I governi della Libia e le forze in campo oltre l’Isis spauracchio

Libia pasticcio istituzionale e campo di battaglia di molte più guerre di quante appaiono. Tre governi, due parlamenti, infiniti eserciti, diffusi gruppi terroristi e criminali, un bel po’ di gas e petrolio, una quantità di interessi internazionali inconfessabili, e una unità nazionale che di fatto non esiste.

Alla fine il governo di Tripoli, uno dei tre, cede il passo a quello di unità nazionale di Fayez al Sarraj. Resta il nodo Tobruk. Quel Parlamento ha respinto le sanzioni Onu contro il presidente dell’Assemblea che non ha dato luce verde al governo Sarraj, sostenendo l’esecutivo di Abdullah al-Thinni. Intanto, è corsa alla riapertura delle ambasciate a Tripoli. Ma cosa bolle in pentola nella Libia vera, oltre le finzioni diplomatiche?

Una guerra che in Italia non vuole nessuno. Maggioranza bulgara dal sondaggio condotto da Ixè per Agorà, trasmissione di Raitre, sul gradimento di un intervento militare italiano in Libia. L’81% del campione si dice contrario, a fronte di un 14% favorevole e di un 5% che non si pronuncia.

Ma quanti protagonisti ci sono nel caos Libia?

1. Il premier del governo di Tripoli, di matrice islamista -Fajr Libya, l’Alba della Libia- Khalifa al-Ghwell, ora fuggito a Misurata, che accusa al-Sarraj di illegittimità perché imposto dall’esterno e nega il sostegno per il passaggio dei poteri. Dalla sua parte le milizie filo-islamiche di Fair Libya, accusate di riceve armi e approvvigionamenti dal Qatar, che si dichiarano pronte a difendere il governo di Tripoli.

2. Il governo di Tobruk è pronto a dar vita a un Concilio militare guidato da Khalifa Haftar, alternativo al “governo Onu” di Sarraj, a cui manca il placet dei parlamentari della Cirenaica.
Parlamento e governo di Tobruk, siano a poco tempo fa, i soli interlocutori riconosciuti dalla comunità internazionale. L’Egitto da tempo supporta anche militarmente il governo di Tobruk e Haftar, anche grazie ad altri tre protagonisti.

3. L’Egitto ma non solo, come appare chiaro dalle dichiarazioni del ministro della difesa israeliana. Moshe Ya’alon, alla conferenza annuale dell“American Israel Public Affairs Committee”, spiega che Israele aveva voluto il rovesciamento del presidente islamico Morsi con l’esercito, i servizi segreti egiziani e del Golfo e facilitato l’ascesa di al-Sisi. Israele continuerà a sostenere i regimi militari arabi, e in particolare l’Egitto.

4. Altro protagonista è l’Arabia Saudita che, dopo 8 miliardi di dollari per investimenti nei prossimi 5 anni è impegnata a fornire al Cairo il greggio per i prossimi 5 anni. A marzo un altro miliardo e mezzo di dollari per sostenere progetti di sviluppo nel Sinai. L’Egitto ricambia con l’appoggio militare nella guerra contro lo Yemen, la lotta ai movimenti islamici legati ai Fratelli Musulmani e alla Striscia di Gaza governata da Hamas

5. Più nascoste ma molto attive le forze speciali di paesi occidentali che ci sono ma non lo dicono. La Gran Bretagna, che da mesi in Libia svolge operazioni militari contro Deish avvalendosi delle Forze Speciali, SAS. La Francia avrebbe dislocato da mesi forze sul terreno per supportare anche con raid aerei Hafthar Khalifa a Benghasi. Azioni di forze speciali Usa segnalate recentemente e scontate presenze Aise con forze speciali.

La possibile prossima guerra
Oltre alla minaccia Isis-Daesh, permangono le condizioni che nel 2011 scatenarono la guerra contro la Libia vestita da guerra civile: le mani sulle risorse energetiche, evitare una Banca centrale africana alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, oltre a una valuta africana contro il “Franc Colonies Francoises d’Afrique”, oggi truccato in “Change Franc Pacifique”, ancora utilizzato da 14 Paesi africani ex colonie francesi.

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