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domenica 8 Dicembre 2019

Le armi ucraine alla base della potenza militare dell’Isis?

Il giornalista Franco Fracassi affida al libro Isis – la storia non autorizzata una teoria tanto suggestiva, quanto inquietante, sull’ambiguo ruolo dell’Occidente nello sviluppo del Califfato. Che oggi controlla uno stato e pianifica attentati nel cuore dell’Europa

“Senza la guerra in Ucraina l’Isis non sarebbe probabilmente diventata la potenza militare che è in questo momento”. Ne è convinto il giornalista freelance Franco Fracassi, tanto da affidare le sue tesi alle pagine di un libro che racconta la nascita del Califfato: Isis – la storia non autorizzata. In poco più di 110 pagine (prefazione del giornalista Giulietto Chiesa) l’autore – che ha deciso di distribuire il libro in proprio – espone una teoria tanto suggestiva, quanto inquietante, sull’ambiguo ruolo giocato da molti Paesi occidentali nello sviluppo della formazione terroristica. Che oggi controlla ormai uno stato e pianifica attentati nel cuore dell’Europa.

“Fino al 2014 l’Isis era ancora un gruppo terroristico minore e controllabile – racconta Fracassi a Remocontro – Improvvisamente avviene un salto di qualità dovuto a due fattori principali: primo, uomini in grado di combattere dal punto di vista militare; secondo, l’arrivo delle armi che hanno permesso all’Isis di trasformare questi uomini in un esercito in grado di conquistare uno stato”.

L’addestramento degli uomini di al-Baghdadi, l’autoproclamatosi Califfo, è avvenuta sul campo, ovvero durante la guerra in Libia, spiega Fracassi. Mentre per quanto riguarda le armi, queste arriverebbero direttamente dall’Ucraina del dopo cambio di governo. “Quello che si sa – racconta ancora l’autore del libro – è che l’Isis ha partecipato con alcune formazioni alla guerra ucraina, durante la quale ha aiutato ad espugnare alcune delle città sede di industrie belliche pesanti e ad alta tecnologia. Alcune di queste industrie sono poi state acquistate dal fratello del capo dei servizi segreti sauditi”.

Da qui in avanti molti indizi portano il giornalista a ritenere che significativi carichi di quelle armi siano finiti al confine tra Siria, Turchia e Iraq. Proprio i territori controllati dall’Isis. Poi un’escalation di attacchi, azioni militari con l’obbiettivo di conquistare vaste porzioni di territorio e importanti pozzi petroliferi: vera fonte di sostentamento del gruppo terroristico. Ma chi compra il loro petrolio permettendogli così di rafforzarsi economicamente e militarmente?

Un libro, quello di Fracassi, costruito mettendo assieme testimonianze dirette, documenti e articoli di cronaca pubblicati in questi anni su molti dei principali quotidiani internazionali. La narrazione si svolge unendo i puntini di un quadro già ampiamente raccontato, come nel più noto gioco della Settimana enigmistica. “I grandi media avrebbero potuto facilmente tirare le somme di questa storia – insiste l’autore – i cui indizi erano noti da tempo e che sono stati sottovalutati per lasciare spazio alla più suggestiva e facile retorica della violenza dei taglia gole”.

Dietro lo sviluppo dell’Isis, conclude Franco Fracassi, si intravede l’azione – in chiave anti Assad, almeno all’inizio – di alcuni tra i principali attori della scena politica internazionale. Poi tutto è sfuggito di mano nell’intreccio di interessi diversi e non sempre convergenti? Fatto sta che oggi lo Stato Islamico è forte e minaccia anche la serenità e la sicurezza degli europei in casa propria.

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