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domenica 17 20 Novembre19

Siria, vittoria russa, sconfitta occidentale. Da Palmira a Raqqa

Siria, Assad: dopo Palmira l’esercito siriano punta alla riconquista di Deir ez-Zor e Raqqa. Il presidente siriano rilancia se stesso sulla scia delle vittorie militari rese possibili dalla Russia, e sui molti ripensamenti occidentali nei confronti dei suoi oppositori.

Dopo la liberazione di Palmira, l’esercito siriano dovrebbe avanzare verso Deir ez-Zor e pianificare un’offensiva su Raqqa, la ‘capitale’ Isis in Siria. Lo ha dichiarato lo stesso presidente Bashar Assad in un’intervista con Sputnik. «Dopo la liberazione di Palmira, dobbiamo passare alle regioni confinanti che portano nelle zone orientali del paese, come Deir ez-Zor. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di lavorare in direzione di Raqqa, la roccaforte principale dello Stato islamico». Primo imperativo, combattere il terrorismo, dice Assad, poi c’è il processo politico.  “Interesse privato in atti d’ufficio”, il suo, ma valutazione condivisa da molti nel mondo.

Analisi Difesa, su Palmira osserva come l’Occidente si sia stracciato le vesti per le antiche reliquie profanate ma non ha fatto nulla per fermare lo scempio. Neppure una bomba della Coalizione ha colpito l’Isis in questo settore per non aiutare le truppe di Bashar Assad che hanno liberato la città dopo un’offensiva che in tre settimane è costa la vita, secondo alcune stime, a 400 miliziani del Califfato e 180 soldati governativi e loro alleati Hezbollah libanesi. La vittoria di siriani e russi a Palmira celebrata a Mosca, Teheran e Damasco, ha anche un importante valore militare e costringerà il Califfato a barricarsi nelle sue ultime roccaforti a Raqqa e Deir ez-Zor

Poi il collega e amico Alberto Negri su Ilsole24ore che lancia con coraggio la domanda chiave: «Cosa sarebbe accaduto se Putin non fosse intervenuto a fianco di Assad?». Ma non solo, «Cosa sarebbe successo se nel settembre 2013 Stati Uniti e Francia avessero “punito” Damasco? Bashar Assad stava per fare la fine di Gheddafi?». Noi occidentali -ci viene ricordato- eravamo saldamente dall’altra parte sostenendo un’improbabile opposizione “moderata” con Francia e Stati Uniti che in realtà avevano dato via libera alla Turchia per far affluire migliaia di combattenti destinati ad abbattere il regime alawita, alleato dell’Iran e nemico dei sunniti.

Questione aperta da Negri e da molti altri analisti attenti, la contraddizione interna alla cosiddetta coalizione dei “volenterosi” messa in piedi dagli Stati Uniti con Paesi sostenitori di ideologie vicine ai jihadisti. Arabia saudita, petromonarchie del Golgo e Paesi sunniti in genere. Dov’è finita l’offensiva contro Mosul, annunciata da un anno? Gli occidentali i loro media hanno esaltato la resistenza curda di Kobane ma si distraggono e non dicono una parola sulla Turchia, stato dispotico all’interno della Nato, utile per tenersi in casa i profughi siriani, con Ankara che contemporaneamente tiene fuori i curdi siriani dai negoziati di Ginevra.

Il successo della trattativa non è garantito, sostiene Bernard Guetta su Internazionale, certamente non tifoso di Assad, «Ma resta il fatto che la sconfitta inflitta all’Is è una sorta di premonizione dei risultati che il compromesso permetterebbe di raggiungere, anche perché l’opposizione non ha approfittato dell’offensiva del regime a Palmira per cercare di migliorare la propria situazione militare. Non muovendosi, l’opposizione ha sostanzialmente spalleggiato l’offensiva contro il gruppo Stato islamico, che prima di tutto rappresenta una vittoria politica della Russia, una Russia che si riavvicina sempre più agli Stati Uniti, da pari a pari».

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