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giovedì 5 Dicembre 2019

Panama Papers, i soldi segreti dei potenti del mondo. Sputtanamento planetario

Panama Papers, 11 milioni di documenti svelano il paradiso fiscale dei potenti del mondo. Amici vicini a Putin e a Cameron nei file segreti trafugati da una talpa dello studio legale Mossack Fonseca. Italiani come Luca di Montezemolo. L’inchiesta di più giornali svela le strade battute dalle fortune dei ricchi di tutto il mondo

La più grande fuga di notizie di sempre, 1.500 volte la dimensione dei file svelati da Wikileaks. Ben 11 milioni di documenti, quelli che saranno d’ora in avanti i «Panama Papers», ottenuti da un informatore segreto dello studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, che ha gestito e gestisce le fortune offshore dei grandi del mondo. Un nuovo caso Wikileaks, peggio del caso Wikileaks perché tocca e scandalizza tutti noi, gente comune. Al centro delle rivelazioni e dello scandalo il mondo politico e finanziario ma non solo.

Informazioni di una gigantesca massa di denaro che sarebbe stata dirottata da studi legali internazionali e banche verso paradisi fiscali per conto di criminali, leader politici e funzionari d’intelligence. Lo denunciano milioni di documenti fatti trapelare sui media internazionali. Fra i beneficiari di questi schemi vi sarebbero persone indicate come vicine al presidente russo Vladimir Putin, familiari del leader cinese Xi Jinping, del presidente ucraino Poroshenko, del re saudita, dei premier di Islanda e Pakistan.

Nella lunga lista di nomi coinvolti nello scandalo dei paradisi off-shore rivelato dai ‘Panama Papers’ ci sono parenti e persone vicine al presidente siriano Bashar Al Assad, ma anche il defunto Muammar Gheddafi e l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Lo riporta la Bbc. L’elenco continua ad allungarsi di ora in ora. La Gran Bretagna, scrive il Guardian, può schierare il suo premier David Cameron. La Francia ha il suo campione: Michel Platini, come rivela Le Monde. La Spagna cala i suoi assi: il regista Pedro Almodovar e Pilar di Borbone, sorella del re Juan Carlos.

Gli italiani sono almeno 800. E tra questi il presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo al momento il nome più noto e significativo al vertice della ‘delegazione tricolore’, ma le rivelazioni continuano e dovremo aspettarci altre sorprese, considerando i livelli dei nomi coinvolti in altri Paesi. Un elenco di clienti che nel portafogli di Mossack Fonseca comprende decine di migliaia di nomi, cittadini di 200 Paesi diversi, almeno 72 capi o ex capi di Stato e ancora politici, uomini di spettacolo, imprenditori, sportivi.

Uno studio legale non molto noto, “Mossack Fonseca”, ma con sedi a Miami, Hong Kong, Zurigo e 35 altre città chiave della finanza. Documenti passati al tedesco Suddeutsche Zeitung e condivisi con un pool di reporter investigativi di vari media fra cui i britannici Guardian e Bbc. Per l’Italia l’esclusiva è de L’Espresso. Ogni giornale seleziona i suoi bersagli sulla base di valutazioni politico giornalistiche o di curiosità nazionali. Primo ricasco strategico, Putin, coinvolto indirettamente attraverso la figura di Sergei Roldugin indicato dal Guardian fra i migliori amici del presidente russo e padrino di una delle sue figlie.

Altri media coinvolti nella rivelazione di questi leaks allargano il campo delle personalità al centro dei sospetti. Haaretz, israeliano, oltre a soffermarsi su businessman e personaggi pubblici israeliani, cita aziende che secondo le carte dello scandalo farebbero riferimento ai capi di governo di Islanda e Pakistan. Da altre pubblicazioni, le somme sottratte al fisco da familiari di Xi Jinping, dal re dell’Arabia Saudita o da suoi figli, dalla famiglia del presidente ucraino Poroshenko, assieme a signori della droga e organizzazioni definite terroristiche.

Ora molti ricchi e potenti del mondo tremano, o almeno temono. La mission dello studio legale di Fonseca? Aiutare i suoi prestigiosi clienti a evadere le tasse, riciclando denaro e facendo confluire i soldi di capi di Stato e miliardari nei paradisi fiscali. L’informatore ha iniziato nel 2015 a far uscire il materiale, destinazione la Suddeutsche Zeitung che li ha quindi condivisi con i 107 giornali di oltre 70 paesi che fanno parte dell’International Consortium of Investigative Journalists (Icij). Vie del riciclaggio infinite. Un labirinto di oltre 200mila società, fondazioni, trust con sede in 21 paradisi fiscali sparsi per il mondo, dai Caraibi ai mini Stati del Pacifico, da Cipro fino al deserto del Nevada, negli Stati Uniti.

Ecco quindi che Mossack Fonseca replica alle rivelazioni dei Panama Papers, affermando di aver sempre rispettato i protocolli internazionali per essere certi che le società da esso messe in piedi non fossero usate per evasione fiscale, riciclaggio, finanziamento del terrorismo o altre attività illecite. Citato dalla Bbc, lo studio legale esprime rincrescimento per eventuali abusi fatti utilizzando i suoi servizi e aggiunge: “Per 40 anni Mossack Fonseca ha operato in maniera irreprensibile nel nostro paese e in altre giurisdizioni dove siamo attivi. La nostra società non è mai stata accusata o incriminata per legami con attività criminali”.

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