fantasma, rioni crollati. Piccoli insediamenti abitativi risalenti a varie epoche, dal medioevo in poi

Foto di Bruno Zanzottera e testi di Bruno Zanzottera e Claudio Agostini tratte dal web magazine www.travelglobe.it
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Borghi disabitati, villaggi fantasma, rioni crollati. Piccoli insediamenti abitativi risalenti a varie epoche, dal medioevo in poi.
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Foto 1. Borghi disabitati, villaggi fantasma, rioni crollati. Piccoli insediamenti abitativi risalenti a varie epoche, dal medioevo in poi, hanno costituito la struttura portante della distribuzione demografica di molte zone d’Italia. Questo fino agli anni immediatamente successivi alla II Guerra Mondiale, quando iniziò, per vari motivi, il progressivo svuotamento di molti piccoli paesi.

Foto 2-3. Ci si può meravigliare di trovare un paese o un villaggio fantasma, ma in realtà dati recenti parlano di 5838 paesi abbandonati, una cifra impressionante che la dice lunga sull’abbandono del territorio rurale e la successiva concentrazione nelle aree urbane di buona parte della popolazione italiana.

Foto 4. Il borgo di Roghudi sull’Aspromonte, abbandonato nel 1973 dopo 2 disastrose alluvioni.
 L’idea di questo reportage mi è venuta dopo aver visto “Il vento fa il suo giro”, il film di Giorgio Diritti, che ha come protagonista un borgo alpino in via di spopolamento, abitato ormai unicamente da anziani. Il titolo del film è la traduzione di un proverbio occitano il cui significato è “tutto ritorna”. Con il giornalista Claudio Agostoni ho cercato la veridicità di quel proverbio. Quella dello spopolamento è una realtà diffusa a macchia di leopardo in tutta Italia, il preambolo di un processo, che inesorabilmente porta all’abbandono.

Foto 5-6. L’operazione “case fantasma”, conclusasi recentemente dopo sette anni di lavoro dell’Agenzia delle Entrate, ci ha restituito una immagine attendibile della geografia dell’abbandono in Italia. Sono stati censiti 1,26 milioni di unità immobiliari da accatastare, per il 34,4% abitazioni. Non solo case fantasma, ma interi borghi perduti feriti da terremoti e alluvioni, svuotati dall’emigrazione, sommersi dai laghi artificiali delle dighe: sono le bandiere di un’Italia remota, che c’era e non c’è più. L’uomo ha fatto la storia del territorio colonizzandolo. Ma questo collegamento tra paesaggio, uomo e natura, ha anche permesso al territorio, quando l’uomo se ne è andato, di prendersi una rivincita.

Foto 7. In una casa di Brondino mi accoglie una tavola imbandita con tovaglia e stoviglie, come se gli antichi abitanti fossero fuggiti all’improvviso, oppure una mano invisibile avesse apparecchiato in attesa del loro ritorno.

Foto 8-9-10. Un letto in ferro battuto, le panche della piccola chiesa del borgo, sono solo alcune delle centinaia di testimonianze della vita di un tempo. Anche vecchi giornali e una bottiglia di vermouth sono preziosi testimoni degli ultimi periodi di vita di un borgo. Marchi scomparsi con gli abitanti, di cui si è perso il ricordo.

Foto 11. Scurati è un piccolo borgo nel comune di Custonaci in provincia di Trapani, che venne costruito in una grotta. È uno spettacolo unico nel suo genere: case, cappella, stalle e attività commerciali primarie sono tutte concentrate in questa cavità naturale. Lo spopolamento avvenne intorno agli anni ’50, causato dall’emigrazione in cerca di fortuna. Scurati ritrova però il suo alito vitale durante il periodo natalizio. La sua posizione del tutto particolare, ne ha fatto la scenografia ideale per la realizzazione di un presepe vivente. Così per alcuni giorni all’anno le pietre del borgo tornano a animarsi delle attività e delle voci dei pronipoti di chi versò il proprio sudore all’interno di queste abitazioni semi-trogloditiche.

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