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lunedì 20 Gennaio 2020

Regeni, Anonimo scrive a Repubblica dettagli segreti. Rischio depistaggi

“Ecco chi ha ucciso Giulio”: le rivelazioni di un anonimo ‘pentito’ dall’Egitto che svela via mail a Repubblica, dettagli tenuti segreti sulle torture subite da Giulio Regeni.  Dichiarazioni in arabo e inglese acquisite dalla procura di Roma alla vigilia del vertice tra investigatori in programma domani: “Può averla scritta solo qualcuno molto informato”. Ricerca della verità o depistaggio? Ed esce il nome del generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza.

C’è anche un Anonimo nel caso Regeni. Che racconta a Repubblica, via mail, cosa sarebbe accaduto a Giulio tra il 25 gennaio e il 3 febbraio. Una storia che porta al cuore degli apparati di sicurezza egiziani, sia tecnici sia politici. L’Anonimo -spiega Carlo Bonini sul quotidiano- scrive da giorni via mail Yahoo, alternando l’inglese, qualche parola di italiano, e l’arabo. E si qualifica come parte della polizia segreta egiziana. Un ‘pentito’, insomma, ma anonimo, e in quanto tale anche probabile depistatore.

Ma Anonimo pare sveli almeno tre dettagli delle torture inflitte a Giulio Regeni mai resi pubblici e conosciuti solo dagli inquirenti italiani, perché corroborati dall’autopsia effettuata sul cadavere di Giulio nell’Istituto di medicina legale di Roma. Chi scrive, insomma, sapeva e sa qualcosa che potevano conoscere solo i torturatori di Giulio o chi dei suoi tormenti è stato in qualche forma testimone. Ma ecco la sintesi del racconto.

Il sequestro
L’ordine di sequestrare Giulio Regeni -scrive l’Anonimo- sarebbe stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza. Lo stesso ufficiale con alle spalle una condanna per torture che, dopo il ritrovamento del cadavere, proverà a inventare la tesi dell’incidente stradale e quindi quella del delitto a sfondo omosessuale. Sarebbe stato Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza Nazionale.

Le torture
Nella caserma di Giza, Giulio, di fronte al suo rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell’Ambasciata italiana, viene pestato una prima volta. Vogliono conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando. Tra il 26 e il 27 gennaio, viene trasferito in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City. Il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, chiede e ottiene direttive dal ministro dell’Interno su come sciogliergli la lingua. Tre giorni di tormenti ma Giulio non cede.

Trasferimenti
È allora -sostiene l’Anonimo- si sarebbe scatenata una sorta di gara perversa tra opposti servizi segreti nella loro capacità disumana di strappare confessioni. Dai palazzi del vertice politico arriva l’ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari che si dicono più forti e duri della Sicurezza Nazionale. Troppi dettagli inutilmente crudeli quelli riportati dal quotidiano.  I medici militari visitano il ragazzo e sostengono che sta fingendo di star male. La tortura può continuare. Finché il fisico di Giulio non cede e si libera di sofferenze e torturatori.

I tre dettagli segreti
Tre i dettagli sulle torture inflitte sul povero Giulio, riscontrati dall’autopsia condotta in Italia, ma mai resi noti che compaiono nel racconto dell’Anonimo, presunto poliziotto pentito. Dopo la sua morte, il corpo di Giulio finisce in una cella frigorifera dell’ospedale militare di Kobri al Qubba, in attesa che qualcuno decida. E qui l’anonimo vola alto, troppo forse per risultare davvero credibile. Riunione tra Al Sisi, il ministro dell’Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja.

La fine di Giulio e i nostri dubbi
Il corpo di Giulio Regeni sarebbe stato rasferito di notte dall’ospedale militare di Kobri a bordo di un’ambulanza e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria. Finale dettato dai fatti. Il problema è quanto c’è prima. Anonimo con una tempistica sospetta. Anonimo comunque bene informato. Anonimo tormentato dal rimorso o strumento di qualche complessa e indicibile trama? E se trama fosse, interna ai poteri all’Egitto (personaggi troppo alti coinvolti e di quale parte in conflitto interno?), o strumento di depistaggio ad uso italiano?

Nelle trame vere, la grande menzogna deve essere sempre condita da piccole verità.

L’Anonimo promette di scrivere ancora e si affida a un verso del Corano. «Dio non ti chiediamo di respingere il destino, ma ti chiediamo di essere clemente».

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