• 27 Febbraio 2020

Petrolio scivoloso per il governo. Trivelle e referendum

Brutto incidente per il governo, il caso Guidi, anche se un po’ se lo sono cercato per eccesso di decisionismo e sicumera. «Telefonata inopportuna, norma sacrosanta, l’Italia cambia», sostiene Renzi. Ma per l’opposizione ci sarebbero altri emendamenti ad personam, e puntano sulla ministra Boschi. Per il fronte del sì al referendum, il Pd della segreteria Renzi sarebbe ostaggio della lobby energetica.

Con garbata malizia Il Manifesto fa finta di chiederci, «Quale governo affiderebbe il ministero della salute a un industriale farmaceutico?». Ricordandoci subito dopo che il governo Renzi ha consegnato il ministero dello Sviluppo economico alla rampolla della famiglia Guidi, industriale modenese legato alle commesse di numerose compagnie pubbliche come Enel, Poste, Ferrovie. Conflitto di interessi scontato.

Poi la questione ‘tecnica’. L’inchiesta della procura di Potenza che vede tra gli indagati Gianluca Gemelli, il compagno dell’ormai ex ministra Guidi, è divisa in due filoni. L’impianto Eni di Viggiano e gli scarichi truccati di sostanze pericolose. Poi, l’autorizzazione del giacimento Tempa Rossa della Total. Tra gli indagati Gemelli, accusato di ‘vendere’ l’influenza della compagna ministro per ottenere vantaggi.

Ora, mentre la magistratura lavora, la politica si interroga. Il conflitto di interessi, gli affari ben noti della famiglia Guidi, non è la conseguenza di un comportamento scorretto dell’ex ministra Federica quanto un dato di fatto tanti evidente quanto precedente. Il problema è quindi quello della scelta del presidente del consiglio che, sulla questione del rapporto tra affari e politica sembra non particolarmente attento.

Una ministra nata male e finita peggio, lapida Norma Rangieri su il Manifesto. Questione morale e conflitto di interessi che portano ovviamente a collegare la questione Guidi alla clamorosa vicenda bancaria che ha coinvolto la ministra Boschi, il cui nome entra in queste intercettazioni sul caso Guidi. Ma ulteriori coinvolgimenti ministeriali questa volta porterebbero veramente il governo verso la crisi.

Il problema di questo scandalo legato al mondo delle trivellazioni petrolifere è che arriva mentre è in corso una campagna referendaria contro le stesse trivellazioni. Avviene quando il presidente del Consiglio e segretario Pd, schiera il governo e partito a favore dell’astensione per far fallire il referendum. Contro l’opinione di parte del Pd, contro molte regioni promotrici del referendum, e il dovere civico di partecipazione.

Troppi comportamenti che di autorizzano così i peggiori sospetti su rapporti tra lobby petrolifera e Palazzo Chigi. Replica governativa: la novità dei ministri che si dimettono alla prima telefonata «inopportuna», non come prima che restavano incollati alla poltrona. Ma l’inchiesta di Potenza non si ferma qui. Procede sulla base di un’ipotesi criminale che in Italia è esplodente: il cosiddetto «traffico di influenze».

Scambi di favori tra lobbismo e sottobosco del potere, zona d’ombra tra lecito e illecito spesso indefinibile. E la magistratura torna così protagonista. Con quanto equilibrio e terzietà, si chiedono a Palazzo Chigi. Il sospetto rovesciato riguarda le vicende di Banca Etruria, per è risulta indagato Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena. E l’inchiesta genovese che riguarda Tiziano Renzi, babbo del premier, da due anni sulla graticola.

rem

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