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domenica 15 Settembre 2019

Le bombe Nato sulla Jugoslavia, il Kosovo e i «banditi patrioti»

Un rapporto dei servizi segreti tedeschi descrive l’attuale presidente del Kosovo Hashim Thaçi come il capo di una rete di trafficanti di armi e droga in contatto con i jihadisti. Thaçi fu a capo dell’Uck, la formazione armata indipendentista albanese, organizzazione terrorista per gli stessi Usa sino a metà 1998, divenuta di colpo organizzazione patriottica a cui affidare il futuro del Kosovo albanese separato dalle Serbia che lì ebbe origine.

I conti con la storia prima o poi occorre farli, anche se a prevalere sarà sempre il racconto del vincitore. Salvo errori di percorso. A Sarajevo, conferenza su “I jihadisti balcanici: radicalizzazione e di reclutamento combattenti per la Siria e l’Iraq”. Secondo il Balkan Investigative Report, i ‘foreign fighters’ balcanici in Siria e Iraq sarebbero partiti, 300 dal Kosovo; 207 dalla Macedonia; 107 dall’Albania, 50 dalla Serbia, e 13 dal piccolo Montenegro. Più preoccupante il numero dei ritorni da Siria e Iraq. Almeno trecento di loro, dicono gli investigatori, combattenti addestrati sarebbero tornati nei Balcani con facile accesso al resto d’Europa.

Ma la rivelazione più sconvolgente rispetto alla storia dei recenti conflitti nel Balcani e della dissoluzione della ex Jugoslavia, viene da un rapporto segreto del BND, i servizi di sicurezza tedeschi, reso noto da “Wikileaks” e rilanciato da Italintermedia. Ed Hashim Thaçi, neo eletto presidente del Kosovo, viene raccontato come boss di traffici di droga, di armi, nella tratta di esseri umani, mandante di omicidi, e legato al terrorismo islamico. Buffo (o peggio), che l’ambasciatore di Germania in Kosovo, Angelika Viets, i cui servizi segreti avevano denunciato quegli elementi sconvolgenti, il 26 febbraio si è congratulata con Thaci per la sua elezione a presidente. Lei e i suoi colleghi di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia.

L’autenticità del documento di 27 pagine è stata confermata indirettamente dallo stesso BND quando a “Wikileaks” era stato chiesto di rimuovere il documento dal proprio sito. Secondo i servizi di informazione di Berlino i capi della criminalità organizzata del Kosovo sarebbero Thaçi, il suo braccio destro Dzavit Halit -vicepresidente del Parlamento del Kosovo, e nella commissione per l’integrazione Europea- il suo sponsor finanziario Ekrem Lluka, e Ramush Haradinaj, ex premier ed ex inquisito del Tribunale internazionale dell’Aja per crimini di guerra nella ex Jugoslavia, che in passato fu con Thaçi uno dei capi dell’Esercito di liberazione del Kosovo, l’Uck.

Ma non è solo passato. La relazione afferma che “Il Kosovo rappresenta il centro della criminalità organizzata che controlla il crimine in tutta Europa”. Tre le zone di influenza, la ‘capitali’ criminali: Drenica, Dukadjini e la parte nord-orientale, controllate tutte da ex capi dell’UCK, legati ai politici albanesi che hanno influenza anche nel sud della Serbia e in Macedonia. Il gruppo di Drenica è guidato da Thaçi e collabora con le organizzazioni criminali in Albania, Macedonia, Bulgaria e Repubblica Ceca. Il gruppo avrebbe il pieno controllo dello “SHIK”, l’Agenzia di intelligence kosovara. Intrecci inestricabili tra crimine organizzato e servizi segreti deviati all’origine.

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